Un rapporto ossessivo fatto di minacce e violenze sessuali, l’Appello conferma la condanna per il compagno violento

La Corte d’Appello di Bologna ha confermato integralmente la sentenza di condanna ad anni 4 e 11 mesi di reclusione, pronunciata nel settembre 2024 dal Tribunale di Rimini nei confronti di un 48enne riccionese, difeso dagli avvocati Stefano Caroli e Roberto D’Errico, imputato per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, percosse, minacce e violenza privata ai danni della ex compagna, riminese di anni 41, costituitasi parte civile con l’avvocato Mattia Lancini del Foro di Rimini. Secondo le accuse, la relazione tra i due, avvenuta tra il 2020 e il 2021, era segnata da un costante clima di sopraffazione fisica e psicologica. L’uomo controllava ossessivamente il telefono e l’abbigliamento della compagna, le vietava uscite o contatti con terzi, punendola con aggressioni, silenzi punitivi e minacce.
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Tra i numerosi messaggi agli atti, oggetto di trascrizione forense, si annoverano in seguenti: “tu non ti alzi da letto! Se io ti dico di no, tu devi riuscire a fare in modo e maniera di portarmi con te, altrimenti non vai. Capisci come funziona? Altrimenti non esci …Vedi come sto?! Guarda, lasciami stare! Vado dalla mia ex”. In un altro: “Non vai assolutamente a fare un aperitivo! Neanche con le tue amiche…la mia compagna mi deve supplicare di vivere insieme”. Oppure: “hai fatto il più grande errore della vita tua a tornare qui e non dormì qua. Te ne accorgerai”. E ancora: “Se te vai a cambiar le gomme ci vai con me… E mi presenti al tuo gommista … Se vai in banca non mi dici vado da Dario o come si chiama, devi presentarmelo”.
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Le indagini erano state avviate grazie a una segnalazione del consultorio dell’AUSL di Rimini, dove la donna si era rivolta cercando aiuto. L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Luca Bertuzzi e condotta dalla Squadra Mobile di Rimini. Tra i capi più gravi anche un episodio di violenza sessuale. Secondo l’accusa, dopo una lite, l’uomo avrebbe costretto la donna a un rapporto non consenziente, dopo averla gettata sul letto e averle strappandole i vestiti. L’episodio è stato ricostruito dalla persona offesa, la cui testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile dal Collegio di primo grado, anche alla luce dei riscontri documentali e testimoniali, tra cui, ancora una volta la corrispondenza telefonica tra i due, posto che alle rimostranze della donna (“Non è normale una cosa del genere…sono terrorizzata…avevi gli occhi fuori dalle orbite”), l’uomo aveva risposto con messaggi alquanto significativi: “riesci sempre a portarmi al limite…quell’uomo lo riti fuori te… Hai tirato fuori anzi creato te quello…andando via”.
“La linea difensiva ha tentato di ribaltare la realtà, rappresentando la mia assistita come una donna vendicativa e instabile, quando invece tutte le risultanze processuali hanno restituito l’immagine di una vittima fragile, manipolata e soggiogata – dichiara l’avvocato Mattia Lancini –. È stato correttamente respinto il pregiudizio secondo cui una vittima che torna dal proprio abusante sia, per ciò solo, inattendibile. Già i giudici di primo grado, con la sentenza oggi confermata, avevano dato piena applicazione a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: l’ambivalenza affettiva, i ritardi nella denuncia o i tentativi di riavvicinamento non sono segni di inverosimiglianza, ma manifestazioni tipiche del cosiddetto ‘ciclo della violenza’, che si sviluppa in modo ciclico e progressivo all’interno di relazioni dominate da controllo, sopraffazione e dipendenza emotiva”
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. L’imputato è difeso dagli Avvocati Caroli e Roberto D’Errico.
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