Cultura

Un budget irrisorio e un successo stratosferico: il regista del film rivelazione dell’anno, targato A24, conferma il sequel

Quando un film con un budget inferiore ai 10 milioni di dollari incassa 118 milioni nel weekend di apertura globale, diventando il miglior esordio di sempre per A24, la domanda non è se ci sarà un sequel, ma quando. E per Backrooms, il fenomeno nato su YouTube e trasformato in blockbuster cinematografico, la risposta è arrivata più veloce del previsto: il secondo capitolo si farà.

Kane Parsons, il giovane filmmaker che ha trasformato un concept virale in una delle sorprese più clamorose del box office recente, non ha mai nascosto le sue ambizioni. Durante il tour promozionale del primo film ha parlato apertamente del desiderio di espandere Backrooms in un’antologia cinematografica, consapevole di aver esaurito le possibilità narrative offerte dalla piattaforma YouTube. Ora, dopo il trionfo al botteghino, quel desiderio sta prendendo forma concreta.

Ma a che punto è davvero lo sviluppo del sequel? Secondo fonti vicine alla produzione, Parsons è attualmente alla ricerca di un collaboratore per la sceneggiatura. Non si tratta di delegare il progetto, ma di trovare qualcuno con cui costruire la storia del secondo capitolo. È questa, in sostanza, la fase in cui si trova Backrooms 2 in questo preciso momento: un regista con un contratto firmato con A24, un successo straordinario alle spalle e la necessità di trovare la voce giusta per accompagnarlo nella scrittura.

Le previsioni per il secondo weekend di Backrooms sono ottimiste. Nonostante l’arrivo di concorrenti importanti come Masters of the Universe di Amazon MGM Studios e il nuovo Scary Movie di Paramount, il film di Parsons dovrebbe reggere bene, con un calo stimato del 55 percento e un incasso atteso intorno ai 36 milioni di dollari. Un risultato che confermerebbe la tenuta del film oltre l’hype iniziale.

Parsons ha costruito il suo seguito su YouTube con una narrazione visiva inquietante, un uso magistrale dell’atmosfera e una capacità rara di creare tensione senza bisogno di jump scare facili. Portare tutto questo al cinema, con un budget limitato ma un’ambizione narrativa enorme, era una scommessa. Una scommessa vinta. Ora la sfida è replicare quel successo senza tradire l’essenza di ciò che ha reso Backrooms speciale.

Il film si concludeva con un cliffhanger che coinvolgeva il personaggio della terapista, un finale volutamente aperto che lasciava intuire un universo narrativo più ampio. Chi ha seguito i contenuti precedenti di Parsons sa che il lore delle Backrooms è vasto, stratificato, ricco di possibilità. Il materiale c’è, la visione anche. Ora serve qualcuno che aiuti a trasformare tutto questo in una sceneggiatura solida.


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