Sicilia

Vendemmia, la «tempesta perfetta» in Sicilia: meno uva, acqua che manca e prezzi in picchiata

La «tempesta perfetta» per la vendemmia in Sicilia è arrivata: calore che non concede tregua, acqua che non arriva nelle campagne nonostante gli invasi pieni, mercato saturo e prezzi al ribasso sono in grado di «mettere in ginocchio anche le aziende vitivinicole meglio gestite». Il quadro fornito dai Guardiani del territorio contraddice, almeno per la Sicilia occidentale, la foto ottimistica scattata da diverse associazioni di categoria che annunciano un’annata di «grande qualità». Nei vigneti della Sicilia occidentale, spiegano i Guardiani del territorio, la vendemmia 2026 sta raccontando «tutt’altra storia».

«Da luglio – dicono i coltivatori – la nostra regione è sotto una cappa di calore che non si è mai davvero allentata. Non un’ondata, ma una condizione ormai strutturale, che sta bruciando le uve e comprimendo ulteriormente rese già magre negli anni scorsi. Chi lavora la terra lo sa bene: si raccoglie meno, molto meno, e quel poco che resta lo si difende grappolo per grappolo». E l’acqua? «Qui la beffa si fa doppia. Gli invasi del territorio sono pieni, eppure ai campi arriva poco o nulla: reti colabrodo, perdite lungo i canali, gestione inefficiente di un patrimonio idrico che dovrebbe essere la salvezza dei vigneti in un’estate come questa e che invece resta bloccato tra dighe non certificate, condotte da anni senza manutenzione e uffici che si rimpallano le competenze. Lo diciamo da mesi, inascoltati: un invaso pieno che non irriga è un invaso inutile». A tutto questo si somma una crisi di mercato, della quale parla anche Confcooperative: «L’aumento delle giacenze – afferma l’associazione – sta diventando uno dei principali fattori di criticità per una filiera che vale centinaia di milioni di euro e rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare regionale. Il problema non è soltanto quantitativo. Le giacenze sono fisiologiche in un settore dove molti vini necessitano di affinamento e vengono commercializzati nel corso dell’anno. Tuttavia, quando i volumi aumentano più rapidamente della capacità del mercato di assorbirli, il rischio è quello di comprimere i prezzi, ridurre la liquidità delle imprese e compromettere la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto delle cooperative e dei piccoli produttori. La Sicilia si trova oggi al centro di questa dinamica».

I consumi rallentano, l’export frena, i costi dell’energia aumentano. «Il vino si vende, ma con maggiore difficoltà e a valori spesso inferiori alle aspettative dei produttori. L’effetto è un progressivo accumulo delle scorte proprio mentre si avvicina una nuova campagna vendemmiale. Senza adeguati spazi di stoccaggio e senza una ripresa della domanda, molte aziende rischiano di affrontare la raccolta con margini sempre più ridotti e una crescente tensione finanziaria. In questo contesto torna al centro del dibattito la richiesta di attivare la distillazione di crisi. La misura, prevista dalla normativa europea come intervento eccezionale, consentirebbe di ritirare dal mercato parte delle eccedenze trasformandole in alcol per usi industriali o energetici. Non rappresenta una soluzione strutturale, ma può contribuire a ristabilire un equilibrio tra domanda e offerta, evitando un ulteriore crollo delle quotazioni del vino sfuso. Accanto alla distillazione, il comparto guarda anche alla vendemmia verde e a una più efficace programmazione produttiva. L’obiettivo non è ridurre il potenziale della viticoltura siciliana, ma allineare l’offerta alle reali esigenze del mercato, preservando il valore economico delle produzioni. La vera sfida, tuttavia, va oltre l’emergenza». La Sicilia dispone di oltre 90 mila ettari vitati, denominazioni riconosciute a livello internazionale e una biodiversità che pochi territori possono vantare. Ma non esiste una reale «governance» della filiera in grado di programmare. «Senza una strategia condivisa tra Regione, organizzazioni professionali, cooperative e consorzi di tutela – spiega Confcooperative – le giacenze potrebbero diventare il sintomo di una debolezza più profonda: quella di un sistema produttivo che continua a crescere sul piano quantitativo senza riuscire a creare, con la stessa velocità, nuovo valore sul mercato».

«Meno uva, meno reddito, e un magazzino già saturo – sottolineano i Guardiani – che rende ancora più difficile collocare quel poco che si raccoglierà quest’anno». «Chiediamo – aggiungono – che l’Assessorato all’Agricoltura, attraverso i propri uffici del Dipartimento Agricoltura, avvii un monitoraggio costante e indipendente della reale situazione nei vigneti della Sicilia occidentale, rese effettive, stato idrico, giacenze di cantina, per verificare sul campo, dati alla mano, la fondatezza delle nostre denunce e smontare una narrazione che non trova più riscontro nella realtà.Non bastano le parole di circostanza nè gli applausi di rito. Un comparto allo stremo ha bisogno di risorse vere e immediate: strumenti di sostegno al reddito, interventi sulla crisi idrica che non si esauriscano negli annunci, misure concrete per accompagnare le imprese attraverso una delle stagioni più difficili degli ultimi anni».


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