Via Bari, un’oasi serena e multiculturale – Bolzano
BOLZANO. Una tranquilla mattina in via Bari. Poco prima che suoni l’ultima campanella e decine di bambini e ragazzi si riversino sul marciapiede, i nonni vigili Michela Vitrani e Armando Barbieri si preparano in postazione all’incrocio con via Parma. Gruppi di pensionati si godono l’aperitivo, ognuno nel suo bar di fiducia. Sono cinque in tutto, affollati su una strada in cui le attività commerciali sopravvivono senza pestarsi i piedi a vicenda.In sottofondo si sente il cantiere della scuola: un nuovo polo culturale che trasformerà la zona. Chi abita lì spera nel compimento del «miracolo» dell’insegnamento bilingue.
«Sarebbe un progetto innovativo che metterebbe in risalto il quartiere», spiega Giuseppe Timpone. Carrozziere in pensione, vive in via Bari da trent’anni, e a Don Bosco da quando è nato. Ricorda con commozione il passato delle casette semirurali. «I giochi di noi ragazzi nei cortili, il verde». Ma non rimpiange un tempo perduto. «Via Bari è rimasta tranquilla. Tutti parlano di Don Bosco come un quartiere pericoloso, ci vivo da una vita e non ho mai avuto grossi problemi. Certo, è cambiato e cambierà ancora, ma l’atmosfera che sento oggi in via Bari è la stessa di una volta».Sarà la casetta semirurale rimasta come testimone? «Forse», sorride Timpone, intervistato mentre va a fare la spesa.
I bar
Al Renè, al civico 36, l’orario pre pranzo è spesso affollato. Sul muro sono appese le foto ricordo di quando il locale, aperto nel 1999, è diventato maggiorenne. Oggi sono 27 anni in cui è uno dei punti di riferimento di Don Bosco. Dietro al bancone Edmond Ndroqi, per tutti “Edi”, viene celebrato come una star. Ci racconta delle iniziative solidali in Etiopia. «Il 7 giugno faremo una grigliata per raccogliere i fondi», spiega. Progetti che porta avanti in ricordo dell’amico Severino Fauno. Poco distante c’è il bar “San Giorgio”, da oltre un decennio all’angolo tra via Bari e via Parma. Poi il “Nelly”, il “Katrin’s”, il bar “Da Giulia”. Una distesa di insegne con le grafiche di bicchieri, intervallate da un salone di parrucchiere, l’estetista, la toelettatura per cani, una sartoria, lavasecco…
«Qui il commercio funziona probabilmente per i prezzi e perché c’è molto giro di persone, famiglie, anziani», riflette Valentina Saverino, della gastronomia “Nonna Rita”. «Abbiamo aperto tre mesi fa e ci hanno accolto benissimo».«Ognuno ha il suo bar preferito e ci va senza fare un torto agli altri», aggiunge Nelly Lauric. Sei anni fa ha aperto il locale con il marito. «Abbiamo avuto un inizio difficile con il Covid – racconta – Poi la gente, anche nei quartieri, aveva tanta voglia di stare fuori e ci è andata bene. Adesso ho i clienti abituali che vengono anche da altre zone. Fanno attenzione ai prezzi, magari si fermano a un giro, però tornano sempre da noi».
Via multiculturale
Nelly Lauric è originaria della Moldavia, Edmond Ndroqi dell’Albania. Per strada mamme con il velo spingono i passeggini. Il bar San Giorgio da oltre quindici anni è gestito da una famiglia cinese. Al bancone che beve un caffè incontriamo il portoghese Jouan Arlindo Drumound. «Sono di Madeira, più precisamente dall’isola di Porto Santo. Mi sono trasferito qui 34 anni fa», racconta. Vive in viale Europa, ma frequenta da anni la vicina via Bari. «Confermo che è tranquilla – tante famiglie e belle persone – Mi piace soprattutto il fatto che ci siano tante culture diverse. Lo trovo un arricchimento».




