Unicoop annuncia dismissioni e riduzione di personale: scattano stato di agitazione e scioperi
di Dan.Bo.
Torna a salire – e di molto – la tensione intorno a Coop Centro Italia, da qualche mese fusa in Unicoop Etruria insieme a Unicoop Tirreno. Lunedì si è tenuto un incontro sul piano industriale con le organizzazioni sindacali, al termine del quale è stato dichiarato lo stato di agitazione e annunciato un pacchetto di ore di sciopero e assemblee in tutti i luoghi di lavoro «per condividere con lavoratrici e lavoratori – si legge in una nota di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – le iniziative da intraprendere contro il piano dell’azienda».
Pesanti interventi Secondo quanto riferito dai sindacati Unicoop ha messo sul tavolo «un quadro di pesanti interventi sia sulle sedi che sulla rete vendita». La riduzione di personale riguarda in particolare le due sedi amministrative di Vignale e Castiglione del Lago, per complessive 180 unità, mentre per la rete commerciale è stata annunciata la dismissione di 24 punti vendita, per circa 340 dipendenti complessivi, con possibili cessioni a terzi: si tratta di 6 punti vendita ex Coop Centro Italia, 6 ex Unicoop Tirreno e 12 Superconti Supermercati Terni. Secondo quanto trapelato dall’incontro, le dismissioni riguarderebbero tra gli altri i punti vendita di Perugia-San Sisto, Bastia, Tavernelle, Cannara, via Settevalli e altri.
Ridurre le perdite «L’azienda – scrivono i sindacati – motiva chiusure e tagli con la necessità di ridurre le perdite consistenti di parte della rete vendita ed eliminare sovrapposizioni tra negozi delle proprie insegne». «Dopo un processo di fusione – aggiungono – che era stato presentato come una grande operazione di investimento nel distretto tirrenico, necessaria per rilanciare le sorti delle due cooperative di provenienza, la dirigenza di Coop Etruria presenta un piano di chiusure, cessioni ed esuberi che scarica ancora una volta su lavoratrici e lavoratori il costo delle scelte e delle gestioni inefficienti del passato».
Percorso complesso In un comunicato Unicoop parla di avvio della seconda fase del piano industriale e di un «cammino complesso, ma necessario, per assicurare alla cooperativa una prospettiva di sviluppo duraturo», nonché di una «presenza più razionale sui territori per ottimizzare risorse e competenze, migliorare l’efficienza operativa e rafforzare l’offerta commerciale». Unicoop a proposito dei 23 punti vendita sostiene che «dopo un’attenta analisi, si sono rivelati non più sostenibili dal punto di vista economico per mutate condizioni di mercato o sociodemografiche». Tre invece le nuove aperture previste in Umbria – dove la presenza dell’azienda sarà «più armonica, razionale e sostenibile» – e «significativi investimenti» saranno fatti su rete vendita e formazione.
Castiglione Troppo poco per i sindacati che parlano di «ben poca cosa di fronte a un intervento così drastico per l’occupazione e i perimetri commerciali: non sono ancora chiare – dicono – le possibilità di ricollocazione nella rete e il rischio occupazionale appare concreto, con centinaia di potenziali esuberi. Una riduzione del personale di sede di quell’entità, poi, significherebbe smantellare la sede di Castiglione, privandola delle funzioni e danneggiando il territorio». Nel complesso, «una prospettiva inaccettabile».
Azione Duro anche il commento di Azione Umbria, che esprime in una nota «massima preoccupazione e indignazione» per le decisioni di Unicoop: «Azione Umbria – scrive il partito – considera inaccettabile che, dopo aver annunciato un progetto di rilancio e rafforzamento industriale, la risposta sia invece un piano di tagli che mette a rischio centinaia di famiglie e intere comunità». Nel complesso «un’operazione scellerata» di fronte alla quale vengono chiesti l’apertura di un tavolo istituzionale, la sospensione del piano e una sua verifica nonché il coinvolgimento dei Comuni interessati.
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