Umbria, il lavoro parla sempre più straniero: un’assunzione su quattro riguarda immigrati

In Umbria il mercato del lavoro parla sempre più straniero. Nel 2024 poco più di 22mila imprese umbre hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni e, tra queste, 8.750 hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori immigrati. Significa che il 39,7% delle aziende che cercano personale prevede di ricorrere a manodopera estera. Un dato, questo, che non si riferisce all’intero universo delle imprese attive ma esclusivamente a quelle che hanno espresso un fabbisogno occupazionale. È una distinzione sostanziale perché indica che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che assumono, guardano anche a personale straniero. Il confronto con la media nazionale, ferma al 34,4%, colloca l’Umbria sopra il dato italiano e all’ottavo posto tra le venti regioni. Davanti si trovano in prevalenza territori del Centro Nord con mercati del lavoro più dinamici, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza risulta sensibilmente inferiore. Il dato, emerge dal report della Camera di Commercio dell’Umbria su elaborazioni Excelsior, non è episodico né congiunturale ma segnala una componente ormai strutturale del sistema produttivo regionale, che interessa agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona, dove la disponibilità di lavoratori stranieri rappresenta spesso un fattore di continuità operativa.

Assunzioni Se si passa dal numero di imprese al volume complessivo degli ingressi programmati, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale. In altri termini, una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, che si ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale. L’Umbria si muove dunque nella fascia medio alta del Paese. Il lavoro straniero non rappresenta una soluzione residuale ma una componente ordinaria della domanda. Non riguarda soltanto mansioni operative o stagionali, perché in diversi comparti la richiesta si estende anche a figure tecniche e professionali con competenze specifiche. Un elemento rilevante è la difficoltà di reperimento: complessivamente, a febbraio 2026, il 51,6% delle assunzioni programmate viene indicato come di difficile reperimento. Più di una su due. È la misura di un mercato selettivo, in cui la tensione tra domanda e offerta segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.

Febbraio Guardando al complesso delle assunzioni, italiani e stranieri insieme, il mese di febbraio 2026 offre un segnale di tenuta. Le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, con un lieve aumento rispetto a febbraio 2025. Il confronto con l’Italia evidenzia una dinamica migliore: a livello nazionale si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua. Il rallentamento colpisce soprattutto le regioni del Sud, mentre nel Centro Nord le variazioni risultano più contenute e in alcuni casi stabili. In Umbria, tuttavia, resta elevata la quota di profili difficili da reperire, pari appunto al 51,6%. Nel trimestre febbraio aprile 2026 le assunzioni programmate scendono da 18.100 a 16.820, con una riduzione di 1.280 unità, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione esiste ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale, che segna un -18,5%, equivalente a quasi 96mila assunzioni in meno.
Analisi «I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire», sottolinea il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria Giorgio Mencaroni Nel complesso emerge l’immagine di una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale, mentre l’avvio del 2026 segnala una programmazione più cauta ma non un’inversione di tendenza.
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