Torino candida il “chilometro quadrato della carità” a Patrimonio Unesco
TORINO – Il cosiddetto “chilometro quadrato della carità” di Torino potrebbe diventare Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Dopo le consultazioni con le istituzioni locali, è infatti partita la proposta di candidatura internazionale sostenuta dalla Arcidiocesi di Torino.
Ad annunciarlo è stato l’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole e l’area interessata è il quartiere alle spalle di Porta Palazzo, dove nell’Ottocento operarono numerosi santi e figure centrali della carità cattolica.
Il quartiere dei santi sociali dell’Ottocento
Il “chilometro quadrato della carità” prende il nome dalla straordinaria concentrazione di opere sociali nate in quella zona della città grazie all’impegno di figure come Giovanni Bosco, Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia di Barolo, Tancredi di Barolo e Giuseppe Cafasso.
Nel giro di pochi decenni queste figure promossero iniziative innovative per l’epoca, dedicate alla cura dei malati, all’educazione dei giovani, all’assistenza ai detenuti e alle missioni nel mondo. Tra le opere simbolo citate dall’arcivescovo Repole c’è la Piccola Casa della Divina Provvidenza fondata da Cottolengo, oltre alle attività educative dei Salesiani e dei Giuseppini del Murialdo e all’azione missionaria dei Missionari della Consolata.
Avviato il percorso di candidatura
Per avviare l’iter di candidatura è stato costituito un primo gruppo tecnico tra Diocesi ed enti locali, mentre nelle prossime settimane verranno coinvolti anche gli istituti religiosi nati dai santi fondatori e diversi soggetti del territorio, tra cui fondazioni bancarie.
L’esperienza di prossimità alla comunità e vocazione racchiusa in questo quartiere, secondo i promotori della candidatura, potrebbe essere riconosciuta a livello internazionale per il suo messaggio universale di carità e inclusione.
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