Viaggio nella storia della Calabria tra ossimori geografici e politici

Cammina nella memoria trasferendosi da uno spazio-tempo all’altro Giuseppe Caridi – già ordinario di Storia Moderna a Messina e presidente della Deputazione di storia patria per la Calabria – e lo fa con gli strumenti dello storico di professione che legge i fatti e i fenomeni iuxta propria principia ma a partire dalla complessità del proprio compito: leggere e documentare una «Storia della Calabria. Dall’Unità del Sud all’Unità d’Italia (secoli XI-XIX)» (Rubbettino).
Un titolo parlante con l’enfasi posta sulla parola «Unità», a indicare a chi legge la strada di questo cammino lungo nove secoli. Ma il volume di Caridi è anche il racconto di un territorio, la Calabria, con la sua geografia vasta e frantumata, una cultura spesso sfranta, una terra in continuo movimento eppure immobile, che per governanti e sudditi, dominatori e dominati, stranieri, forestieri e autoctoni è stata un sogno aggrovigliato. Un’immersione nella Storia, quella di Caridi, che da 50 anni si occupa delle vicende storiche della Calabria, di cui sono testimonianza i numerosi saggi e le tante monografie di produzione accademica integrati da altri contributi che confluiscono nel presente volume.
Nel lungo atlante spaziale e temporale della Calabria Caridi individua due date periodizzanti: da un lato la seconda metà del secolo XI, quando si giunse all’unificazione politica del Sud dopo l’arrivo dei Normanni, dall’altro il 1861, anno dell’Unità d’Italia, con la fine della monarchia borbonica. In mezzo ci stanno nove secoli di storia che al Sud vedono avvicendarsi Svevi e Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci fino al regno borbonico e alla sua deriva restauratrice che culmina nella spedizione di Garibaldi e nella proclamazione del Regno d’Italia. In mezzo ci stanno alleanze, rivolte e repressioni, aggregazioni territoriali e geografia di un sistema feudale onnipresente, e contemporaneamente incremento e declino demografico ed economico (il declino giunto all’acme durante la crisi del Seicento), rapporti agrari, patti consuetudinari e capitoli matrimoniali, dinamismo culturale e crisi delle istituzioni ecclesiastiche, ceti sociali e distribuzione fondiaria, epidemie e catastrofi, fenomeni socio-antropologici come il brigantaggio, la Calabria del 1799 e la spedizione sanfedista con la repressione dei repubblicani, il decennio francese e le riforme dei Napoleonidi. E infine, la seconda Restaurazione borbonica e i primi moti risorgimentali, in un’ «ansia libertaria» che affratella popolo e intellettuali, patrioti e carbonari, anni di resistenza (anch’essa frastagliata) che preludono all’Unità d’Italia.
Fatti che giungono spesso sotto forma di cifre e statistiche, numeri che raccontano di destini di popoli. Tutto documentato da Caridi con tavole che danno conto di tutte le zone in cui gli storici dividono la Calabria sotto il profilo geomorfologico e litologico, con i due versanti, ionico e tirrenico, le dorsali appenniniche e le specifiche condizioni topografiche derivanti da particolari caratteri fisici e geologici. La storia presenta sempre i conti delle occasioni perdute, come ricorda sempre Sergio Mattarella, e lo conferma questo interessante e documentato volume di Caridi che attraversa con la sua narrazione dinamica la complessità dell’atlante della Calabria, abitata da sempre da ossimori geografici, umani e geopolitici che hanno influito sulle genti e sulle loro esistenze, mentalità e comportamenti, conservazione e innovazione di costumi, nascita e declino delle tradizioni.
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