sulle ceppaie spuntano i cartelli per le nuove piante
Quasi trentamila alberi mandati al macero in quattro anni, centinaia di crolli improvvisi che hanno sfiorato la tragedia su strade e marciapiedi e, ora che il mandato volge al termine, una pioggia di cartelli promozionali conficcati proprio nelle ceppaie vuote della Capitale.
La gestione del verde pubblico a Roma si trasforma nell’ennesimo terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione, con il centrodestra che accusa la giunta di Roberto Gualtieri di aver allestito una costosa operazione di maquillage d’immagine a ridosso delle prossime consultazioni elettorali.
I numeri contabili dell’ecatombe arborea sono messi nero su bianco nel Bilancio Arboreo di Roma Capitale: nel quadriennio compreso tra novembre 2021 e dicembre 2025, le motoseghe comunali hanno effettuato ben 29.136 abbattimenti, a cui si sommano 706 schianti spontanei per incuria o eventi meteo avversi.
La mossa dei cartelli in legno: «Spot elettorale sulle ceppaie»
A far riesplodere le polemiche è la comparsa capillare, in tutti e quindici i municipi romani, di centinaia di tavole in legno piantate dai servizi manutentivi nei crateri lasciati dai pini e dai platani tagliati. Sopra, una scritta istituzionale che recita: “Questo spazio è pronto per una nuova pianta. Sarà messa a dimora tra ottobre e marzo”.
Un’iniziativa di comunicazione che l’opposizione bolla come vera e propria propaganda a spese dei contribuenti. «Guarda caso, proprio a pochissimi mesi dal voto, il Campidoglio riscopre l’amore per il verde e riempie i marciapiedi di cartelli in legno – attacca il capogruppo di Fratelli d’Italia in Municipio III, Manuel Bartolomeo –. L’installazione di questi manufatti, piantati sui cigli stradali e in prossimità di marciapiedi già dissestati, è stata eseguita nel pieno rispetto delle norme di sicurezza stradale? Ma soprattutto: quanto sono costati complessivamente questi cartelli alle tasche dei cittadini romani?».
Interrogazione sui costi: «Ci dicano ditta, determine e cifre»
Il centrodestra annuncia una raffica di accessi agli atti in Campidoglio ed in sede municipale per fare luce sull’intera filiera della campagna comunicativa.
L’obiettivo è spulciare delibere, affidamenti diretti o bandi di gara per capire quali aziende abbiano incassato le risorse pubbliche per la realizzazione e la posa del materiale pubblicitario.
«Quanti cartelli sono stati distribuiti su tutto il territorio capitolino? Qual è la determina dirigenziale che ne ha autorizzato l’acquisto e qual è la ditta esecutrice? – incalza Bartolomeo –. È stato davvero indispensabile sprecare denaro pubblico per annunciare le piantumazioni con i cartelli, oppure si tratta soltanto di un’operazione d’immagine per nascondere il disastro di quattro anni di mancata manutenzione? Il verde non è uno slogan elettorale. Serve trasparenza sui costi e alberi veri, curati e irrigati nel tempo, non cartelli per raccogliere voti».
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