Cultura

Will Glaser – Music Of The Terrazoku : Ethnographic Recordings From An Imagined Future: Jazz per reimmaginare il futuro :: Le Recensioni di OndaRock

Progetto monumentale per il batterista jazz inglese Will Glaser: un doppio album che esplora gran parte dell’avanguardia musicale dal novecento a oggi, un mosaico sonoro dove free-jazz, ambient-music, industrial, musica etnica e avant-rock si frammentano e si fondono per creare nuove ipotesi e suggestioni creative per una potenziale musica del futuro.

Presentato in una raffinata confezione che include due cassette, una rosa e una azzurra, con copertine disegnate da Djoïna Amrani, “Music Of The Terrazoku: Ethnographic Recordings From An Imagined Future” è un progetto ambizioso ma riuscito, grazie anche alla scelta dell’autore di coinvolgere musicisti di spessore che diventano autentici protagonisti – e non comprimari – dei futuristici paesaggi sonori creati da Glaser.
Apocalittico, plumbeo, eppure eclettico e dinamico, il nuovo album di Will Glaser è simile al monolito di “2001 Odissea Nello Spazio”: l’approccio è volutamente esplorativo, gli strumenti hanno connotazioni sonore primitive. Ronzii, ritmiche metalliche, ambientazioni cupe post-devastazione, suoni naturali dai toni minacciosi: tutto questo accade nei primi sei minuti e quarantaquattro secondi di “Then It Wasn’t”.

Il seguito è un susseguirsi di immagini sonore tanto forti quanto evanescenti. In “Sunshower” pattern elettronici fanno da sfondo a pulsanti note di basso simili a un canto (la sempre pregevole Ruth Goller), la chitarra di Tara Cunningham (ultimo acquisto dei Modern Nature) offre una dimensione terrena alle geometrie in stile gamelan di “Illusion Of Abundance”, mentre Alex Bonney intercetta con il suo flauto il duello di percussioni architettato da Jem Doulton (Thurston Moore Group) e da Glaser in “Theft”. Tutto questo prima che il canto annunci la presenza dell’uomo con il grido di Ed Dudley in “There’ Shit In The River” e infine con la poetica declamazione di versi di Lauren Kinsella adagiata sugli accordi di violincello di Kirke Gross in “Dedicated To All Living Beings Who Suffer”.

A cornice di questa pregevole narrazione sonora, Will Glaser inserisce raccordi narrativi egualmente pregnanti (“Only The Rain”, “Only The Wind”), gettando i primi semi di una possibile reinvenzione che nasce dal caos (“Wrath”) e trova speranza nella natura (“When The Cloud Pass”, “Howl”. Non è casuale che in gran parte della seconda parte del disco il ritmo diventi più ossessivo e incalzante (“Bees”), al limite dell’evoluzione elettronica/industrial (“Pylon”).
Logica e immaginazione vanno di pari passo in “Music Of The Terrazoku: Ethnographic Recordings From An Imagined Future”, un disco decisamente non facile da elaborare in pochi ascolti, ma diversamente da molta musica sperimentale contemporanea, stimolante e raramente speculativa.

02/12/2025




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »