Vent’anni dall’alluvione di Vibo, la lettera della figlia di una vittima
PIZZO (VIBO VALENTIA) – A vent’anni esatti da quel drammatico 3 luglio 2006, il dolore per le vittime dell’alluvione che ha devastato il territorio di Vibo rimane una ferita aperta e impossibile da ‘rimarginare. In occasione di questo doloroso anniversario (LEGGI L’ARTICOLO), il ricordo si fa ancora più nitido e struggente. Tra le testimonianze più toccanti vi è senza dubbio quella di Francesca De Pascale, figlia di Nicola, una delle vittime innocenti dell’alluvione di Vibo e che persero la vita travolte dalla furia dell’acqua e del fango. Attraverso un lungo e profondo post affidato ai propri profili social, Francesca ha voluto condividere un pensiero intimo rivolto al padre. Le sue parole, cariche di amore incondizionato e inevitabile malinconia, non si limitano tuttavia al semplice cordoglio.
Il messaggio si trasforma rapidamente in un forte grido di denuncia e in una pressante richiesta di responsabilità rivolta a chi dovrebbe tutelare l’incolumità dei cittadini. Osservando il cielo oscurarsi, l’autrice ripercorre mentalmente i momenti di quella tragedia che ha cambiato per sempre la sua esistenza e quella della sua famiglia, sottolineando come il tempo non abbia affatto colmato il vuoto, ma abbia solo insegnato a conviverci.
La rabbia che emerge in modo lucido dalla lettera è indirizzata non contro gli eventi naturali, ma contro l’incuria umana e la mancanza di interventi adeguati. L’alluvione, La pioggia segue il suo corso naturale, ricorda Francesca, ma è ciò che non è stato fatto a Vibo a livello di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio a rendere inaccettabili simili disastri. La perdita di un genitore, il peso di traguardi non condivisi e la consapevolezza che molte di quelle morti si sarebbero potute evitare, rendono intollerabile l’immobilismo che spesso segue l’indignazione del momento. Il ricordo del padre Nicola diventa quindi uno strumento di riflessione collettiva.
L’appello finale è affinché il lutto si traduca in azioni concrete e scelte coraggiose, perché le lacrime e le corone di fiori non sono sufficienti se non si ha il coraggio di impedire che altre famiglie debbano conoscere lo stesso inferno. Ogni vittima porta con sé una storia interrotta, e solo garantendo un futuro sicuro a chi resta si può onorare davvero la memoria di chi non c’è più.
Vent’anni dall’alluvione di Vibo, il testo diffuso da Francesca
Caro papà, eccoci qua sono passati vent’anni. Vent’anni da quel maledetto 3 luglio 2006. Vent’anni da quando l’alluvione di Vibo ti ha strappato alla nostra famiglia, ai tuoi affetti, alla tua vita. Vent’anni che porto sulle spalle il peso della tua assenza.
Oggi 1 luglio ti scrivo mentre fuori il cielo si oscura e i tuoni rompono il silenzio proprio come vent’anni fa in quel maledetto giorno che ci ha cambiato la vita per sempre. Ogni lampo riapre una ferita che non si è mai rimarginata. Dicono che il tempo allievi il dolore. Non è vero. Il tempo insegna a convivere con l’assenza, ma non colma il vuoto. Perché ci sono abbracci che non hai più ricevuto, parole che non hai più potuto dire, sorrisi che non hai più visto. Ci sono vent’anni di vita che avresti dovuto vivere insieme a noi e che invece ci sono stati rubati. E io, papà, porto dentro una rabbia che non riesco a spegnere, una rabbia che nasce da quella tragedia, ma che cresce ogni volta che vedo un cielo nero come quello di oggi.
Perché dopo vent’anni mi guardo intorno e mi chiedo cosa sia davvero cambiato. Mi chiedo se la tua morte, e quella di altre persone che quel giorno hanno perso la vita, sia servita a evitare che altre famiglie vivessero lo stesso inferno. E la risposta che sento dentro fa male. Perché troppo spesso sembra che si aspetti la prossima tragedia per indignarsi ancora una volta. Si piangono le vittime, si fanno promesse, si pronunciano parole che il tempo porta via, mentre i problemi restano.
E allora la mia rabbia diventa ancora più grande. Perché nessun essere umano dovrebbe conoscere un dolore come il nostro. Nessun figlio dovrebbe crescere senza suo padre per qualcosa che avrebbe potuto essere prevenuto. Io non ce l’ho con la pioggia. La pioggia segue il suo corso. La mia rabbia è per tutto ciò che non è stato fatto. Per tutto ciò che si sarebbe potuto fare. Per tutte quelle volte in cui la prevenzione è rimasta soltanto una parola. E sai qual è la cosa più difficile? Accettare che il mondo abbia continuato a girare mentre il nostro si era fermato.
Noi abbiamo imparato a sorridere di nuovo, ma con una parte del cuore che manca. Abbiamo continuato a vivere, ma senza smettere nemmeno un giorno di sentire la tua assenza. Tu non hai visto i nostri traguardi, i nostri cambiamenti, le nostre cadute e le nostre rinascite. E noi non abbiamo più avuto il privilegio di averti accanto.
È questa l’ingiustizia più grande. Eppure, nonostante tutto, c’è una cosa che nessuna alluvione, nessun anno e nessun silenzio potranno mai cancellare. Il tuo ricordo. Tu vivi nelle fotografie che continuiamo a guardare con gli occhi lucidi, vivi nei racconti che facciamo di te, vivi nei valori che ci hai insegnato, vivi ogni volta che qualcuno pronuncia il tuo nome con affetto. Perché si muore davvero solo quando si viene dimenticati. E tu, papà, non lo sarai mai. Nel ventesimo anniversario di quel maledetto 3 luglio, non voglio ricordare soltanto il giorno in cui ti abbiamo perso. Voglio ricordare l’uomo che eri, il padre che sei stato, l’amore che ci hai donato.
Ma voglio anche che il tuo ricordo sia una richiesta di responsabilità. Perché commemorare non basta, le lacrime non bastano, le corone di fiori non bastano. Servono azioni, servono scelte, serve il coraggio di fare tutto ciò che è necessario affinché non si verifichino più tragedie come la nostra. Perché dietro ogni vittima c’è una storia che si interrompe, ci sono figli che crescono senza un padre, mogli che restano sole e vite che non torneranno più. Mi manchi da vent’anni. Mi mancherai per tutta la vita. E continuerò a portarti con me, con lo stesso amore di sempre e con la stessa rabbia verso tutto ciò che avrebbe dovuto impedirci di perderti.
Con infinito amore. Tua figlia Francesca.
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