Campania

Troppi ruoli in poche mani


“Un solo docente è primo collaboratore del Dirigente, RSPP, componente della RSU e membro del Consiglio di Istituto e della Giunta esecutiva. Il coniuge è secondo collaboratore. Tra i docenti cresce il malcontento, alimentato anche dal silenzio della dirigenza”, affermano un gruppo di docenti del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua. 

“L’articolo 97 della Costituzione chiede alla pubblica amministrazione buon andamento e imparzialità. Da questi principi discende un’esigenza di buon senso: chi gestisce, chi delibera e chi rappresenta i lavoratori dovrebbero essere, per quanto possibile, persone diverse. Al Liceo Statale “Salvatore Pizzi” di Capua questa distinzione appare sempre più sfumata. Guardando la mappa degli incarichi interni viene in mente Briareo, il gigante dalle cento braccia del mito greco: una sola figura capace di arrivare contemporaneamente in ogni stanza in cui si prendono decisioni”, proseguono. 

“Al centro del quadro c’è un docente che ricopre contemporaneamente quattro ruoli: Primo Collaboratore del Dirigente Scolastico, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), componente eletto della Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) e membro del Consiglio di Istituto, all’interno del quale siede anche nella Giunta esecutiva. Nessuna norma vieta espressamente questo cumulo. Ma la legittimità formale non esaurisce la questione: resta da chiedersi se sia opportuno”, sottolineano. 

“Il Primo Collaboratore e l’RSPP sono figure di fiducia del Dirigente. Il primo è scelto da lui per coadiuvarlo nella gestione; il secondo è il consulente tecnico del datore di lavoro in materia di sicurezza. La RSU, invece, rappresenta i lavoratori proprio nei confronti di quel datore di lavoro, nella contrattazione integrativa e nella ripartizione del Fondo d’istituto. È legittimo chiedersi con quale libertà chi collabora ogni giorno con la dirigenza possa poi sedere al tavolo dalla parte del personale. Non a caso, nel mondo della scuola c’è chi chiede da tempo di rendere incompatibili gli incarichi fiduciari del Dirigente con l’elezione nella RSU”, specificano. 

“Il Programma annuale, predisposto dal Dirigente, viene proposto dalla Giunta esecutiva e approvato dal Consiglio di Istituto; la sua attuazione quotidiana passa poi per lo staff di presidenza. Lo stesso docente è presente in tutti e tre i passaggi. Il ruolo di Secondo Collaboratore del Dirigente è affidato al coniuge del Primo Collaboratore. La nomina del Primo Collaboratore è stata comunicata al Collegio dei docenti del 2 settembre 2026; quella del coniuge è stata formalizzata l’11 settembre 2026. Quando i due principali collaboratori della dirigenza appartengono allo stesso nucleo familiare e, uno dei due, siede anche nella RSU, il personale ha diritto a garanzie di trasparenza, a partire dai criteri con cui vengono assegnati gli incarichi retribuiti e ripartito il Fondo d’istituto”, sottolineano. 

“La legge (D.Lgs. 297/1994) affida la presidenza del Consiglio di Istituto ad un rappresentante dei genitori, per dare voce alle famiglie nell’organo di indirizzo della scuola. Al ‘Pizzi’ il Presidente è un genitore regolarmente eletto, ma è anche docente in servizio nello stesso istituto. La normativa lo consente. Resta, però, un problema di terzietà: chi presiede l’organo che indirizza l’azione della scuola è, nel lavoro quotidiano, subordinato al Dirigente che quell’azione la dirige. La componente dei genitori, pensata come voce esterna, finisce così per essere rappresentata da una persona interna”, affermano. 

“Una parte del personale segnala che alcuni docenti dello staff di presidenza impiegherebbero ore di servizio in attività tecniche e amministrative: manutenzione dei computer, preparazione delle circolari, controllo dell’uso delle postazioni dell’istituto. Se queste attività rientrano in ore di esonero o di potenziamento formalmente destinate al supporto organizzativo, la scelta è legittima, anche se discutibile. Se, invece, comportassero lezioni non svolte o classi affidate a sostituzioni improvvisate, a pagarne il prezzo sarebbero gli studenti e il loro diritto allo studio. È un punto su cui la dirigenza dovrebbe fare chiarezza, rendendo noti incarichi ed ore assegnate”, denunciano. 

“A tutto questo si aggiunge la difficoltà di comunicare con il Dirigente Scolastico. Diversi docenti riferiscono email istituzionali rimaste senza risposta e richieste di chiarimento cadute nel vuoto. In un contesto in cui le figure di rappresentanza interne sono così vicine alla dirigenza, il personale rischia di non avere un interlocutore percepito come indipendente. La comunità del Liceo “Salvatore Pizzi” non cerca processi né capri espiatori. Chiede che una scuola pubblica funzioni come tale: con ruoli distinti, decisioni trasparenti ed un Dirigente che sia vicino a chi lavora nella scuola, che lo ascolti, risponda a chi gli scrive e renda conto delle proprie scelte”, concludono.


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