Vibo Valentia, strage di alberi secolari: la denuncia di Italia Nostra contro gli abbattimenti “per prudenza”
Un bilancio pesante, che parla di un patrimonio naturale urbano sistematicamente smantellato. La sezione locale di Italia Nostra, presieduta dall’avvocato Alessandro Caruso Frezza, lancia un duro atto d’accusa contro l’amministrazione comunale, mettendo in fila i numeri di quello che definisce un vero e proprio “sterminio” verde iniziato lo scorso novembre.
Il censimento degli abbattimenti: 34 esemplari perduti in pochi mesi
Secondo quanto riportato dall’associazione, il conteggio degli alberi abbattuti ha raggiunto cifre allarmanti:
“A Vibo Valentia, a partire dal 2 novembre 2024 a oggi, sono stati abbattuti per decisione dell’amministrazione comunale almeno 34 alberi, secolari o quasi. In ordine cronologico n. 1 cedro del Libano secolare in piazza Municipio, n. 5 pini secolari su viale Affaccio, n. 1 pino secolare su via Omero, n. 13 pini di circa 50 anni in piazza Salvemini (cioè piazzale Aldo Moro), n. 5 pini secolari in via Dante Alighieri, qualche settimana dopo ancora altri n. 3 pini secolari sulla stessa via, appena ieri, 13 febbraio, ancora un altro pino secolare su via Dante Alighieri ed appena oggi, 14 febbraio, n. 3 pini di almeno 70 anni su viale della Pace, nonché, ancora ieri, n. 1 albero di mimosa, non secolare ma comunque maestoso, dinanzi al tribunale nuovo di Vibo Valentia. Totale: abbattuti 34 alberi, quasi tutti secolari.”
La giustificazione del maltempo e il “caso” del ciclone Nils
L’amministrazione avrebbe giustificato gli ultimi interventi con l’ondata di maltempo, ma Italia Nostra contesta fermamente questa versione, parlando di inclinazioni storiche e non di pericoli immediati.
“La colpa del taglio di ieri e di oggi dei 4 pini, rispettivamente n. 1 su via Dante Alighieri e n. 3 su viale della Pace, è stata data a Nils, il ciclone Nils. Nulla sappiamo della mimosa dinanzi al nuovo tribunale di Vibo Valentia. Ma nessuno dei predetti pini e della predetta mimosa era caduto a terra, nonostante Nils e, prima ancora, nonostante Harry. Ma si è detto che ‘si erano inclinati’. Ma così lo erano da sempre: inclinati. Nessuna prova, infatti e ad oggi, che ci fossero stati segni di scalzamento o di ribaltamento della zolla radicale o di repentino aumento della inclinazione.”
L’associazione chiarisce che le mattonelle rialzate in via Dante Alighieri non sarebbero un segnale di cedimento recente, ma il “mero effetto dell’avere messo cemento e mattonelle fino al colletto del tronco dell’albero”. Lo stesso varrebbe per la mimosa: “nessun movimento della terra ed una inclinazione esistente da sempre, come mero adattamento della pianta alla direzione del vento, senza alcun pregiudizio per la sua stabilità.”
Abbattimenti per “mera prudenza”: il contrasto con le norme UE
Il punto centrale della polemica riguarda la legittimità di tali interventi sotto il profilo normativo e scientifico. Italia Nostra sottolinea come l’abbattimento dovrebbe essere l’ultima ratio, non la prima scelta.
“Trattasi quindi, quelli avvenuti ieri ed oggi, di abbattimenti ‘per prudenza’, per ‘mera prudenza’. Ma ‘l’abbattimento per mera prudenza’ è proprio quello che il Regolamento UE 2024/1999 vieta e quello che le metodiche scientifiche di controllo fitostatico pure non prescrivono. Ciò perché l’obiettivo è di salvare gli alberi maturi e non quello di tagliarli, mettendo, se necessario, in atto tutte le tecniche esistenti per rafforzarne la tenuta statica, prima che se ne decida per il taglio, perché il fine è quello di non ridurre la copertura arborea nelle città ma di aumentarla, per conservare tutti benefici che gli alberi apportano alla salute umana.”
Trasparenza assente e il rischio di estinzione del verde urbano
Oltre alla gestione tecnica, Italia Nostra punta il dito contro la mancanza di comunicazione da parte degli organi competenti:
“Nessun dato di corretta e completa valutazione fitostatica è mai stato reso conoscibile, spontaneamente, dalla dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune e dallo stesso Sindaco, pur questi firmatario di numerose ordinanze di abbattimento. Neanche l’assessore al verde urbano ha mai fatto sapere nulla di preciso e di puntuale al riguardo. Nello spazio destinato, per obbligo di legge, alle informazioni ambientali del sito ‘Amministrazione trasparente’ del Comune di Vibo Valentia non c’è mai nulla, dopo ogni abbattimento di albero.”
L’accusa si fa poi ironica e amara: “Eppure prima di Nils e di Harry, non vi era stato alcun altro ciclone. A meno che non si vogliano usare i nomi degli agronomi incaricati o della dirigente dell’Ufficio Tecnico o del Sindaco per dare il rispettiva nome a quei cicloni ‘silenziosi’, ma con taglio arboreo conseguenziale, che ci sono stati, uno per ognuno dei 34 alberi abbattuti. Ma non importa, adesso la colpa è solo di Nils!”
Un bilancio che supera i 50 esemplari
Il quadro si aggrava se si considerano anche gli interventi dei privati. “Se a ciò si aggiunga il taglio del bosco secolare di eucalipti (almeno 15 esemplari) di appena poche settimane fa, lungo la strada dell’ex cementificio fra Vibo Marina e Bivona, e, appena qualche mese prima, di un ficus secolare sul lungomare di Vibo Marina, tagli questi, tuttavia, operati da soggetti privati, si arriva a più di 50 alberi, quasi tutti secolari, tagliati in ambito urbano nell’arco di pochissimo tempo.”
La conclusione di Italia Nostra è un grido d’allarme per il futuro della città: “E così gli alberi secolari nella nostra città sono o saranno tutti in via di veloce estinzione. E si sprofonderà ancora più in fondo, nelle valutazioni delle città ‘più verdi’ d’Europa, perché Vibo sarà l’unica città d’Europa senza alcuna copertura arborea di alberi secolari.”
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