“Una voce oltre il silenzio”
Ci sono parole che pesano come macigni, non per il loro significato, ma per la fatica immensa che si fa a lasciarle andare. Restano lì, incastrate in gola, a un passo dalle labbra, mentre il mondo intorno corre veloce e non sa aspettare. Chi balbetta conosce bene quel vuoto, quel senso di invisibilità che si prova quando gli altri scambiano un’esitazione per impreparazione, o peggio, per un motivo per cui ridere.
Per abbattere questo muro di silenzio e giudizio, domenica 25 ottobre, Bari si trasformerà in un porto sicuro di ascolto e accoglienza. Piazza dell’Economia diventerà il cuore pulsante di una grande onda di sensibilizzazione nazionale, guidata dai volontari dell’Associazione LEA (Libera l’Espressione Autentica) – un’organizzazione nata appositamente per dare voce, ascolto e supporto concreto alle persone con balbuzie e alle loro famiglie – e dagli operatori di PsicoDizione. Non si parlerà semplicemente di “curare un disturbo”, ma di qualcosa di molto più profondo: permettere a ogni persona di ritrovare e regalare al mondo la propria voce autentica.
Per troppi anni, a chi soffriva di balbuzie è stato consigliato di fare finta di niente. Un silenzio imposto che la dottoressa Chiara Comastri, psicologa e ideatrice del metodo Psicodizione, paragona a un elefante nella stanza: tutti lo vedono, ma nessuno ne parla. “PsicoDizione è una metodica che ho messo a punto partendo da quella che è stata la mia esperienza”, racconta la dottoressa Comastri, ricordando la sua infanzia.
“Quando all’età di tre anni inizio improvvisamente a balbettare, ai miei genitori fu detto di far finta di niente, sulla qual cosa oggi mi batto fortemente. Bisogna guardare la persona che balbetta come se fosse
fluida, che è un mondo completamente diverso”. Proprio per dare una risposta scientifica e umana a questo disagio, nel 2004 nasce PsicoDizione, un metodo ideato dalla dottoressa in seguito ai suoi studi e alla sua personale ricerca per trasformare il punto più debole nel più grande punto di forza della persona. I corsi,
attivi in tutta Italia, hanno già aiutato oltre 9.500 persone tra bambini, ragazzi e adulti a riprendere in mano la propria vita.
Per un bambino, quel far finta di nulla si traduce in una solitudine devastante, nella percezione che gli adulti provino vergogna e nell’ingiusto fardello di doversela cavare da soli. A Bari, la piazza racconterà una storia diversa attraverso attività interattive, letture e giochi esperienziali. L’obiettivo è educare all’empatia, perché guardare una persona che balbetta come se fosse fluida significa farla sentire finalmente vista: “Io ti ascolto per quello che dici, per il tuo pensiero e non per come me lo dici”, ribadisce la dottoressa Comastri.
Se l’accettazione è un percorso che gli adulti compiono con coraggio, la sfida più grande per l’inclusione si combatte tra i banchi di scuola. I dati parlano chiaro: i ragazzi che balbettano affrontano il rischio del bullismo con una frequenza tre volte superiore alla media. Un’esitazione durante un’interrogazione non può e non deve essere scambiata per mancanza di studio. Per questo, l’Associazione LEA e Psicodizione insistono sulla necessità di formare il personale scolastico e di creare protocolli che tutelino la dignità e la sensibilità degli studenti, trasformando la scuola in un luogo di crescita e non di ansia.
La campagna di domenica non sarà solo un momento di informazione, ma una testimonianza
viva che guarire dal dolore dell’isolamento è possibile. Lo dimostra la storia di Giuseppe Quaratino, oggi psicologo e insegnante all’interno del percorso: “Ho un passato di balbuzie iniziato intorno ai 3 anni fino ai 16. Ad un certo punto, dopo svariati tentativi tra cui la logopedia classica non ho visto risultati, così ho smesso di crederci. In seguito, le mie difficoltà, soprattutto in ambito scolastico sono cresciute e ciò mi ha spinto a cercare un nuovo percorso come quello di PsicoDizione. Mi sono laureato e poi formato nella balbuzie che è diventata parte della mia attività lavorativa. Un traguardo per me impensabile. Oggi, da insegnante, mi emoziona vedere bambini o adulti che si riappropriano della loro comunicazione liberi dalla
balbuzie”.
Accanto a chi ritrova la parola, ci sono i genitori che imparano a guardare oltre la superficie del problema. Come Luigi, papà di Paolo, che condivide a cuore aperto le prime, dolorose tappe di questo cammino: “Come genitori, quando abbiamo iniziato a renderci conto che nostro figlio potesse avere difficoltà legate alla balbuzie, abbiamo provato paura, preoccupazione e, forse, anche il pensiero spontaneo di non vedere o di non ammettere ciò che stava accadendo. Nel nostro caso, nostro figlio Paolo non presentava blocchi particolarmente marcati rispetto a quelli di tanti altri bambini e ragazzi che abbiamo incontrato, ma la sua difficoltà si manifestava soprattutto sul piano emotivo e della sicurezza in sé stesso – continua papà Luigi –
Abbiamo capito che non dovevamo guardare soltanto alla sua esposizione, ma anche alle emozioni, alle paure e alle insicurezze che potevano accompagnare il suo modo di parlare. Rivolgerci a degli specialisti come PsicoDizione è stato un passo fondamentale per comprendere meglio la balbuzie e acquisire strumenti concreti per aiutarlo. Abbiamo imparato che servono allenamento, costanza e la capacità di seguire un metodo nel tempo. Perché si può sconfiggere la balbuzie”.
Domenica 25 ottobre, Bari è invitata a fermarsi, a guardare negli occhi chi parla e a concedere il dono più prezioso e rivoluzionario di tutti: il tempo di ascoltare, senza fretta e senza giudizio.




