Umbria

Volley, la Sir Sicoma Monini Perugia sale per la terza volta sul tetto del mondo


“Campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo”. Avevamo sentito pronunciare questa frase da un noto telecronista l’11 luglio del 1982 in occasione del successo della nazionale italiana di calcio ai mondiali di Spagna, ma tutto ciò si addice perfettamente alla Sir Sicoma Monini Perugia.

La squadra del presidente Gino Sirci e del coach Angelo Lorenzetti ha chiuso poco fa un magnifico cerchio nell’arco di tre stagioni: dopo lo scudetto, giunto nel 2023/24 e la Champions, conquistata nel 2024/25, finisce nella bacheca bianconera anche il Mondiale per Club, alzato per la terza volta da capitan Simone Giannelli.

E quella di Belem è sicuramente la più importante delle precedenti in quanto i Block Devils, a differenza delle precedenti circostanze, sono arrivati a questo appuntamento da vincitori del massimo trofeo continentale.

Un trionfo nient’affatto scontato per la compagine perugina, che era partita per il Brasile con l’incognita legata alle condizioni fisiche di alcuni giocatori: Lorenzetti, per tutta la durata della competizione, non ha potuto schierare un certo Roberto Russo, ma ancora una volta è stata la forza di un gruppo straordinario ad avere la meglio.

Ed è stata una vittoria non scontata anche perché l’avversario, quell’Osaka Blueton che più di un problema era stato capace di creare nel corso della fase a gironi, era di quelli che incuteva timore: la Sir però questa volta ha concesso poco o nulla, soffrendo soltanto nel terzo set, vinto ai vantaggi dopo una rimonta incredibile. E il 3-0 con cui si è conclusa questa finale è giusto e meritato.

Si completa dunque il grande slam, ma c’è da scommettere che questa squadra e questo club nel suo complesso non sarà sazio e, dopo un breve “stacco”, penserà subito con la massima determinazione ai prossimi prestigiosi obbiettivi da perseguire.

Le cifre

Ancora una volta, nell’economia del risultato, è decisivo il muro, con i bianconeri che si impongono 9-4. Bene anche il servizio (3 aces vs 1), mentre Osaka ha tentato di reggere il confronto in ricezione (48 vs 37%) e attacco (58 vs 55%). Ma evidentemente non è bastato. 

Articolo in aggiornamento

 




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