Verdone tra ricordi, paure e nostalgia
Un debutto travolgente che ha segnato la storia del cinema italiano, ma che il suo autore non ha mai davvero vissuto in mezzo al pubblico.
Carlo Verdone lo confessa oggi, a distanza di oltre quarant’anni: non ha mai assistito a una proiezione in sala di Un sacco bello, il film che nel 1980 lo consacrò al grande pubblico.
La fuga dal cinema
A raccontarlo è lo stesso regista, intervenuto al Cinema Barberini per presentare la versione restaurata della pellicola. Dietro quell’assenza, spiega, c’era un mix di timidezza e ansia.
Verdone ricorda un unico tentativo, subito dopo l’uscita del film: una proiezione al cinema Cola di Rienzo, nascosto tra le ultime file insieme alla moglie. Ma l’esperimento durò pochissimo. Riconosciuto dagli spettatori, fu sopraffatto dall’emozione e lasciò la sala dopo appena un quarto d’ora.
Paradossalmente, il primo suo film visto davvero al cinema, dall’inizio alla fine, sarebbe arrivato solo anni dopo, con Troppo forte.
La nostalgia per una Roma che non c’è più
Rivedere oggi quelle immagini significa anche fare i conti con una città profondamente cambiata. Verdone non nasconde una certa malinconia per la Roma di allora: quella delle estati vuote, dei silenzi interrotti solo dal canto delle cicale, delle strade quasi deserte.
Un’atmosfera che, a suo dire, è scomparsa sotto il peso del turismo di massa e del rumore continuo. «Oggi senti trolley e monopattini», osserva, contrapponendo il caos contemporaneo alla dimensione sospesa e poetica catturata dal film.
Secondo il regista, proprio Un sacco bello avrebbe avuto il merito — forse inconsapevole — di fissare per l’ultima volta quell’equilibrio fragile fatto di suoni, tempi lenti e solitudini urbane.
Il ritorno in sala
Il restauro del film, distribuito in circa cento copie in tutta Italia, offre ora una nuova occasione per riscoprire personaggi diventati iconici: Leo, Enzo, Ruggero. Figure entrate nell’immaginario collettivo e capaci ancora oggi di raccontare, con ironia e tenerezza, un pezzo di storia della Capitale.
Per qualche giorno, quella Roma lontana torna sul grande schermo. E forse, tra una risata e l’altra, restituisce anche il suono perduto di una città che — almeno allora — sapeva essere davvero “un sacco bella”.
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