“Un infarto fulminante porta il mio architetto in coma per 9 minuti, poi torna alla vita tra lo scetticismo dei medici con proprietà taumaturgiche”: così Andrea Mingardi
Marco ha una vita qualunque: la moglie Elisa, il tifo per il Bologna, un figlio in arrivo. Poi un infarto lo ferma per 9 minuti senza battito, e finisce in coma. Quando si risveglia, qualcosa non torna: dov’è stato in quei minuti, e cosa si porta dietro da lì?
È la premessa de “L’ultima porta”, romanzo di Andrea Mingardi, uscito per Edizioni Pendragon, in libreria e negli store digitali.
Il libro mescola vita, morte, amore e fede, con un taglio che alterna momenti leggeri a passaggi più riflessivi. Mingardi racconta così la trama: “Ha bussato all’ultima porta, che per un attimo si è aperta, prima che qualcuno gli dicesse che non era ancora il suo turno”. Lo definisce “un romanzo sentimentale e visionario, aggiungendo che certe porte, una volta aperte, non si richiudono mai del tutto”.
Mingardi a Il Corriere della Sera spiega come il suo protagonista torni in vita “anche fastidiosamente dotato di proprietà taumaturgiche, oltre che non vedere l’ora di ritornare a quella porta per capirne di più“. L’artista tiene a specificare che: “Il romanzo non è mica cupo, è appassionante e magari un po’ inconsueto. Un viaggio in quell’ignoranza che ci pervade perché nessuno può dirci qualcosa di preciso”.
Poi ha aggiunto che chi ha già letto il libro “mi ha detto che ci ha trovato ipotesi e scenari inusitati o inesplorati. È un gesto di libertà di chi non si accontenta di quello che ci è sempre stato raccontato in proposito”.
Una vita per la musica, Mingardi fa il distinguo con la forma canzone: “Sintetizzare tutto in 3 minuti ti fa soffrire, un libro invece ti consente di sbrodolarti un po’ addosso. Quando ho iniziato avevo idea del tema ma non sapevo mica dove sarei andato a finire”.
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