Vertenza Natuzzi, si riparte dal Ministero
Vertenza Natuzzi, sindacati e azienda riaprono le comunicazioni. Al momento la distanza resta. Dopo presidio e sciopero l’intesa sul metodo. Si torna 10 e 11 al Ministero
La riapertura di un dialogo dopo giorni di tensione e la condivisione di un metodo che ripartirà dal Mimit con i nuovi incontri del 10 e 11 di marzo. È questo sostanzialmente il risultato dell’incontro di ieri, lunedì 2 marzo 2026, a Roma sulla vertenza Natuzzi presso il Ministero del Made in Italy che ha fatto seguito ad una giornata di sciopero dei 1800 lavoratori del gruppo Natuzzi e ad un presidio in mattinata sotto la sede dello stesso Ministero di circa 350 lavoratori che hanno accompagnato le rappresentanze sindacali di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil presenti al tavolo di confronto.
NATUZZI, SI RIAPRE IL DIALOGO
Se il dialogo riprende è altrettanto vero che al momento la distanza tra le parti rimane e serviranno altri incontri per arrivare ad una soluzione positiva da tutti auspicata ma ancora lontana e con la stessa Natuzzi che chiede un’intesa per la metà di marzo per fare fronte alle necessità che ci sono visto anche il complicarsi della situazione internazionale. L’azienda ha ribadito l’impegno a tutelare l’intero perimetro occupazionale mentre i sindacati hanno chiesto di sospendere ogni decisione fino alla conclusione del confronto.
LE DIFFICOLTÀ DELL’AZIENDA
Da parte aziendale è stata ribadita la difficoltà di procedere al momento al reshoring e al rientro delle produzioni dall’estero in Italia. «Siamo disponibili ad avviare un tavolo sindacale per monitorare la sostenibilità del reshoring» ha detto l’azienda.
NATUZZI, RIASSETTO PRODUTTIVO E STABILIMENTO JESCE 2
Circa il riassetto produttivo, Natuzzi ha ribadito che la scelta industriale relativa allo stabilimento di Jesce 2 prevede «la piena ricollocazione dei lavoratori presso gli altri siti produttivi, senza licenziament». «Per l’azienda il dialogo resta la strada maestra», ha dichiarato la Società. «Stiamo lavorando per venire incontro alle richieste emerse nel confronto, ma ogni soluzione deve essere sostenibile dal punto di vista economico e finanziario. Il reshoring è un obiettivo condiviso, ma deve avvenire in condizioni tali da non generare squilibri irreparabili».
IL CASO DEL POLO LOGISTICO LA MARTELLA
Le preoccupazioni dal lato sindacale non cambiano con la chiusura di uno stabilimento, la dismissione del polo logistico di La Martella che rimangono in primo piano e che fanno temere che i numeri “reali” in termini di esuberi siano ben più alti anche di quelli annunciati a dicembre dalla Natuzzi.
«Per le organizzazioni sindacali rimane prioritario affrontare congiuntamente il percorso di internalizzazione delle produzioni e il rientro dei volumi produttivi in Italia; ogni ipotesi riguardante chiusure o riorganizzazioni di stabilimenti; le eventuali politiche di incentivazione all’esodo, che dovranno avvenire esclusivamente su base volontaria e dentro un quadro condiviso; la definizione di un piano industriale credibile, sostenibile e trasparente nei dati economici e produttivi». Questioni che dunque saranno al centro dei prossimi appuntamenti dell’10 e 11 marzo al Ministero.
L’INCONTRO AL MINISTERO
«Le Organizzazioni Sindacali considerano positivo l’avvio di questo percorso in capo al ministero, che recepisce le richieste avanzate nei mesi scorsi. Nessuna decisione sul futuro delle lavoratrici e lavoratori può essere assunta senza confronto e condivisione».
Vista la rottura di una settimana fa e lo sciopero e il presidio dei lavoratori di più dall’incontro di ieri, lunedì 2 marzo 2026, al Mimit era difficile attendersi. Una condivisione di metodo, una volontà di dialogo sono il primo passo.
Sul merito evidentemente altri passi dovranno essere fatti per colmare una distanza che oggi rimane tutta quanta.
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