Un centimetro di neve su Modena per l’Epifania, non capitava da 16 anni

La Befana 2026 ha portato in dono ai modenesi un sottile velo bianco, sufficiente appena per entrare nelle statistiche ufficiali ma abbastanza per risvegliare la memoria storica della città. L’Osservatorio Geofisico di Unimore ha infatti ufficializzato il dato definitivo: il 6 gennaio sono caduti esattamente 1 cm di neve presso la stazione di Piazza Roma.
Si è trattato di una situazione meteorologica che gli esperti hanno definito “al limite”. Per gran parte della mattinata di ieri, la città è stata interessata da quella che tecnicamente viene chiamata “neve continua debole”: fiocchi persistenti che faticavano ad attaccare al suolo. Solo grazie a una leggera intensificazione, l’evento ha evitato la classificazione di semplice “neve in tracce”, raggiungendo la soglia minima misurabile per essere catalogato come “giorno con neve”.
Tuttavia, la distribuzione della dama bianca è stata tutt’altro che democratica. La nevicata si è manifestata con una marcata disomogeneità sul tessuto urbano, con accumuli decrescenti da est verso ovest e da nord verso sud. La differenza è visibile ancora oggi: mentre al Campus DIEF di Ingegneria la neve resiste al suolo, nel centro storico e nei quartieri occidentali è quasi del tutto scomparsa, complici le temperature che, pur rigide, non sono state eccezionali. Questa mattina, infatti, la colonnina di mercurio ha segnato +0,7°C in centro e -1,6°C nella periferia del Campus, valori con gelate diffuse ma in linea con le minime registrate negli ultimi dodici mesi.
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Un ritorno al passato (ma in miniatura)
L’evento del 6 gennaio riannoda un filo interrotto sedici anni fa. L’ultima nevicata nel giorno dell’Epifania risaliva infatti al 2010, quando caddero 6 cm. Storicamente, il 6 gennaio è una delle date “preferite” dalla neve a Modena: dal 1830 a oggi si contano ben 17 episodi misurabili, secondi solo al primato assoluto del 15 gennaio (con 22 casi). Gli annali ricordano Befane ben più generose, come i 47 cm del 1858 o, in tempi più recenti, i 12 cm del 1986.
Il clima che cambia
Al di là della cronaca, questo centimetro di neve racconta molto del cambiamento climatico in atto. La tendenza degli ultimi anni mostra nevicate sempre più rare, fugaci e irregolari. L’ultimo deposito significativo risale al 5 dicembre 2023 (sempre 1 cm), mentre per trovare accumuli importanti bisogna tornare al “Big Snow” del febbraio 2015, quando la città fu sommersa da 32 cm.
Gli esperti dell’Unimore evidenziano un apparente paradosso: in un contesto di riscaldamento globale e nevicate scarse, non sono esclusi episodi estremi. La maggiore energia e umidità in atmosfera, unite agli effetti dell’amplificazione artica che modifica le ondate del getto polare (spingendo aria gelida a latitudini medie), possono ancora generare fenomeni intensi quando le condizioni termiche lo permettono.
Allerta meteo: occhio al gelicidio
Se la neve è ormai alle spalle, l’attenzione si sposta ora sulle insidie delle prossime ore. Dopo una giornata di domani che si preannuncia come la più fredda della settimana, venerdì arriverà una debole perturbazione che potrebbe portare un fenomeno pericoloso: il gelicidio.
L’arrivo di aria più mite in quota che scorre sopra il “cuscinetto” freddo rimasto al suolo potrebbe trasformare la pioggia in ghiaccio istantaneo al contatto con le superfici. Il rischio è alto soprattutto in Appennino, ma non si escludono episodi di pioggia ghiacciata anche in pianura. È il ritratto perfetto di un inverno “marginale”, dove pochi decimi di grado decidono il confine tra la magia della neve e il pericolo del ghiaccio.
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