La fragile Italia di Mancini bis cerca il riscatto con la Turchia

E la politica? Che cosa vuole?
Soldi non ne mette, ma il becco, quello sempre. Vuole contare, dire la sua, marcare il territorio. Farsi vedere in tribuna, parlare senza sapere. Ma questa gente si rende conto in quale palude siamo? All’Olimpico venerdì lo stadio era mezzo vuoto. Senza i bambini, con le loro facce afflitte, ci sarebbero voluti i cartonati per riempire le tribune. Poi sono arrivati i fischi, ma cosa vuoi fare? lo spettacolo è stato francamente triste, deludente. Con quel passaggini avanti e indietro mentre i belgi con due azioni in verticale ci infilzavano senza pietà. Con Il povero Donnarumma, costretto a volare di qua e di là e poi in crisi isterica nel finale con Lukaku. E De Bruyne? Nel Napoli ha quel passo stanco da fritto misto non digerito, con il Belgio invece diventa imprendibile.
Eppure, se si vuole evitare lo sprofondo, bisognerà che ognuno si dia una regolata. Dirigenti, giocatori, ma anche tifosi e commentatori. Troppi giudici feroci, Troppi fustigatori senza pietà. Diamoci una calmata. Fretta e bene non stanno mai assieme. Lasciamo quindi Mancini, che comunque un Europeo l’ha vinto, il tempo di fare il suo lavoro.
Vogliamo i giovani?
Gli italiani di seconda generazione come la Francia e la Germania? Beh, Non spariamogli subito addosso come abbiamo fatto con Alessandro Romano. Tre giorni di lavoro sono pochi. Perfino il Creatore per concludere qualcosa ne ha impiegati sette. E pure la questione del “tradimento” dobbiamo chiuderla una volta per sempre. Vero che Mancini ha preferito i soldi arabi, ma perché gli altri allenatori? Sempre nei secoli fedeli? E Inzaghi? E Conte? Anche Mancini, ciuffo o non ciuffo, ha diritto alla prescrizione.
La Nazionale è brutta perché è uno specchio. Lo specchio del nostro calcio. Di un calcio dove solo il Frosinone ha un’ossatura italiana. Dove il Como, il nuovo che avanza, fa giocare solo stranieri. A parte Donnarumma, non abbiamo fenomeni. E quelli di maggiore spessore, come Tonali e Barella, venerdì sono stati tra i più deludenti. Come mai? Stasera ci saranno cinque avvicendamenti con il rientro di Bastoni e Frattesi, mentre Barella, Maldini e Mancini e altri sette resteranno a Coverciano in vista della prossima sfida con la Francia il prossimo 2 ottobre.
Urge però una domanda: ma perché i nostri calciatori, soprattutto nel primo tempo, sono così impacciati come se avessero paura di toccare la palla? Per la pressione? Ma sono professionisti che giocano in A e in Europa. Forse, come faceva il vecchio Bearzot, bisogna non snaturarli, non imporgli tattiche nuove e astruse (ogni riferimento a Spalletti non è casuale) che in pochi giorni faticano ad assimilare.
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