Una nuova specie aliena nei mari del Sinis: trovato un granchio corridore atlantico
Cabras
La sua presenza segnalata nell’ambito del progetto Aliem Vigil, che vede tra i protagonisti anche il Centro marino di Torre Grande
Non più solo i temibili granchi blu, ma nei mari della provincia arriva anche un altro crostaceo proveniente dall’oceano. Osservato nel mare del Sinis un esemplare di Percnon gibbesi, noto come il granchio corridore atlantico.
La presenza della specie aliena originaria dell’Atlantico tropicale e subtropicale, ormai stabilmente presente nel Mediterraneo, è stata segnalata dal gruppo dei Subacquei per la Scienza attraverso il portale Aliem Network.
Il ritrovamento è arrivato nel corso della maratona formativa “Invasori marini”, organizzata nell’ambito del progetto Aliem Vigil, che ha coinvolto le aree di Tavolara, Molara e La Maddalena con operatori subacquei, centri di educazione ambientale e realtà legate alle Aree Marine Protette, tutti impegnati a imparare come riconoscere le specie aliene marine e come segnalarne correttamente la presenza.
Come precisato dall’International Marine Centre – Fondazione IMC di Torre Grande, la presenza del granchio corridore conferma come tratti di costa sarda un tempo caratterizzati da acque più fredde, come appunto il Sinis e Capo Caccia, stiano diventando terreno favorevole per organismi di origine tropicale, complice l’innalzamento delle temperature superficiali del mare, che nelle ultime estati ha superato in più occasioni i 30 gradi, facendo praticamente svanire le barriere termiche che un tempo separavano i diversi bacini del Mediterraneo.
Ad avere un ruolo centrale nel progetto di segnalazione delle specie aliene è infatti il Centro Marino Internazionale con sede a Torre Grande, che nell’ambito dell’iniziativa ha esteso al dominio marino le proprie attività di studio e monitoraggio delle specie aliene e ha contribuito allo sviluppo del portale Aliem Network, a cui arrivano le segnalazioni raccolte in tutti i territori coinvolti dal Programma Interreg Marittimo Italia-Francia: Sardegna, Corsica, Toscana, Liguria e la costa mediterranea francese.
Il centro della borgata marina oristanese, insieme agli altri sette partner del progetto coordinato dall’Office de l’Environnement de la Corse, garantisce che le osservazioni inviate dai cittadini vengano verificate scientificamente prima di entrare a far parte delle conoscenze utili a comprendere la distribuzione delle specie non indigene lungo le coste del Mediterraneo.
L’estate rappresenta infatti un momento particolarmente importante: con le migliaia di persone che frequentano coste e mare, i ricercatori possono contare oltre ai monitoraggi scientifici classici anche ad una rete diffusa di osservatori vere e proprie sentinelle del mare, che aumentano fortemente la capacità di individuare e documentare la presenza di nuove specie.
Accanto a “Invasori Marittimi” prosegue inoltre “Qualiem”, l’iniziativa dei questionari rivolti a proprietari e utilizzatori di imbarcazioni per raccogliere informazioni sulle pratiche di gestione del biofouling, le comunità di organismi che colonizzano le superfici sommerse e che possono rappresentare un vettore di introduzione e diffusione delle specie aliene marine.
“Non è sufficiente essere numerosi: bisogna sapere cosa osservare, dove cercare e soprattutto come documentare correttamente un ritrovamento», spiega Daniele Grech, ricercatore dell’IMC e responsabile scientifico delle attività marine di Aliem Vigil. “Una fotografia, una posizione GPS precisa e alcune
nformazioni sull’osservazione possono trasformare un semplice avvistamento in un dato scientifico utile
per conoscere presenza e distribuzione delle specie di interesse lungo le coste del Mediterraneo”.
Il caso del granchio corridore osservato nel Sinis è solo uno degli esempi raccolti negli ultimi mesi. Il Mediterraneo, ricorda la Fondazione IMC, sta attraversando cambiamenti ambientali rapidi, con l’aumento delle temperature marine e le anomalie termiche prolungate che stanno modificando la distribuzione di numerose specie e favorendo l’arrivo di organismi tropicali e subtropicali.
Anche in Sardegna si osservano ormai specie non indigene provenienti dai territori più diversi, dai Caraibi alle Canarie, dal Brasile a Mauritius, dall’Australia al Mar Rosso, fino a ogni angolo dell’Indo-Pacifico e dell’Atlantico, e appartenenti a gruppi molto diversi tra loro, dai vegetali ai pesci, passando per gli invertebrati.
“Per comprendere questi fenomeni abbiamo bisogno di una rete di osservazione sempre più capillare”,
conclude Grech. “Coinvolgere i cittadini significa affiancare ai monitoraggi scientifici una comunità
distribuita lungo le coste e attiva durante tutto l’anno. Questo aumenta la possibilità di individuare
tempestivamente nuove specie, seguirne la diffusione e raccogliere informazioni che altrimenti sarebbe
molto difficile ottenere”.
Domenica, 16 agosto 2026
©Riproduzione riservata
Source link




