Lazio

Tor Bella Monaca, assalto con maschere in silicone e un revolver calibro 38 per rubare un Rolex: arrestato 24enne

Un assalto in pieno giorno brutale e studiato nei minimi dettagli, con un copione che sembra uscito da una sceneggiatura cinematografica. Volti camuffati da grottesche maschere in silicone, un revolver calibro 38 carico tra le mani e un obiettivo preciso: un orologio di lusso.

È lo scenario da brivido vissuto nella tarda mattinata di ieri nel cuore di Tor Bella Monaca, dove un professionista romano è stato aggredito appena uscito dal proprio ufficio. Solo la reazione della vittima e il sangue freddo dei presenti hanno evitato il peggio, trasformando una rapina violenta in una trappola per uno dei malviventi.

L’agguato e la rivolta dei colleghi

Il raid scatta in pochi secondi. La vittima si trova sul marciapiede, a pochi passi dal posto di lavoro, quando viene schermata da due uomini piombati dal nulla. I volti sono irriconoscibili, coperti da inquietanti maschere di gomma.

Uno dei due punta la pistola alla testa dell’uomo, mentre l’altro si avventa sul suo polso per strappargli il prezioso segnatempo.

A quel punto, però, l’ingranaggio dei rapinatori si inceppa. Il professionista non subisce il colpo e reagisce, ingaggiando una violenta colluttazione.

In suo aiuto si precipitano immediatamente i colleghi e alcuni passanti: un muro umano che spiazza i criminali, costringendoli a desistere e a fuggire a piedi in direzioni opposte, mentre parte la prima chiamata disperata al 112.

Caccia all’uomo in via delle Naiadi: decisivo un poliziotto in pensione

La Sala Operativa della Questura fa scattare il piano antirapina, dirottando sul posto tutte le autoradio disponibili. I primi a intercettare i fuggitivi sono gli investigatori e le pattuglie del VI Distretto Casilino.

Braccato dalla folla e con le sirene ormai alle spalle, uno dei malviventi inizia a perdere pezzi durante la folle corsa: prima gli scivola la maschera, poi l’arma e infine persino una scarpa.

In quei frammenti di secondo concitati, si rivela decisivo l’intervento di un poliziotto in pensione che si trova a passare di lì. Riconosciuta la gravità della situazione e forte dell’esperienza accumulata in anni di servizio, l’ex agente congela la scena del crimine e recupera l’arma in sicurezza.

Si tratta di un revolver calibro 38 special: nel tamburo ci sono sei cartucce pronte a sparare.

Dai successivi accertamenti l’arma risulterà rubata circa nove anni fa. La corsa del rapinatore – un romano di 24 anni già noto alle forze dell’ordine – finisce poco dopo in via delle Naiadi, dove i poliziotti lo bloccano definitivamente, scalzo e senza via di fuga.

Il finto alibi dello smartphone e il trasferimento a Regina Coeli

Mentre la Polizia Scientifica isola le tracce sulla maschera e sulla scarpa abbandonate sull’asfalto, per la vittima arriva il responso medico: la violenta difesa gli è costata una lussazione alla mano, giudicata guaribile in trenta giorni.

Le indagini si spostano poi nell’abitazione del ventiquattrenne, portando alla luce un dettaglio quasi grottesco. Sul comodino della camera da letto i poliziotti trovano il suo smartphone, acceso e connesso alla rete.

Un escamotage studiato a tavolino dal giovane nel tentativo di precostituirsi un alibi digitale e dimostrare, attraverso la geolocalizzazione del telefono, che al momento dell’assalto si trovava a casa.

Il trucco, però, non ha retto. Accompagnato nelle aule del Tribunale di piazzale Clodio, il ventiquattrenne ha visto la convalida del suo arresto da parte dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto la custodia cautelare dietro le sbarre.

Per il giovane si sono spalancate le porte del carcere di Regina Coeli, mentre è ancora caccia aperta al complice riuscito a dileguarsi.

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