Sicilia

Trattativa fra Schifani e Forza Italia per evitare le dimissioni

Nei venticinque minuti in cui martedì notte sono stati al telefono urlando reciprocamente Antonio Tajani e Renato Schifani non si sono mossi di un centimetro dalle rispettive posizioni. Il presidente ha rivendicato il diritto alla ricandidatura «per aver risanato il bilancio della Regione» e ha sottolineato «di aver portato Forza Italia al 24% in Sicilia». Il segretario nazionale ha ripetuto ossessivamente che «l’immagine della Sicilia è devastata dalle inchieste e rappresentata per ora da Armao». Così è stato chiaro che la decisione di cambiare candidato era già presa.
Per questo motivo il presidente ha minacciato le dimissioni. Una mossa da giocatore di scacchi, alimentata anche ieri dalla notizia – fatta filtrare in mattinata – di aver convocato la giunta per oggi alle 11.

Le dimissioni però non arriveranno oggi. Le elezioni anticipate non le vuole nessuno. Almeno non così anticipate. Forza Italia lavora per una uscita concordata da Palazzo d’Orleans a gennaio, dopo la manovra correttiva e la Finanziaria. In questo modo si voterebbe ad aprile, così i deputati al primo mandato resteranno formalmente in carica fino a maggio, maturando il diritto alla pensione.

Ma lasciare sul tavolo l’ipotesi di dimissioni lampo serve a Schifani per tenere aperta la partita o, più precisamente, la trattativa per il suo futuro.

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