Valanga Farage sul voto oltre destra e sinistra. “È l’inizio, arriviamo”
Incontestabile vincitore nelle amministrative in Inghilterra, con più di 1200 consiglieri aggiudicati sugli oltre 5000 per cui si votava il rinnovo, spalmati su 136 consigli locali (un dato parziale in attesa dei numeri definitivi). Secondo posto nelle politiche del Galles, dietro gli indipendentisti di Plaid Cymru che, per la prima volta dall’istituzione del parlamento nel 1999, soppiantano il Labour come primo partito. Come previsto da analisti e sondaggisti, Reform UK di Nigel Farage trionfa nelle elezioni amministrative di giovedì, confermando di essere la principale forza del Paese. Un risultato atteso, per il quale rimane da capire se sarà trionfo o vittoria a valanga, in vista dei dati definitivi, e che sancisce la fine del bipartitismo moderno che ha caratterizzato la politica inglese dal secondo dopoguerra, appannaggio esclusivo di tories e laburisti.
«Destra e sinistra sono finite, è solo l’inizio, stiamo arrivando», ha dichiarato Farage. «Il popolo britannico sta demolendo i due vecchi partiti nei loro bastioni elettorali», ha commentato Zia Yusuf, il responsabile di Reform per la politica interna, tra i promotori di una recente proposta per la gestione dell’immigrazione
irregolare: costruire centri di detenzione nelle aree a maggioranza Green, dato che gli elettori con il loro voto hanno segnalato di essere pro-immigrazione. Un’idea provocatoria, divisiva, ideale per polarizzare l’elettorato e colpire i Verdi, l’altra forza politica in crescita. Ma che segnala come la strada per diventare un credibile partito di governo sia ancora lunga.
Nel corso dell’ultimo anno i risultati ottenuti da Reform nella decina di consigli locali in cui sta governando non sono stati brillanti: alcune promesse mantenute su cancellazione di politiche climatiche e di inclusione, ma anche aumento delle tasse, difficoltà nel ridurre le spese, oltre 70 consiglieri persi per espulsioni e/o dimissioni. Certo, il partito è giovane e i processi di selezione dei candidati sono insufficienti, ma a Reform manca il tempo. I problemi del Paese – l’alto tasso di immigrazione, il bassissimo livello di produttività e la crescita economica svanita, il cronico declino dei centri periferici – sono immutati da molti anni. La trionfale vittoria del Labour alle politiche del 2024 è stata figlia del malcontento dell’elettorato per gli ultimi anni conservatori, cui Starmer prometteva di porre rimedio attraverso
serietà e competenza. La strada al contrario è stata costellata di scandali governativi e continue inversioni a U che hanno evidenziato l’inconsistenza e l’inettitudine della leadership laburista, in questo non dissimile dagli ultimi tories.
Farage deve imparare a governare alla svelta, se vuole essere pronto per le politiche del 2029: tra gli squilli di vittoria si sentono già i primi scricchiolii. Il partito negli ultimi mesi ha visto ridurre il suo vantaggio, da circa 35% a fine 2025 al 25/26% di oggi, con laburisti e conservatori lontani ma non scomparsi. Inoltre, la vittoria di ieri segnala sì un’estrema forza in Inghilterra, ma anche il fallimento nel diventare il primo partito in Galles, così come una totale irrilevanza in Scozia.
Considerando che il sistema elettorale britannico non è proporzionale ma assegna il seggio al partito di maggioranza, il fatto che Reform sia una forza disomogeneamente distribuita nel Paese rischia di zavorrarne la corsa, con la maggioranza parlamentare che a oggi rimane ancora un obiettivo complesso.
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