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Onu: temperature globali in salita di 2,8 gradi a fine secolo. Gli Stati Uniti trainano l’aumento dei gas serra


Fuori portata le soglie indicate dall’Accordo di Parigi e dalla scienza per contenere i danni del climate change, sia quella più sicura di 1,5 gradi, sia quella di 2 gradi: a fine secolo, le temperature globali saranno fino a 2,8 gradi più alte della media dell’epoca preindustriale. Sono i risultati del rapporto del Programma Onu per l’ambiente, pubblicato a poche settimane dalla Conferenza mondiale sul clima, che si terrà in Turchia.

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Secondo i nuovi calcoli, sulla base delle politiche attuali, vale a dire delle misure davvero adottate dai Governi, al di là degli annunci, il termometro salirebbe di 2,8 gradi. Se anche i Governi tenessero fede alle promesse fatte con i loro piani climatici nazionali, l’aumento sarebbe comunque di 2,6 gradi. Lo scorso anno, le stime indicavano un riscaldamento compreso tra 2,3 e 2,5 gradi.

Dopo «decenni di azione climatica insufficiente», in particolare da parte dei Paesi ricchi del G20, il rapporto confermata quindi l’impossibilità di limitare il riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5 gradi, che potrebbe essere superata in modo strutturale entro il decennio. Come sempre, gli scienziati del clima offrono anche uno scenario alternativo, nel quale è ancora possibile rimediare. Sarebbe, però, necessario tagliare le emissioni di gas serra del 45% entro il 2035, una riduzione tre volte superiore a quelle (comprese tra l’11 e il 15%) possibili sulla base degli attuali piani climatici nazionali. È un calcolo matematico, un’equazione nella quale non è considerata la variabile alla fine dei conti più importante, vale a dire la volontà politica, la stessa che è finora mancata (senza contare che servirebbero comunque enormi progressi nelle tecnologie di rimozione della CO2 dall’atmosfera).

Al contrario, gli Stati Uniti di Donald Trump si sono lanciati nello sfruttamento senza limiti dei combustibili fossili, primi responsabili dell’alterazione del clima, sono usciti dall’Accordo di e conducono una crociata negazionista contro la transizione ecologica.

Washington sta «facendo di tutto per bloccare le energie rinnovabili, promuovendo e sovvenzionando attivamente il carbone, e la sua diplomazia spinge altri Paesi a fare marcia indietro», ha affermato il climatologo australiano Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, l’organizzazione che valuta i piani di lotta al cambiamento climatico dei vari Paesi.


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