Piemonte

Troppo caldo per lavorare, ma in Piemonte mancano gli ispettori

Le regole ci sono, ma non ci sono abbastanza persone chiamate a controllare che vengano rispettate. A circa un mese e mezzo dalla sua entrata in vigore, l’ordinanza-caldo della Regione Piemonte si scontra con una difficoltà che va oltre i suoi contenuti.A lanciare l’allarme è la Cgil piemontese, che in circa 45 giorni ha raccolto dalle sue diverse componenti 22 segnalazioni (quasi una ogni due giorni, domeniche comprese), ma si è dovuta scontrare con la carenza cronica di ispettori. Soltanto uno di questi esposti, infatti, ha portato al controllo da parte dei Carabinieri nel territorio di Novara.

«Chiediamo – spiega Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte – che il buon provvedimento preso dalla Regione diventi esigibile, soprattutto se c’è una segnalazione, perché poi non vogliamo piangere sulla prima persona che morirà per un colpo di calore, perché è caduta da un’impalcatura o perché è svenuta in una cucina rovente”.In dettaglio, le 22 segnalazioni sono arrivate soprattutto dal mondo dell’edilizia (19), ma non sono mancati episodi legati al settore metalmeccanico e ai rider, come nel caso di Novara. «L’altra sera una nostra delegata ha mandato la foto del termometro di un autogrill sulla Torino-Alessandria dove c’erano 50° – prosegue Airaudo –. Visto che non siamo di fronte a un evento eccezionale, ma a qualcosa di strutturato, abbiamo bisogno che l’ordinanza diventi efficace. Sappiamo che il problema non è solo repressivo, sappiamo che mancano altri strumenti. Ma non è accettabile sentire un rider che ci dice che deve scegliere tra morire di caldo e morire di fame». Per questo motivo, domani, a partire dalle 9, davanti al grattacielo della Regione Piemonte ci sarà un presidio di Rls e Rlst per protestare contro la mancata applicazione dell’ordinanza regionale sul caldo. E torneranno d’attualità altre cifre: quelle delle carenze d’organico in chi dovrebbe effettuare i controlli. Gli ispettori dovrebbero essere 400 in Piemonte, ma ce ne sono solo 200.

«Ci sono addirittura tecnici Spresal – dice Airaudo – che magari non hanno neanche il patentino da polizia giudiziaria e quindi non possono entrare in un luogo di lavoro». Ogni territorio, poi, racconta una storia diversa, ma riconducibile a un unico canovaccio. All’Asl Città di Torino, secondo Cgil Piemonte, lo Spresal conta 35 tecnici, ma ne mancano 4, mentre nei prossimi mesi altri 7 saranno trasferiti. Dei 35, peraltro, solo 20 hanno il patentino da polizia giudiziaria. Alla AslTo3 i tecnici Spresal sono 21, ne mancano 3. Alla AslTo5 l’organico è di 13, ma ne sono presenti 9, di cui una in maternità e un’altra in attesa di trasferimento.

La situazione più infelice sembra quella della AslTo4, dove l’arretrato accumulato richiede prestazioni aggiuntive o in convenzione con le altre Asl, ammesso che ci sia il personale.E in giro per il Piemonte non è meglio: all’Asl di Alessandria mancano 5 tecnici e 3 medici, ad Asti c’è un fabbisogno di 33 tecnici, ma ce ne sono 25, di cui solo 22 operativi. A Cuneo, nella Asl 1 manca il 40% del personale, ce diventa il 70% per i tecnici della Asl 2. Nel Vco ci sono sei tecnici, ma ne servirebbero almeno il doppio. A Novara ce ne sono circa 10, la metà di dieci anni fa. A Vercelli mancano un medico e 5 tecnici. A Biella, con 4 tecnici, ne mancano almeno 6.


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