Lazio

un manifesto di urbanisti e sinistra scuote il Campidoglio

Negli uffici della politica romana c’è un testo che in queste ore sta sollevando più di un malumore. Non si tratta della solita schermaglia d’aula firmata dalle opposizioni di centrodestra, ma di un siluro che parte da dentro, dalle fondamenta stesse della coalizione che sostiene il sindaco Roberto Gualtieri.

A circa un anno dalle elezioni amministrative del 2027, il centrosinistra capitolino si scopre d’un tratto fragile e diviso sul tema più viscerale della storia della città: i patti con i costruttori, i grandi progetti e la gestione dell’emergenza abitativa.

L’attrito all’interno della maggioranza, già emerso a sprazzi dopo gli affondi del fondatore del Cinema America Valerio Carocci sul futuro dei cinema abbandonati, ha trovato ora un manifesto programmatico.

Un blocco compatto di professori universitari, ricercatori, sigle sindacali degli inquilini e movimenti civici ha messo nero su bianco una critica radicale.

L’accusa principale? La giunta starebbe disegnando una Roma a misura di investitore estero e turismo d’élite, lasciando indietro chi i quartieri li vive ogni giorno.

Chi firma il documento: la fronda interna che spaventa il Pd

A rendere politicamente esplosivo il testo non è tanto l’analisi tecnica, quanto la caratura dei firmatari. Accanto a nomi storici dell’attivismo e della ricerca romana – come il presidente di Nonna Roma Alberto Campailla, i professori Filippo Celata e Carlo Cellamare, e la giornalista e urbanista Sarah Gainsforth – compaiono le sigle di pezzi fondamentali della stessa maggioranza capitolina.

Sotto il manifesto ci sono infatti le firme di consiglieri e amministratori locali di Europa Verde, Sinistra Italiana e Demos, affiancate da quelle dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che pur stando all’opposizione rappresenta il naturale interlocutore per un eventuale “campo largo” bis.

Una saldatura che isola il Partito Democratico sul terreno più scivoloso: quello dell’urbanistica e delle trasformazioni territoriali.

immagine di repertorio

Sotto accusa i grandi progetti: dagli ex Mercati Generali agli studentati di lusso

I firmatari passano al setaccio i principali cantieri della rigenerazione urbana targata Gualtieri, denunciando il rischio di una “gentrificazione di massa” che espella i ceti popolari e medi verso le periferie estreme, oltre il Raccordo Anulare.

Nel mirino finiscono:

Ex Mercati Generali (Ostiense): Trasformati, secondo i critici, in un’enclave commerciale privata piuttosto che in uno spazio pubblico restituito al quartiere.

Ex sede Ama alla Montagnola e Bastogi: Interventi sbandierati come riqualificazioni ma che rischiano di tradursi in un mero aumento delle cubature e del valore di mercato dell’area.

Gli studentati speculativi: Il dito è puntato contro la proliferazione di studentati privati (come i casi degli immobili di via Badoero, via Rava e viale Marconi, ceduti a fondi immobiliari). Strutture che, anziché calmierare il mercato per i fuori sede, applicano tariffe d’albergo, dopo aver spesso sfrattato gli inquilini che vi abitavano da decenni.

Il pericolo “Modello Milano”: «La diffusione di alberghi di lusso, studentati privati e il rastrellamento di interi stabili da parte di multinazionali del mattone sta cancellando il mercato residenziale d’affitto a lungo termine», si legge nel documento. Il timore manifesto è che Roma imbocchi la via senza ritorno di Milano, dove l’esplosione dei costi ha reso la città inaccessibile a lavoratori e studenti.

La replica del Campidoglio e il nodo del 2027

Da Palazzo Senatorio la linea resta ferma: l’amministrazione rivendica la necessità storica di sbloccare cantieri fermi da quindici anni, attrarre capitali internazionali per modernizzare la città e risanare le ferite del degrado urbano.

Per Gualtieri e i suoi fedelissimi, gli investimenti sono l’unico carburante possibile per finanziare i servizi pubblici.

Tuttavia, il segnale politico inviato dalla sinistra interna e dai movimenti è di quelli che non si possono ignorare.

Non siamo ancora allo strappo o alla crisi di giunta, ma le geometrie per la ricandidatura del sindaco nel 2027 iniziano a farsi maledettamente complicate.

Nei prossimi mesi, sul ring dell’assessorato all’Urbanistica, si giocherà la vera partita per l’identità futura del centrosinistra romano.

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