70enne massacrato a cazzotti in strada. Slogan sulla «remigrazione» e volto fracassato
Un focolaio d’odio etnico-religioso pronto a divampare al primo pretesto, alimentato dalle parole d’ordine della retorica sovranista e sfociato in una vera e propria aggressione da squadristi.
Accade lungo le strade di Centocelle, storico quartiere del quadrante est capitolino caratterizzato da un forte tessuto sociale multiculturale, dove un anziano di settant’anni è stato picchiato con ferocia inaudita sulla pubblica via per il solo fatto di esprimersi nella propria lingua madre al cellulare.
La drammatica sequenza si è verificata attorno alle 22 dello scorso 25 settembre nei pressi di via dei Licheni. La vittima, un cittadino italiano di nascita marocchina da decenni residente nella Capitale, stava camminando lungo il marciapiede conversando al telefono quando è stato avvicinato da un uomo che lo ha provocato a bruciapelo: «Parla a bassa voce, musulmano di m****».
L’agguato a freddo e i deliri sulla «remigrazione»
Prima ancora che il settantenne potesse comprendere la gravità della situazione o tentare di allontanarsi, un secondo individuo – un giovane sbucato dal buio – gli si è parato davanti a freddo, scaricandogli contro una raffica rabbiosa di pugni chiusi dritti al volto. Un raid violento accompagnato da precise urla xenofobe: «Marocchino di m****, te ne devi andare da qui: remigrazione!».
Sotto i colpi sferrati a bruciapelo, l’anziano è stramazzato al suolo in una chiazza di sangue, mentre l’aggressore si dava alla fuga tra le viuzze limitrofe. Soccorso dai residenti richiamati dalle grida e trasportato d’urgenza dalle ambulanze del 118 al pronto soccorso del Policlinico di Tor Vergata, l’uomo è stato ricoverato con lesioni facciali gravissime.
La diagnosi dei medici non lascia dubbi sulla violenza dell’impatto: trenta giorni di prognosi per la lesione delle ossa nasali, la frattura della parete mascellare e la lesione composta dell’orbita oculare sinistra.
Comunità Islamica in allarme: «Inutile girarsi dall’altra parte»
Sull’episodio stanno ora indagando le forze dell’ordine per risalire all’identità dei responsabili, mentre nelle periferie del Municipio V monta la protesta delle realtà associative della comunità musulmana romana.
«Siamo sconvolti per la ferocia di questa aggressione e per il clima malsano che si sta consolidando in città – dichiara senza mezzi termini Ahmed Vall, alla guida della Comunità Islamica di Roma –. Chi ha agito ha deliberatamente sfoggiato slogan legati alla ‘remigrazione’, devastando il volto di un settantenne unicamente per la sua identità religiosa e le sue origini. Purtroppo non si tratta di un episodio isolato: stiamo raccogliendo denunce analoghe in differenti quadranti cittadini».
Un j’accuse ripreso con forza anche da Francesco Tieri, portavoce dell’associazione Muro27 – Musulmani per Roma: «Proprio nei giorni in cui nel Municipio V divampava il dibattito su una mozione contro l’islamofobia, assistiamo al primo drammatico atto di violenza fisica dettato da un netto odio anti-musulmano. Le istituzioni romane non possono più permettersi di sottovalutare questi segnali di deriva sociale».
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