Abruzzo

143 in un anno, maltrattamenti in famiglia il reato più diffuso

Nel 2025 in Abruzzo sono stati 143 i minori vittime di reato, con un’incidenza dello 0,08% sulla popolazione minorile regionale: un dato che segna un aumento del 22,2% rispetto all’anno precedente, in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, che si ferma a +1%. Tra le vittime di crimini sessuali, tre su quattro sono femmine, mentre i maltrattamenti in famiglia rappresentano il reato più diffuso.

A dirlo sono i dati, elaborati dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale polizia criminale, resi noti dalla Fondazione Terre des Hommes e pubblicati all’interno del Dossier indifesa “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” 2026, presentato nella sede dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) in vista della Giornata internazionale delle bambine (11 ottobre).  

I reati commessi a danno di minori in Italia nel 2025 segnano un nuovo record: 7.272 vittime. Se la crescita rispetto all’anno precedente è contenuta – 68 vittime in più, circa l’1% – al contrario la tendenza negli ultimi 10 anni è in netta crescita, con un aumento del 43% dal 2015. In termini assoluti si tratta di 2.192 vittime in più.

In linea con la tendenza nazionale è la prevalenza femminile delle vittime: in Abruzzo il 60,1% sono femmine. Bambine e ragazze raggiungono addirittura il 75% (3 su 4) se si guardano le vittime dei crimini sessuali. In tutto, tra maschi e femmine, tali crimini hanno coinvolto 52 vittime, più di un terzo del totale regionale (36,4%). La fattispecie di reato a danno di minore più diffusa in Italia resta quella dei maltrattamenti in famiglia: è così anche in Abruzzo dove il reato conta 59 vittime, il 41,3% del totale.

Seguono in Italia la violenza sessuale (881 vittime) e la violenza sessuale aggravata (664), che insieme raggiungono le 1.545 vittime. Il terzo reato con più vittime è l’abbandono di persone minori o incapaci, con 637. Insieme, queste voci raccolgono 5.190 vittime: il 71,4% del totale. Il peso dei maltrattamenti, delle violenze sessuali e dell’abbandono è quindi centrale nella lettura del quadro complessivo.

i dati in Abruzzo 2024-2025

 

“I dati del Dossier indifesa 2026 ci restituiscono una fotografia nitida e drammatica: la prevenzione e il contrasto alla violenza sui minori non possono prescindere dalla centralità dei territori. I Comuni rappresentano il primo presidio istituzionale e più prossimo alla vita quotidiana di bambini, bambine e famiglie. È proprio nelle comunità locali — nelle scuole, nei servizi sociali, negli spazi aggregativi e sportivi — che si gioca la partita decisiva per l’emersione precoce dei segnali di disagio e per la costruzione di una rete di protezione solida e capillare. Il protocollo d’intesa tra Anci e Terre des Hommes, al quale stiamo lavorando, nasce da questa visione: unire le forze e mettere a sistema competenze, risorse e buone pratiche territoriali per garantire protezione e tutela a bambini e ragazzi” dichiara Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente Anci.

Per il prefetto Raffaele Grassi, vice capo della polizia, direttore centrale della polizia criminale: “L’attivazione di tavoli di lavoro territoriali, dove si fondono le rispettive esperienze e competenze credo sia il percorso corretto per condividere comuni piani di intervento che possano fare sistema. L’argomento è inserito all’ordine del giorno sui tavoli di tutte le Prefetture italiane per la definizione delle migliori strategie di prevenzione e contrasto con il coinvolgimento, così, oltre che delle Forze di polizia, anche di tutti gli attori istituzionali locali. È questo il percorso che stiamo sostenendo”.

“Di fronte a questi numeri – aggiunge Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia – il lavoro di organizzazioni come la nostra non può limitarsi alla denuncia e all’indignazione. Ci interessa lavorare, insieme ai cittadini, alla società civile, alle forze dell’ordine e alle istituzioni a costruire una strategia nazionale stabile, finanziata e misurabile, capace di tenere insieme prevenzione, emersione precoce, protezione e presa in carico oltre che l’indispensabile lavoro di repressione. Dobbiamo, in particolare, investire sulla prevenzione a partire dalla scuola e dai luoghi frequentati dai minorenni, sostenere concretamente le famiglie e rafforzare i servizi territoriali, rendere il web uno spazio più sicuro. Il protocollo al quale stiamo lavorando crediamo sia un passo fondamentale per rimettere al centro della strategia di intervento le persone, a partire dai territori che le rappresentano”.


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