Tristan und Isolde al Teatro Carlo Felice, la recensione
Genova. Un debutto che è piaciuto molto al pubblico del Teatro Carlo Felice quello di Tristan und Isolde di Richard Wagner ieri sera, venerdì 13 febbraio. Nuovo allestimento dello stesso teatro che ha calato due assi dal punto di vista della direzione (il maestro Donato Renzetti) e della regia (Laurence Dale), con scene e costumi di Gary McCann, le luci cinematografiche di John Bishop e l’atmosfera dei video creati da Leandro Summo, un grande lavoro per l’orchestra e il coro.
Ingresso non convenzionale di Renzetti nei tre atti: niente saluto al pubblico, niente applausi iniziali con l’obiettivo di entrare subito nell’atmosfera della musica wagneriana. Fu un’innovazione per l’epoca: una partitura densa di cromatismo, che non dà tregua a chi ascolta, che lo mette in continuo confronto con le tematiche dell’opera e le emozioni che suscita. Una musica che è inquietudine, tensione, che suggerisce il tumulto interiore e come evolverà la storia di Tristan e Isolde, con quella e (und) carica di significato.
Aveva ragione Donato Renzetti nella conferenza stampa: “Chi non conosce Wagner uscirà dal teatro wagneriano”. Non gli si può dare torto perché il viaggio dallo straordinario preludio, qui proposto con la proiezione di ombre umane, alla trasfigurazione di Isotta, risolta da Dale con Tristano in piedi alle sue spalle, quindi entrambi già nell’aldilà, insieme, è un’esperienza immersiva continua non essendo presenti risoluzioni armoniche: oltre quattro ore, che diventano quasi cinque con gli intervalli.
E Renzetti ha saputo gestire benissimo sia le parti più delicate ed eleganti, sia quelle di maggior furore e intensità. Per lui ovazioni al termine dell’opera.
L’impianto scenico è formato da una piattaforma ovale rotante inclinata con una corrispondente a fare da “tetto” su cui vengono proiettati video prevalentemente astratti in cui il colore ha un ruolo fondamentale passando dal blu, al rosso, al bianco evocando il mare, il cielo notturno, il fuoco, il ghiaccio, ma anche l’animo dei protagonisti. L’impatto è notevole: pochi elementi extra come il timone e un baule nel primo atto, un bosco composto da alberi privi di foglie nel secondo, il giaciglio di morte di Tristan nel terzo.
Se si può fare un appunto proprio nel terzo atto le scene non supportano il momento in cui Tristan, ormai gravemente ferito, cerca all’orizzonte la nave di Isolde perché lui e Kurwenal restano davanti alla piattaforma. La regia di Dale è comunque all’insegna del minimalismo, anche nella gestione dei movimenti scenici, privilegiando sguardi e momenti più statici per lasciare parlare la musica.
Nel cast cambio in corsa vista l’indisposizione di Marjorie Owens: nei panni di Isolde Soojin Moon-Sebastian, buona prova la sua sia negli acuti, sia nelle parti di maggior dolcezza. Tilmann Unger (Tristan), voce gradevole dal timbro scuro, che però risulta troppo debole nell’emissione venendo spesso sovrastato dall’orchestra soprattutto nel terzo atto. Autorevole e drammatico al punto giusto il Re Marke di Evgeny Stavinsky. Particolarmente apprezzati dal pubblico Nicolò Ceriani (Kurwenal) e Daniela Barcellona (Brangäne). Il primo con una vocalità complementare a quella di Tristan, davvero adatto al ruolo, la seconda mostra una padronanza davvero ragguardevole. Bene anche Saverio Fiore (Melot), Andrea Schifaudo (Ein Seemann / Ein Hirt), Matteo Peirone (Ein Steuermann).
Si replica domani, domenica 15 febbraio ore 15.00 (Turno C), venerdì 20 febbraio ore 18.30 (Turno B) e domenica 22 febbraio ore 15.00 (Turno F).





