Piemonte

Torino, chiesti i domiciliari per 18 antagonisti, proteste, blitz e un’anguria contro i poliziotti


La polizia di Torino ha notificato in queste ore, a 18 militanti antagonisti, le comunicazioni di interrogatorio, fissate dal gip di Torino, in merito ad altrettante richieste di arresti domiciliari, formulate dalla procura guidata da Giovanni Bombardieri. I reati contestati sono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.

I fatti riguardano diverse manifestazioni. In ordine, quella in sostegno alla Global Sumud Flotilla del 24 settembre, in occasione della quale circa 1.500 persone, dopo essersi ritrovate in piazza Castello, hanno sfilato per le vie del centro fino a raggiungere la stazione di Porta Susa. Lì circa 700 manifestanti, dopo aver forzato uno degli accessi, hanno fatto ingresso in stazione e occupato per un’ora e venti minuti i binari ferroviari, determinando il blocco della circolazione.

Agli antagonisti viene contestato anche il blitz all’aeroporto del 2 ottobre quando circa 30 attivisti, dopo aver raggiunto in bicicletta Caselle, hanno tagliato la recinzione, causando per circa 30 minuti la sospensione dei voli. La stessa sera si è svolto un corteo partecipato da 10mila persone che, dopo aver percorso il centro cittadino, hanno raggiunto le Ogr, dove il giorno seguente, nell’ambito dell’evento “Italian Tech Week”, era in programma la partecipazione del fondatore di Amazon Jeff Bezos e della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Secondo l’accusa e le immagini di quelle ore, i militanti hanno scavalcato e aperto dall’interno i cancelli, consentendo a decine di manifestanti di accedere alla struttura. Gli attivisti hanno danneggiato arredi, monitor, vetrate e quattro auto di Stellantis, spintonato e strattonato gli addetti alla sicurezza intervenuti per tentare di bloccarne l’accesso. A seguito dell’intervento del personale del reparto mobile, due operatori sono stati feriti, riportando lesioni, a causa del lancio di un’anguria da un corridoio sovrastante collocato ad oltre 4 metri di altezza.

Il giorno successivo, 3 ottobre, nell’ambito della mobilitazione lanciata contro la kermesse, circa 1.300 attivisti hanno partecipato a un corteo attraverso le vie perimetrali delle Ogr, dove era in corso l’evento, tentando di accedere alla struttura, lanciando pietre e oggetti contro le forze dell’ordine. Successivamente i manifestanti si sono spostati all’esterno dell’azienda Leonardo in corso Francia. Qui c’è stato un fitto lancio di bottiglie e pietre, con il ferimento di 6 operatori del reparto mobile con prognosi fino a 30 giorni, e sono state danneggiate le auto dei dipendenti all’interno del parcheggio.

Gli arresti domiciliari sono stati chiesti anche per l’irruzione all’interno della Città Metropolitana di Torino il 14 novembre, quando sono stati feriti 9 agenti del reparto mobile. In questa occasione, nella fase conclusiva del corteo promosso per il “No Meloni day”, i manifestanti hanno cercato di accedere in Città Metropolitana attraverso una porta carraia che conduce al garage della sede istituzionale, aggredendo i poliziotti con calci, colpi di asta di bandiera, lanci di oggetti, tra cui sellini di bicicletta e un estintore, il cui gas era stato dapprima utilizzato contro il personale. In quell’occasione era stato arrestato uno dei manifestanti.

L’ultimo episodio contestato riguarda l’irruzione all’interno della sede del quotidiano “La Stampa”, avvenuta il 28 novembre, a margine del corteo organizzato per la giornata di sciopero generale. Nella circostanza circa 80 manifestanti, dopo aver scavalcato i cancelli esterni, sono entrati, utilizzando “la forza intimidatrice del gruppo, all’interno dello stabile – spiegano dalla Questura – danneggiando alcune porte, una telecamera di video-sorveglianza e vergando diverse scritte”.


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