Un semplice divieto è difficile da far rispettare”. In Germania c’è chi frena sulle restrizioni sui social per minori: “Non si può delegare tutto allo Stato

Mentre in diversi Paesi europei e non solo si discutono o già si applicano restrizioni all’uso dei social media da parte dei minorenni, dal governo tedesco arriva una voce che rompe il coro.
Alexander Dobrindt, ministro dell’Interno, si è dichiarato apertamente contrario a un divieto generalizzato, gettando acqua sul fuoco delle iniziative che puntano a introdurre un’età minima legale per l’accesso a piattaforme come TikTok, Instagram o Snapchat.
“Ritengo che un semplice divieto sia difficile da far rispettare e per questo poco utile”, ha dichiarato Dobrindt al gruppo editoriale Funke, come riporta Euronews. L’argomento del ministro non è tecnico ma culturale: i social media sono ormai troppo radicati nella vita quotidiana perché un provvedimento statale possa risolvere i problemi di fondo. “È troppo semplicistico pensare che basti allo Stato vietare qualcosa che è penetrato a fondo nel modo in cui la nostra società si informa e che fa parte integrante della vita di tutti i giorni, e che così i problemi scompaiano”, ha aggiunto.
Secondo Dobrindt, la decisione su quando un bambino debba ricevere il primo smartphone spetta ai genitori, non allo Stato.
L’onda lunga dei divieti internazionali
A livello globale, il dibattito ha già prodotto misure concrete. L’Australia ha fatto da apripista: a dicembre 2025 è entrato in vigore il primo divieto al mondo di accesso ai social media per i minori di 16 anni. In Europa diversi Stati hanno seguito l’esempio o avviato leggi analoghe. La Francia ha approvato un blocco di accesso per i minori di 15 anni. Il Portogallo ha scelto una soglia analoga, sedici anni, ma con possibilità di deroga da parte dei genitori. Spagna, Slovenia e Danimarca lavorano a normative simili. Almeno altri otto Stati membri dell’Unione europea stanno pianificando o mettendo in atto iniziative comparabili (compresa l’Italia)
Non tutti però sono convinti che i divieti legali siano efficaci nella pratica. Un’inchiesta di Euronews condotta in varie città europee ha restituito un quadro diviso: molti cittadini accolgono favorevolmente regole più severe, ma dubitano della loro efficacia.
A prescindere dal dibattito sui divieti, l’Unione europea sta comunque inasprendo la regolamentazione diretta delle piattaforme. Nell’ambito del Digital Services Act, Bruxelles verifica se Instagram, Snapchat e altri servizi tutelino a sufficienza i minorenni. Una prevista legge sulla equità digitale dovrebbe vietare alcuni meccanismi di design che favoriscono la dipendenza.
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