Trump celebra i 250 anni degli Usa: «L’America non sarà mai comunista»
Donald Trump trasforma le celebrazioni per i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza in un discorso sulla forza degli Stati Uniti, sull’esercito e sulla battaglia politica interna. Dal palco del National Mall, a Washington, il presidente americano ha esaltato la potenza militare del Paese e ha ribadito che le forze armate iraniane sono state «annientate» nella guerra di quest’anno.
«L’America è una nazione di vincenti e oggi il nostro Paese sta vincendo di nuovo», ha detto Trump davanti alla folla, chiedendo al Congresso di approvare il Save America Act, la legge che introduce l’identificazione degli elettori e limita il ricorso al voto per corrispondenza. «Non ci sarà il voto per corrispondenza», ha previsto il presidente, indicando come possibili eccezioni i casi di malattia o disabilità.
Nel suo intervento Trump ha richiamato figure e simboli della storia americana, da Davy Crockett ai fratelli Wright, fino ai Marines di Iwo Jima. Sul palco è salito anche l’equipaggio della missione Artemis II. «Andremo sulla Luna e da lì proseguiremo verso Marte», ha detto il presidente.
Uno dei passaggi più duri è stato dedicato al comunismo. Trump ha collegato la Guerra Fredda al presente e ha assicurato che gli Stati Uniti non diventeranno «mai un Paese comunista». Poi l’attacco: «Il comunismo è perdente, e lo sarà sempre». Secondo il presidente, quella minaccia avrebbe rialzato «la sua brutta testa» anche in America: «È come un cancro, bisogna estirparlo in fretta».
La serata si è chiusa con lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Trump, seduto accanto alla first lady Melania e protetto da un vetro antiproiettile, ha seguito la conclusione delle celebrazioni. Tra i brani diffusi non è mancata «Y.M.C.A.», canzone dei Village People diventata una delle colonne sonore dei suoi comizi e tornata d’attualità dopo la morte del cantante Victor Willis.
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