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Trapianto cuore-fegato «a specchio»: intervento senza precedenti a Torino su un uomo con una rarissima condizione congenita

Un trapianto combinato cuore-fegato a specchio, con gli organi invertiti, è stato eseguito con successo dai professionisti dell’Ospedale Molinette della Città della Salute e delle Scienze di Torino su un paziente di 32 anni originario della Campania, nato con situs viscerum inversus. «Si è trattato di una sfida chirurgica straordinaria, che ha richiesto pianificazione, esperienza e il lavoro di un intero team multisciplinare con cui abbiamo studiato una strategia totalmente innovativa», ha spiegato il professor Renato Romagnoli, Coordinatore Regionale Trapianti. «Abbiamo dovuto ripensare completamente le connessioni vascolari per rendere compatibili organi con anatomia normale in un corpo con disposizione speculare».

Che cos’è il situs viscerum inversus

Il situs viscerum inversus è una rarissima condizione congenita in cui gli organi toracici e addominali sono disposti in modo speculare: il cuore a destra (destrocardia), il fegato a sinistra e milza e stomaco sul lato opposto rispetto alla norma. Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi significativi, ma se associato ad altre malformazioni, in particolare cardiache, può comportare quadri clinici complessi.

La storia del paziente

Il giovane paziente soffriva fin dalla nascita per una grave cardiopatia congenita, già trattata con tre interventi a cuore aperto durante infanzia e adolescenza. Nonostante ciò, il fegato aveva subito un progressivo deterioramento fino alla cirrosi. Nell’ultimo anno, la situazione si era aggravata con la comparsa di un carcinoma epatico; le terapie locali avevano inizialmente contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo ha reso necessario un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza.

La sfida chirurgica

L’anatomia invertita rappresentava un ostacolo significativo: impiantare organi donati con disposizione normale in un corpo a specchio è estremamente complesso. Per questo il paziente è stato inviato a Torino, dove il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile, attivando una macchina organizzativa che ha coinvolto decine di professionisti.

L’intervento

L’operazione è durata diciassette ore, di cui quasi tredici di chirurgia. «L’anatomia anomala ci ha costretto a essere creativi», ha sottolineato Romagnoli. «Abbiamo costruito nuove connessioni vascolari, utilizzando anche segmenti di vasi prelevati dal donatore e percorrendo soluzioni innovative con più varianti tecniche. Leccezionalità è stata dover adattare un’anatomia fisiologica standard a una situazione anatomica inversa», ha aggiunto. Alla fine, il blocco cuore-fegato ha ripreso a funzionare e il sangue ha ricominciato a scorrere fisiologicamente.

Decorso post-operatorio

Il recupero post-operatorio, complesso ma gestito con successo, è stato seguito dall’équipe di Cardio-Rianimazione, con supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Oggi il paziente è ricoverato nell’area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e prosegue positivamente il percorso di riabilitazione.


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