Umbria

Un romanzo di un umbro al Premio Strega: «Ugo», storia di riscatto e bellezza

di Mauro Agostini

Un abruzzese, umbro di adozione, ci ha regalato un bel romanzo che meritoriamente concorre al Premio Strega. Il libro è Ugo (edizioni Elliot), l’autore è Baldissera Di Mauro, a lungo dirigente del settore cultura della Regione Umbria e curatore di Umbria Libri.

Il protagonista e la sua condizione

Ugo è un malnato, uno storpio a causa del suo collo storto: un “mostro”, insomma. Ma un “mostro” che sa guardare al mondo solo attraverso la lente della bellezza. Un groviglio esistenziale e psicologico. Il romanzo è stato oggetto di molte recensioni da parte di qualificati critici, che hanno privilegiato l’attenzione sulla lotta tra il bene e il male che si combatte nell’animo e nell’azione del protagonista, al punto che qualcuno ha ritenuto che la chiusa avrebbe dovuto contenere un elemento suppletivo di «mostruosità».

Intelligenza contro natura

A me piace invece sottolineare come la vicenda di Ugo rappresenti uno straordinario trionfo dell’intelligenza sulla natura, della cultura sulla biologia. Il «mostro» si carica sulle spalle l’eredità paterna: un misero sarto riparato in Umbria per sfuggire alla camorra, che muore a poco più di quarant’anni senza poter apprezzare i primi frutti del suo duro lavoro.

Ugo trasforma quella piccola attività in una fiorente impresa fondata sulla produzione di un’elegante rivisitazione del saio francescano, su gratuita concessione del grande Alberto Burri. Lo fa con acume imprenditoriale e pensiero strategico, costruendo un’attività che lo renderà molto ricco. Ma è un ricco nell’ombra: non vuole mostrarsi al mondo. Sarà l’amico di scuola Ninetto, uomo senza qualità ma perfetto per la fase storica, ad apparire come capo dell’azienda.

Le relazioni e la responsabilità

Già al liceo Ugo si assume anche la sorte di Michele, giovane travagliato dalla propria omosessualità, che salva da un tentativo di suicidio nelle acque del Trasimeno. Alla madre, donna semplice e autentica segnata dalla prematura morte del marito, indica la strada di un nuovo amore che le consente di entrare in una stagione di serena leggerezza.

Il rapporto con la madre attraversa tutto il racconto e coinvolge i tre principali protagonisti maschi, che troveranno la loro strada solo nel momento in cui taglieranno il cordone ombelicale.

Il male come costruzione

Può un uomo che compie queste azioni essere considerato vocato al male? Il male di Ugo è una costruzione giovanile, un atto di consapevole razionalità: una sorta di arma di deterrenza con cui avverte chi volesse approfittare della sua bruttezza che può davvero «spingere il bottone». È uno strumento che usa anche a difesa della propria inclinazione alla bellezza e alla beneficenza.

Elmina, straordinaria figura anch’essa segnata da una condizione di marginalità ma dotata di intelligenza e capacità di introspezione, lo smaschera quando Ugo si appropria del linguaggio del malvagio dostoevskijano con una battuta lapidaria: «Sei proprio un bucciotto che si gonfia come un rospo e sputa parole rubate da qualche libro».

Il contesto storico e il tema del male

Il romanzo cade in un momento storico giusto, perché ci consente di guardare con occhi aperti al male assoluto, quello con la maiuscola, tornato a incombere sui nostri giorni: il disconoscimento della sacralità della vita umana, il cinismo, la crudeltà.

Il male non è mai una banalità, né la semplice somma di mali individuali. Ha bisogno di un acceleratore per diventare tale, e oggi quell’elemento è nella degradazione della politica, come nei tragici anni Trenta del secolo scorso.

Il finale luminoso

Ma torniamo al finale del romanzo. Sono due donne, splendide nella bellezza e nell’intelligenza, a completare la vita di Ugo. Una riuscirà anche a scardinare la sua gabbia di autoerotismo e di presunta irrilevanza del sesso.

Oltre ad aver praticato il bene, Ugo si concilia non solo con il proprio corpo ma anche con la bellezza. In questo romanzo le donne, come nella realtà di ognuno di noi, sono centrali. La natura aveva programmato la vita di Ugo all’insegna della mostruosità fisica e della meschinità morale, ma è stata sconfitta dalla forza della ragione e della consapevolezza.

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