Liguria

Violentata a 12 anni da un amico di famiglia, il giudice: “Il racconto di Ghio è coerente e attendibile, ma il reato è prescritto”


Genova. Le accuse della consigliera comunale Francesca Ghio nei confronti dell’amico di famiglia che ne ha abusato per cinque anni “non potranno mai dar luogo all’esercizio dell’azione penale” perché il reato di violenza sessuale è inesorabilmente prescritto.

Lo scrive il giudice Matteo Buffoni nell’ordinanza di archiviazione per la vicenda diventata di pubblico dominio quando Ghio ha scelto di denunciare l’accaduto durante una seduta del consiglio comunale.La procura aveva aperto un’inchiesta, ma sulla base del mero calcolo dell’età della consigliera e del periodo in cui in base a quanto riportato dai giornali si erano verificate le violenza, aveva chiesto l’archiviazione. Lei però – tramite il suo avvocato – Michele Ispodamia – aveva fatto opposizione alla richiesta perché voleva che il nome del suo stupratore fosse messo nero su bianco e potesse nel caso essere utile per vicende analoghe.

Il gip: “Il racconto è dettagliato e riscontrato, ha fatto il nome del suo stupratore”

Quel nome nell’ordinanza di archiviazione non c’è e il giudice spiega che è proprio il codice di procedura penale a impedirgli di scriverlo proprio perché il fatto e prescritto. Il gip tuttavia nell’ordinanza chiarisce che quello di Ghio è “un racconto dettagliato e intrinsecamente coerente, potenzialmente munitodi solidi riscontri estrinseci” spiega, con riferimento alle confidenze “fatte ad alcune amiche” in quegli anni, quindi “in periodi non sospetti”.

Amiche che, anch’esse per la loro giovane età, non erano state in grado di suggerirle di andare a far denuncia. Nulla Ghio, che all’epoca in cui iniziarono le violenze aveva 12 anni, aveva invece detto alla madre “anche per non darle un dispiacere” aveva spiegato la consigliera nell’audizione, visto che appunto si trattava di una persona che frequentava la sua abitazione né al fratello.

Il giudice sottolinea come l’audizione sia stata “sofferta” nel ricordare quelle violenze durate finché ha compiuto 16 anni (“All’interno di questi anni le violenze erano diventate così tante che per me era un’unica lunga violenza – aveva spiegato Ghio al giudice – È diventato un pacchetto unico”).

Nessun nome nell’ordinanza di archiviazione perché i fatti sono prescritti

Di quell’uomo Ghio “ha fatto nome e cognome, fornendo elementi utili per la sua compiuta identificazione: professione, zone in cui sono collocati la sua abitazione e il suo luogo di lavoro”. Ma quei dati non potranno essere utilizzati appunto e per questo nemmeno restano scritti nell’ordinanza, ma solo nel verbale dell’udienza che si è tenuta a dicembre.




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