Cultura

TOP TEN ALBUM 2025 – di Riccardo Cavrioli

10. THE CORDS
The Cords
[ Kep Wax ]La nostra recensione

L’ennesima conferma che in Scozia ci deve essere qualcosa nell’acqua o nell’aria, qualcosa che porta a una vicinanza estrema con il pop, il guitar-pop perfetto potremmo dire, perché io credo che due canzoni come “Vera” e “I’m Not Sad”, tanto per citare due perle, non possono venire dal nulla così, ma siano veramente il frutto di un percorso fatto di ascolti, di cultura musicale e pop quotidiani che poi danno questi frutti rigogliosi.

9. JENS LEKMAN
Songs for Other People’s Weddings
[ Secretly Canadian ]La nostra recensione

L’impatto sonoro, dicevamo, è davvero esaltante: arrangiamenti ricchi, brillanti, incalzanti e accattivanti, ma mai sopra le righe o fin troppo esagerati. E poi come in una festa di matrimonio che si rispetti ecco tutte le declinazioni di una pop song: avremo la gioia, l’allegria, l’euforia, ma anche il momento più dolce, tenero e accogliente, magari anche con qualche (forte) pizzico di tristezza.

8. DISH IS NEIN
Occidente (A Funeral Party)
[ Overdub Rec / Black Fading ]
La nostra recensione

Sono sempre stati il contrario dell’immobilismo, della stasi i Dish – Is – Nein e tornano a esprimersi con la consueta capacità critica, smuovendo pensieri e coscienze per chi lo vorrà capire, mentre per altri saranno solo slogan al vento, tutto questo in un concept album dai ritmi martellanti e industrial, dalle melodie immediate e tempestose, ma anche con l’animo a tratti cadenzato, sinistramente avvolgente, come se al posto della chitarra di Parisini si fosse scelto di lavorare con intensità anche su ritmiche oscure e dal retrogusto trip-hop. (Valentina Natale)

7. NIK BRINKMAN
World Within
[ Declared Goods ]
La nostra recensione

Bravo davvero il buon Nik Brinkman che ci porta nel suo liquido mondo in bilico tra merbido jangle pop e psichedelia zuccherosa e pop. Il risultato è un disco che potrebbe sembrare quasi uscire dalle mani di un Noel Gallagher che si è strafatto di LSD e viaggia forte nello spazio guitar-pop più popedelico, con ritornelli memorabili alla Beatles e quegli arrangiamenti pieni e arrotondati che sembrano guardare con amore anche al dream-pop più avvolgente.

6. C DUNCAN
It’s Only A Love Song
[ Bella Union]
La nostra recensione

Veramente bello, romantico e intenso il nuovo disco di C Duncan, che si apre a suggestioni anni ’70 ricche di arrangiamenti preziosi d’archi, suite al piano, squisiti cori e una narrazione musicale a metà tra il fiabesco e il cinematografico.

5. 3 A.M. AGAIN
The Psychic’s Letter
[ The Cat Collects ]
La nostra recensione

E’ un folk brioso e ricco di fantasia quello di Michael che lavoro molto bene sulle chitarre acustiche e sopratutto sulle voci, a tal punto che a tratti sembra di sentire dei Fleet Foxes (proprio in virtù di queste sovrapposizioni vocali molto curate) molto meno seriosi e più votati a qualcosa di solare e ficcante.

4. LÙLÙ
Lùlù
[ Howlin’ Banana Records ]
La nostra recensione

Questi sono veramente degli eroi assoluti che sembrano riportarci ai tempi d’oro degli Knack, ma è come se qui ci fossero 10 “My Sharona” in quanto a potenziale travolgente, non so se mi spiego. Ecco quindi un taglio new wave / powerpop da fine anni ’70, inizio anni ’80 che fa capolino in modo travolgente, mentre i nostri inanellano riff e cori che suonano tanto classici quanto immediati, senza contare poi l’energia contagiosa sprigionata ogni istante e sopratutto questo cantato in francesce che si mescola all’italiano mandandoci letteralmente in paradiso, perché alla fine risultano credibili sia nella loro lingua madre che in questo italiano che ci fa un po’ sorridere, che sembra richiamare i nostri brani degli anni ’60 per contenuti e tematiche.

3. HATCHIE
Liquorice
[ Secretly Canadian ]
La nostra recensione

Eccola, questa è la Harriette Pilbeam che conosciamo e che vogliamo. Messe da parte le velleità acid-house, pop e danzerecce del secondo (brutto e pretenzioso) album “Giving the World Away“, la nostra fanciulla torna all’amore per lo shoegaze e i Cocteau Twins, Lush, Chapterhouse e smette di cercare il produttore di grido per affidarsi a chi può valorizzare quello che Hatchie ha sempre fatto alla grande, ovvero quello shoegaze che “flirta” adorabilmente con il dream-pop: parliamo ovviamente di Jay Som, che ha delle manine fatate e Joe Agius, suo compagno anche nella vita, uno che in questi suoni ci sta dentro alla grande.

2. BLANKENBERGE
Decisions
[ Automatic Music ]
La nostra recensione

I Blankenberge fanno shoegaze? Fanno dream-pop? Fanno indie? Di cosa stiamo parlando? I Blankenberge ormai stanno semplicemente in un sogno, il sogno della musica celestiale, quella che ci conduce all’estasi assoluta. Pensate bene ai vostri sogni e poi ditemi se questa non è la musica perfetta per descriverli. Io veramente ho dovuto interrompere l’ascolto per scrivere questa recensione, perché il senso di beatitudine e di smarrimento era tale che non riuscivo davvero a scrivere

1. PRISM SHORES
Out From Underneath
[ Meritorio ]
La nostra recensione

La scuola canadese indie-rock è un po’ come quella svedese in ambito indie-pop, sai, quasi a scatola chiusa, che ti sta per arrivare il disco con la D maiuscola, quello che ti farà gridare e sobbalzare, quello che ti inonda di melodie senza soluzione di continuità e tu puoi solo gioire di fronte a tanto ben di Dio, così tanto che sembra impossibile. In “Out From Underneath” abbiamo 10 singoli. Sì Sì, avete letto bene 10 brani, 10 singoli potenziali, 10 canzoni bellissime, trascinanti ed emozionanti come non mai.


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