Marche

«Una vita a costruire e fare del bene». Edificò l’Hotel Principe e si dedicò agli ultimi


PESARO Alle 10 di ieri mattina, la comunità pesarese si è unita in un doloroso abbraccio per dare l’ultimo saluto a Angelo Marcolini, un uomo che ha lasciato un segno indelebile nelle vite di tanti. La cerimonia funebre, celebrata al Santuario Beato Sante di Mombaroccio, ha visto una partecipazione straordinaria. 

Il personaggio

Il tempio, stracolmo di amici, familiari e conoscenti, ha testimoniato l’amore e la stima che circondavano questa persona, scomparsa all’età di 95 anni. Angelo, nato a Sant’Angelo in Lizzola nel 1930, ha vissuto una vita dedicata all’imprenditoria e alla comunità. La sua avventura iniziò nel dopoguerra, un periodo di speranza e rinascita per l’Italia, quando le sue mani sapienti hanno contribuito a costruire case e strutture che avrebbero dato rifugio a molte famiglie. Ma oltre alla professione, Angelo era un uomo di grande umanità. Fin da giovane, ha messo in pratica i valori che gli erano stati insegnati dalla madre, Evelina, avendo sempre a cuore i più vulnerabili, mai voltando le spalle a chi chiedeva aiuto. Proprio da questo precetto materno sono nate le due strutture che forniscono aiuto alle persone più fragili come Villa Evelina a Lucrezia di Cartoceto e Casa Mariolina, dal nome della sorella di Angelo, creata 25 anni fa e ora gestita dalla “Città della Gioia”. Il ricordo di Angelo non può prescindere da queste sue creazioni che ora danno rispettivamente aiuto ai disabili e rifugio ai senzatetto, perché sono testimonianze tangibili del suo impegno verso chi si trova in difficoltà. La vita di Angelo è stata segnata da un’infinità di sfide: dall’avvio della sua impresa edilizia alla costruzione dell’Hotel Principe, fino agli ambiziosi progetti in Libia, che purtroppo furono interrotti brutalmente dopo il colpo di stato di Gheddafi del 1969. «Non si è mai lasciato abbattere e, nonostante le battute d’arresto – ricorda Giorgio Iacomucci, vedovo di Daniela, una delle figlie di Marcolini, ricordata e stimata assistente sanitaria scomparsa prematuramente all’età di 57 anni nel 2016 -, ha continuato a costruire non solo edifici, ma anche sogni per le persone a lui vicine».

I funerali

Durante la cerimonia, padre Aldo Marinelli ha ricordato la capacità unica di Angelo di unire le persone. Era un uomo che sapeva come coinvolgere, radunare e abbattere le barriere sociali. Questa sua attitudine ha creato un legame speciale con chiunque lo circondasse: amici, colleghi e persino estranei. La sua partecipazione alla realizzazione del Sacro Cuore di Urbino è solo un altro tassello di una vita dedicata alla fede e alla beneficenza. La generosità di Angelo era discreta, lontana dai riflettori, espressione autentica di un uomo che credeva che gli atti di carità debbano parlare da soli, senza necessità di clamore.




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