Un gigante della letteratura e il suo libro che ci insegna a tuffarsi nella vita: “I miserabili” di Hugo

“C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima”. E ci sono alcuni libri più grandiosi di altri, che forgiano una comunità, il cui spirito si addentra nei secoli plasmandoli, la cui forza risiede in opere e visioni. Uno di questi libri è “I Miserabili” di Victor Hugo. Puntualizziamo alcuni aspetti che storicamente rendono quest’opera così grandiosa: in primo luogo è stato da sempre, fin dalla sua pubblicazione, uno dei libri più letti e acclamati, segno che ha sin da subito ha interpretato la sua missione letteraria, ossia essere un faro per i lettori, in grado di tracciare una rotta nelle turbolenti acque di metà ottocento, così come poi ha continuato a farlo sino ad oggi e lo farà di certo in futuro. E come mai ha saputo ergersi con così tanto entusiasmo? Perché porta al centro della scena i miserabili, gli ultimi, i reietti della società, che in definitiva però sono il popolo, la gran parte delle anime che abitano questo vasto mondo. Qui siamo lontano dall’epopea di Jacques-Louis David e dei suoi quadri maestosi che hanno attraversato la grandur francese, qui ci siamo lasciati alle spalle i fasti di Versailles, l’Impero di Napoleone, e viviamo quegli anni confusi, caotici, che vanno dalla Restaurazione agli albori dei moti rivoluzionari di metà ottocento, con escursioni storiche fino alla Rivoluzione Francese e ai suoi lasciti o promesse infrante. In primo piano sulla scena come detto ora c’è il popolo, continuando con la nostra similitudine artistica ci sono i mangiatori di patate di un primo Van Gogh, ci sono i rivoluzionari di Goya, i derelitti di Théodore Géricault. E qui veniamo all’universalità del suo messaggio che gli ha permesso un successo indiscusso dalla sua apparizione fino ad oggi come dicevo. Si tratta di una condizione sociale che non muta con il passare del tempo. Riecheggia la massima di Tomasi di Lampedusa “deve cambiare pur qualcosa affinché non cambi nulla”. Passano i moti rivoluzionari, che almeno prima avevano più foga e passione di oggi, ma ogni promessa di riscatto, di giustizia sociale, di lotta alla miseria viene immancabilmente frustrata, e i miserabili siamo ancora noi e i nostri fratelli e sorelle nel mondo. Studenti, precari, prostitute, delinquenti dozzinali, operai, fino ai bambini soldato o nuovi schiavi: chi meglio chi peggio ma il futuro è per tutti rubato o al limite una pia utopia. Per questo ho scritto che è un classico e un best sellers fino ad oggi, perché la mia speranza almeno come lettore è che in futuro la lotta immane che anima queste pagine e che viene costantemente sopraffatta possa trovare la sua dimensione reale e portare ad un cambiamento. Spero insomma che in futuro questo libro sia letto solo per quello che potrebbe essere: un capolavoro della letteratura, e il suo contenuto storico e politico mera archeologia. Per ora il mio consiglio su come leggerlo: trovate nel vostro corpo una cicatrice che risale alla vostra gioventù. Ricordatevi quando ve la siete fatta e soprattutto lo spirito che vi animava in quei momenti, il coraggio di gettarsi anima e corpo in qualcosa, la concentrazione massima che riponevate in un semplice gioco. Ecco almeno avrete toccato con mano una delle lezioni del grande Hugo: un gigante della letteratura e del pensiero di ogni tempo ma capace di vivere le sue passioni e i suoi personaggi con la serietà e la profondità di un bambino.
Buon Natale dallo Staff Feltrinelli Arezzo!
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