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Valle di Noto tra profumo di margherite, gerbere e rose per la bella Infiorata


Non si tratta di una semplice manifestazione floreale. L’Infiorata di Noto è un esercizio di stile, una coreografia collettiva dove ogni petalo trova il suo posto con precisione quasi maniacale, e ogni dettaglio racconta una storia. Ogni anno a maggio in via Nicolaci, oltre 400.000 fiori (garofani, margherite, gerbere e rose, integrati da fiori di campo, erbe essiccate, sabbie colorate, carrube e caffè) sono i protagonisti di una festa che è più di un saluto alla primavera. Quest’anno, il tema — come da tradizione svelato con una certa teatralità — dialoga con arte, cultura e identità, intrecciando riferimenti contemporanei e memoria storica in una narrazione visiva che si percorre a piedi, lentamente, come si fa con le cose belle. La 47°esima edizione è un omaggio ai linguaggi e alle avanguardie che hanno segnato il Novecento. Dal venerdì 15 a domenica 17 maggio, i maestri infioratori lavorano di notte, quando il resto del mondo dorme e Noto si concede una parentesi di silenzio. È lì che accade la magia: disegni complessi prendono forma, i bozzetti diventano realtà e il profumo dei fiori si mescola all’aria tiepida di maggio. Al mattino, i visitatori arrivano — curiosi, raffinati, inevitabilmente un pò innamorati — e si trovano davanti a un’opera che non ha nessuna intenzione di durare. Ed è proprio questa la sua forza. In un’epoca ossessionata dalla permanenza, dalla replica e dalla condivisione compulsiva, l’Infiorata resta un atto radicale: bellissima e destinata a scomparire.


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