Cultura

Unbelievable! 35 anni di “Schubert Dip”: intervista a James Atkin degli EMF

Credit: Simon Drake

A 35 anni dalla pubblicazione “Schubert Dip”, l’album di debutto degli EMF che nel 1991 conquistò le classifiche internazionali trainato da una hit epocale come “Unbelievable” (numero uno nella Billboard Hot 100), torna nei negozi in una ricchissima versione ampliata a cura della Cherry Red Records. Il cofanetto da quattro CD, in uscita a inizio dicembre, raccoglie la bellezza di 57 tracce tra remix, B-sides, registrazioni dal vivo e inediti sparsi, fra cui spiccano le demo registrate live nel maggio 1990. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con James Atkin, voce della band dance rock britannica, per ripercorrere la storia del disco e farci togliere qualche piccola curiosità sui contenuti extra di questa mastodontica nuova edizione deluxe.

Quali criteri avete seguito per selezionare i bonus? Il cofanetto comprende davvero tutto il materiale d’archivio risalente all’epoca di “Schubert Dip” oppure qualcosa è rimasto fuori?
Ovviamente c’è l’album originale, rimasterizzato per l’occasione, ma volevamo anche raccogliere tutto il resto del materiale e rendere davvero speciale questa edizione per il 35° anniversario. Siamo riusciti a recuperare un’enorme quantità di contenuti aggiuntivi. Gran parte del materiale è stata ritrovata da un mio amico. Nel corso degli anni, anzi, dei decenni, gli avevo consegnato tutti i nostri DAT (Digital Audio Tape, ndr) e le nostre cassette, così lui aveva pensato ad archiviare al posto nostro. Quando abbiamo iniziato a lavorare al cofanetto insieme alla Cherry Red Records, mi hanno chiesto se conoscessi qualcuno che potesse avere conservato tutto quanto. E c’era questo tizio, Sean, che aveva ogni cosa. Abbiamo passato in rassegna l’intero archivio e abbiamo trovato un sacco di roba che non avevo mai ascoltato prima: diversi tipi di remix, versioni alternative dell’album e demo. È stato un processo davvero piacevole, soprattutto perché ho scoperto tantissimo materiale che non conoscevo.

Nel box set ci sono decine e decine di remix realizzati da artisti importanti come JG Thirlwell, The Dust Brothers, Apollo 440 e William Orbit. Quali sono i tuoi preferiti? Ce n’è qualcuno che ti ha particolarmente sorpreso la prima volta che l’hai ascoltato?
Probabilmente i miei preferiti sono quelli realizzati da Ralph Jezzard. Ralph, che ha prodotto l’album e collaborato alla scrittura di “Unbelievable”, ha anche realizzato alcuni remix per noi. Eravamo in un’era quasi pre-computer, quindi per fare lavori del genere dovevamo tagliare i nastri e incollarne insieme i pezzi. Era un approccio al remix molto old school e mi piaceva davvero tanto il modo di lavorare di Ralph. Mi sono piaciuti molto anche i remix di Jim Foetus, ovvero JG Thirlwell. Il cofanetto contiene quattro CD: il primo è dedicato all’album, mentre il secondo e il terzo sono interamente occupati da remix. Credo che in totale ce ne siano una cinquantina. All’epoca se ne realizzavano davvero tanti: era una pratica diffusissima. Mi fa molto piacere riascoltarli… spero che anche il pubblico possa apprezzarli altrettanto quando avrà finalmente il cofanetto tra le mani.

Vorrei chiederti qualcosa sul remix di “Unbelievable” realizzato da William Orbit (produttore noto per i suoi lavori con Blur e Madonna, ndr). Come è nata questa collaborazione? Perché il brano ha la voce di una certa Triana Terry e non la tua?
Fu William a prendere l’iniziativa. Voleva remixare il brano e realizzarne una propria versione, così contattò Ian Dench, il nostro chitarrista, e gli disse che ne aveva preparata una. All’epoca non ci facemmo troppo caso. Ricordo di averla ascoltata un paio d’anni fa. È stato soltanto quando abbiamo iniziato a raccogliere il materiale per questa nuova edizione che ci siamo detti che avremmo dovuto contattare William Orbit e chiedergli se potevamo includere il suo remix. Naturalmente ha accettato. Purtroppo è scomparso pochi mesi fa, quindi poterlo inserire nell’album ha un significato particolare. Non sono del tutto sicuro di chi sia la cantante.

Non sai chi sia? Il suo nome compare nel booklet del box set, ma non ho trovato molte informazioni su di lei.
No, non so chi sia. Ma è una bellissima versione e William Orbit è una vera leggenda, quindi è fantastico poterla includere.

Ho un’altra domanda su un remix, anche se potrebbe sembrare un po’ insolita. C’è un remix di “Lies” che ha una specie di titolo alternativo: “Where’s Axl?”. Sai perché è stato chiamato così? Potrebbe essere un riferimento allo scontro tra i Nirvana e i Guns N’ Roses che avvenne agli MTV Video Music Awards del 1992? (qui il video per chiarire l’episodio in questione, ndr).
Non ne sono sicuro. Qual era di nuovo il titolo?

È un remix di “Lies”, indicato anche con il titolo alternativo “Where’s Axl?”.
Ah, giusto! Non ho assolutamente idea di come sia saltato fuori. Mi piacerebbe poterti raccontare un aneddoto divertente al riguardo, ma davvero non lo so. Forse potrebbe essere giusta la tua interpretazione.

Da un sample inserito in “Children” a un remix che fa riferimento al personaggio di Brian O’Blivion, passando ancora per il vostro DVD dal vivo intitolato “Long Live The New Flesh”, sembra che il film “Videodrome” di David Cronenberg occupi un posto importante nel vostro immaginario artistico. Da quello che ho capito, eravate tutti grandi appassionati del suo cinema. I suoi film hanno influenzato in qualche modo la vostra musica?
Personalmente no, ma credo che fosse Derry (il tastierista, ndr) a raccogliere tutti quei campionamenti e frammenti audio, quindi è possibile che i film di Cronenberg abbiano avuto una notevole influenza su di lui. Era anche un periodo in cui si cominciavano a inserire nella musica spezzoni di dialoghi e suoni tratti dai film. Il sampling era una tecnica relativamente nuova: all’improvviso, avevamo la tecnologia necessaria per estrarre frammenti dalle pellicole, campionarli e utilizzarli nei nostri brani. Immagino che quel campionamento in particolare l’abbia trovato Derry, anche se potrebbe essere stato anche Ralph Jezzard. Non ne sono sicuro. In ogni caso, nella nostra musica c’è sicuramente molto materiale di questo tipo.

“Schubert Dip” e “Unbelievable” uscirono in un periodo in cui l’Europa stava attraversando grandi cambiamenti positivi, primo fra tutti la caduta del Muro di Berlino. Hai parlato apertamente del senso di gioia che pervade l’intero album. 35 anni dopo, la situazione in Europa e nel resto del mondo è molto diversa. Al di là delle vostre esperienze personali, pensi che l’album sia stato influenzato anche dagli eventi sociali e politici di quegli anni? Lo considereresti un prodotto del suo tempo?
Mi piacerebbe che fosse così, ma probabilmente direi di no. Eravamo solo dei ragazzi. Ovviamente sapevamo cosa stava succedendo nel mondo, ma credo che vivessimo nella nostra piccola bolla. Facevamo musica per noi stessi, qualcosa che ci desse gioia e ci offrisse un po’ di evasione. Penso che siamo diventati più consapevoli politicamente solo in seguito. Con il tempo la nostra musica ha iniziato a contenere più riflessioni sulla società. Quel primo album, invece, era soprattutto una questione di divertimento. Non voglio sminuire le canzoni definendole semplici brani pop o pezzi usa e getta, perché hanno una loro profondità, ma credo che fosse essenzialmente un album spensierato. Non penso che avesse molto a che fare con ciò che stava accadendo nel mondo. A essere sinceri, probabilmente eravamo troppo giovani e troppo poco consapevoli delle difficoltà degli altri. Non ricordo granché della caduta del Muro di Berlino. Per alcune persone fu l’evento più importante che si potesse immaginare, ma non posso dire di ricordarlo particolarmente bene.

Ricordi le vostre esperienze dal vivo in Italia? Da quanto so, nel 1991 suonaste qui nell’ambito di un evento legato al Festival di Sanremo, la più importante rassegna di musica nazionalpopolare italiana (gli EMF parteciparono al Sanremo International con “Unbelievable”, ndr).
Sì, quello lo ricordo. Non saprei dire esattamente quante volte abbiamo suonato in Italia, ma non ci venivamo molto spesso. Ricordo anche un altro concerto, durante un festival, per il quale salimmo in macchina verso le colline e suonammo all’aperto. Fu una cosa pazzesca! Per noi esibirci in Italia era fantastico. Il tempo era ovviamente bellissimo e tutti avevano voglia di fare festa. Era un’esperienza molto diversa da quella britannica e ne conservo un ricordo davvero piacevole.

Avete in programma nuove date in Italia? Ho letto che nei prossimi mesi farete un breve tour europeo.
Partiremo tra qualche settimana, ma purtroppo sarà soltanto una cosa circoscritta. Suoneremo ad Amsterdam, Parigi, Berlino e in un paio di altre città, ma questa volta l’Italia non è in programma. Speriamo però di venire nel 2027. Stiamo pianificando una serie di concerti incentrati su “Schubert Dip” per promuovere la ristampa. Eseguiremo l’album per intero. Cercheremo di includere anche l’Italia, perché mi piacerebbe davvero tanto suonarci.

Lasciando da parte i singoli, quali brani di “Schubert Dip” pensi rappresentino meglio il sound degli esordi degli EMF?
È incredibile quanto velocemente quelle canzoni riescano a riportarmi alle nostre prime sale prove e ai primi tempi in cui suonavamo insieme. Ci sono alcuni brani che non eseguiamo da anni e che non vedo l’ora di riprendere. Presto ricominceremo a provare e a mettere insieme una scaletta, e mi piacerebbe riportare sul palco alcuni pezzi più lenti e tranquilli, come “Travelling Not Running” e “Longtime”. Non li suoniamo da tantissimi anni e, a dire il vero, anche allora li eseguivamo piuttosto raramente. Sarà bellissimo riscoprirli.

Il cofanetto è dedicato alla memoria di Derry Brownson (il tastierista scomparso quest’anno per un tumore, ndr), Zac Foley (il bassista stroncato da un’overdose nel 2002, ndr) e Ralph Jezzard (morto all’inizio dell’anno scorso, ndr). Potresti raccontarci in che modo il loro contributo artistico ha influito sul successo di “Schubert Dip”?
Certamente. Zac era il nostro migliore amico. Siamo andati tutti a scuola insieme, siamo cresciuti insieme e abbiamo realizzato “Schubert Dip” insieme. Lo abbiamo perso più di vent’anni fa ed è stato terribilmente difficile. Ha avuto un ruolo fondamentale in quel disco e nella musica che stavamo creando in quel periodo. Ralph era ovviamente il produttore. Ha prodotto “Unbelievable” e, quando abbiamo provato a lavorare con qualcun altro, le cose non sono andate proprio come speravamo, quindi siamo tornati da lui. È diventato una parte così importante della band che l’ho sempre considerato un altro membro degli EMF. Era molto più di un produttore: era un amico e una presenza fondamentale nella band e nella definizione del nostro sound. E perdere Derry, appena poche settimane fa, è stato devastante per noi. Purtroppo avevamo già iniziato a fare alcuni concerti senza di lui, perché era gravemente malato da un paio d’anni. Credo che da ora in poi le cose saranno molto diverse. Ho sempre immaginato che prima o poi Derry sarebbe tornato sul palco con noi. Continuavo a pensare che sarebbe rientrato, ma adesso dobbiamo fare i conti con il fatto che non ci sarà. Penso che i prossimi concerti saranno piuttosto difficili per noi. Ma la vita è così. Si va avanti e, lungo il cammino, perdiamo degli amici. Immagino che sia semplicemente questo il modo in cui funziona la vita. Continueremo ad andare avanti e lo faremo nel ricordo di Zac, Derry e Ralph.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »