Emilia Romagna

vince Verstappen, Antonelli 2° e in fuga mondiale. Hamilton sul podio


Bentornata Sepang. Con la sua pioggia monsonica pronta a regalare colpi di scena, il tracciato malese – tornato a sorpresa nel calendario iridato per rilevare la tappa del Bahrain a causa dell’instabilità geopolitica in Medio Oriente – ha firmato un gran premio d’altri tempi. Nel bel mezzo del caos la spunta Max Verstappen, che rompe un digiuno lungo 301 giorni e centra la vittoria numero 72 in carriera, ma i riflettori e i calcoli iridati sono tutti dedicati ad Andrea Kimi Antonelli, sempre più vicino al sogno mondiale.

Un pomeriggio surreale, iniziato con oltre un’ora e mezza di ritardo: prima la pioggia battente, poi un misterioso blackout software che durante il giro di allineamento ha mandato in tilt diversi sistemi (tra cui quello della Ferrari di Lewis Hamilton), costringendo la Fia ad accurati controlli d’emergenza in griglia. Alla partenza scatta subito l’incrocio di strategie. Il poleman Verstappen e le due Mercedes di Russell e Antonelli scelgono la strada della prudenza partendo con gomma intermedia. Tra i tre è subito il giovanissimo talento bolognese a piazzare lo spunto migliore: Antonelli azzanna la staccata, svernicia l’olandese e s’invola al comando della corsa con una maturità da veterano. Kimi guida con straordinaria pulizia tra i rivoli d’acqua, imponendo il proprio ritmo e proteggendo le traiettorie insidiose di Sepang. Soltanto al 14° giro, con la pista che lentamente si va ad asciugare, dopo la safety car entrata in pista per l’uscita di pista della Cadillac di Bottas, la Red Bull di Verstappen riesce a far valere il miglior passo sulle gomme ormai usurate e a scavalcarlo.

Antonelli non perde la testa: si mette a ruota dell’olandese, gestisce la vettura con intelligenza e protegge un secondo posto preziosissimo dopo aver duellato anche con Russell, ancora ridimensionato in pista. Il punto di svolta per il campionato arriva però a cinque tornate dalla bandiera a scacchi: la Mercedes del compagno di box cede per un presunto guasto alla power unit, costringendo la direzione gara a chiamare la Safety Car. Il ritiro del britannico si trasforma in un assist dorato per il bolognese, che vola a +84 in classifica generale su Russell e mette un’ipoteca pesantissima sul titolo mondiale. “E’ il massimo risultato possibile, Max ha fatto un weekend super – ha detto il pilota della Mercedes -. Noi abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Abbiamo sofferto più del solito, ma è un buon 2° posto”.

Mentre davanti si consumavano i duelli per la leadership, alle loro spalle la Ferrari inscenava un romanzo di pura adrenalina. A Maranello avevano tentato la giocata ad altissimo rischio: una strategia “kamikaze” azzardando la partenza con gomme da asciutto con la pista ancora visibilmente bagnata. Il prezzo immediato è stato un crollo verticale nei primissimi metri e diverse posizioni perse.

Un errore tattico che avrebbe potuto stendere chiunque, ma non la Rossa e soprattutto non Hamilton. Nel finale, il sette volte iridato si è reso protagonista di una rimonta arrembante: a quattro giri dalla fine, alla ripartenza dalla Safety Car, Hamilton ha piazzato la staccata decisiva sulla Red Bull di Isack Hadjar, andandosi a prendere un podio da applausi. Alle sue spalle completa il recupero Charles Leclerc, 4° al traguardo, a dimostrazione che il passo della SF-26 c’era tutto, nonostante il peccato originale del via.


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