Marche

«Voglio mettere un bomba a scuola». Allarme Interpol, intercettata una chat tra Italia e America ma è uno scherzo



PESARO – La minaccia di far saltare la scuola con una bomba. Il messaggio social viene preso molto seriamente dagli agenti dell’Interpol e l’allerta internazionale arriva fino alla provincia di Pesaro Urbino. Tutto è partito da un messaggio postato in una chat di una piattaforma online, dove uno studente prometteva di fare una strage nella sua scuola, mettendo una bomba. 

Il monitoraggio

L’organizzazione della polizia criminale internazionale, specializzata in terrorismo e cybercrimine, ha rintracciato il messaggio tramite degli alert di ricerca di parole specifiche e ha diramato l’allerta. La piattaforma utilizzata non è di uso comune, ma permette di creare stanze virtuali dove gli utenti parlano e comunicano con messaggi scritti e vocali. In questo caso le due sponde erano l’Italia e l’America, dove i due utenti, nascosti in profili non ben identificabili, parlavano. Chat che le polizie postali mondiali monitorano costantemente. La cosa andava presa sul serio e non c’era tempo da perdere. Tramite l’analisi dell’indirizzo Ip, si è scoperto che chi aveva scritto il messaggio risiede nella provincia di Pesaro Urbino. Si tratta di un codice numerico univoco che identifica un dispositivo connesso a Internet, con una funzione simile a quella di un indirizzo postale. In pratica è una sorta di Dna che permette di capire chi naviga, scrive e commenta sui social o sulle chat anche se il profilo è nascosto da un nikcname o da un nome falso. Gli investigatori della squadra mobile di Pesaro, su input dell’Interpol, hanno quindi avviato le verifiche e sono arrivati dritti a un minorenne, studente di una scuola media della provincia. Si tratta di un ragazzino nato in Italia, di seconda generazione. Dalle verifiche del caso, analisi e confronti, il cerchio era ben stretto tanto che il giovane ha ammesso.

Un minore di 14 anni

Ma fortunatamente, secondo gli accertamenti svolti, si trattava solo di uno sfogo di un giovane studente e che pensava di fare uno scherzo con l’altra persona con cui chattava dall’altra parte dell’oceano. Un messaggio che ha fatto saltare sulla sedia le forze di polizia internazionali. Il ragazzino ha meno di 14 anni e non è imputabile, ma l’episodio sottolinea come non si possano lanciare messaggi minatori su chat e social per poi ricondurre tutto a uno scherzo, soprattutto in una fase di conflitti internazionali molto delicata.




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