Calabria

Truffa del “finto carabiniere” nel Vibonese: l’Arma incastra due campani “in trasferta”

Un copione collaudato e spietato, giocato sulla vulnerabilità di una persona anziana. È quello andato in scena a San Calogero il 27 ottobre dello scorso anno, ma la cui scia giudiziaria si è chiusa in questi giorni con l’identificazione e la denuncia dei presunti responsabili. I carabinieri di San Calogero supportati dai colleghi campani delle Stazioni di Pomigliano d’Arco e Napoli Marianella, hanno infatti dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’obbligo di dimora.

Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, ha colpito due soggetti residenti rispettivamente a Napoli e ad Afragola, considerati gravemente indiziati di truffa aggravata. I fatti contestati risalgono all’autunno scorso, quando la vittima, un’anziana donna residente nel centro vibonese, è finita nella rete del cosiddetto metodo del “finto carabiniere”.

Tutto è iniziato con una telefonata: all’altro capo del filo un uomo si è qualificato come appartenente all’Arma, raccontandole con tono allarmato che un suo stretto congiunto era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale. Per evitare pesanti e immediate conseguenze giudiziarie, secondo il sedicente militare, era assolutamente necessario consegnare con urgenza una cospicua somma di denaro. Un pressing psicologico studiato nei minimi dettagli: mentre la donna veniva trattenuta e distratta al telefono dal finto investigatore, un complice si è presentato direttamente alla sua porta. Confusa e terrorizzata per le sorti del familiare, l’anziana ha così consegnato all’uomo tutto il denaro contante che aveva in casa e diversi monili in oro, per un valore complessivo stimato in circa 14.000 euro. Le indagini avviate immediatamente dai Carabinieri di San Calogero hanno però permesso di riavvolgere il filo della truffa. Attraverso accertamenti mirati, i militari sono riusciti a identificare i due presunti autori della trasferta criminale e a raccogliere elementi probatori così solidi da spingere l’Autorità Giudiziaria a emettere la misura cautelare dell’obbligo di dimora nei loro comuni di residenza.


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