Tim Curry: il legame con Lady Diana, Mick Jagger e il ruolo di Joker che nessuno conosce
Ci sono attori che finiscono per diventare inseparabili da un solo personaggio. Per Tim Curry quel personaggio aveva corsetto, calze a rete e tacchi alti. Eppure, ridurre una carriera lunga più di cinquant’anni al solo Dr. Frank-N-Furter sarebbe quasi impossibile. Dopo la morte dell’attore britannico a 80 anni, vale quindi la pena riscoprire alcune delle storie meno conosciute della sua vita: dalla principessa Diana al Joker che avrebbe potuto cambiare completamente Batman: The Animated Series, passando per una carriera musicale dimenticata e persino per uno dei meme più longevi del mondo dei videogiochi.
Prima ancora che The Rocky Horror Picture Show diventasse uno dei cult più famosi della storia del cinema, infatti, Frank-N-Furter era già Tim Curry. L’attore creò il personaggio nel 1973 per The Rocky Horror Show, il musical teatrale di Richard O’Brien rappresentato inizialmente al Royal Court Theatre di Londra. Quando due anni più tardi arrivò il film, Curry portò semplicemente sul grande schermo una creatura che aveva già avuto parecchio tempo per costruire e perfezionare.
E pensare che all’inizio Frank avrebbe potuto essere molto diverso da quello che conosciamo. Curry aveva immaginato di interpretarlo con un marcato accento tedesco, quasi fosse lo stereotipo dello scienziato pazzo dei vecchi film. A cambiare tutto fu un viaggio in autobus. L’attore sentì una donna dall’accento estremamente aristocratico chiedere se qualcuno avesse una casa “in città o in campagna” e capì improvvisamente quale dovesse essere la voce del personaggio: Frank avrebbe parlato praticamente come la Regina.
Il risultato conquistò anche una spettatrice che Curry probabilmente non si sarebbe mai aspettato. Anni dopo, durante una rappresentazione di Love for Love a Vienna, l’attore incontrò Carlo e Diana. Fu proprio la principessa a chiedere di conoscerlo perché era una fan di Rocky Horror. Curry, incredulo, le domandò se avesse davvero visto un film così provocatorio. Diana gli fece capire di sì, aggiungendo con una battuta che aveva praticamente “completato la sua educazione”. Curry avrebbe ricordato per anni quel momento e il sorriso malizioso con cui la principessa pronunciò quelle parole.
Ma Rocky Horror nasconde un altro “what if” enorme. Nel 2025 Curry ha raccontato al New Yorker che Mick Jagger voleva interpretare Frank-N-Furter nella versione cinematografica. L’idea, comprensibilmente, piaceva parecchio allo studio: avere il frontman dei Rolling Stones come protagonista avrebbe significato portare nel progetto una delle rockstar più famose del pianeta. Alla fine, però, il ruolo rimase a Curry. David Bowie, dal canto suo, aveva assistito allo spettacolo teatrale e Curry ricordava ancora il modo plateale con cui applaudiva ogni volta che Frank entrava in scena.
Curiosamente, proprio il personaggio che lo rese immortale diventò per qualche tempo qualcosa da cui Curry cercò di scappare. Alla fine degli anni Settanta cominciò a mostrare una certa insofferenza quando ogni conversazione sulla sua carriera finiva inevitabilmente per tornare a Rocky Horror. Nel 1990, interrogato sull’eventualità di un sequel, spiegò di considerare il film un’esperienza irripetibile e scherzò sul fatto che l’idea di rimettersi nuovamente quei costumi gli provocasse quasi degli incubi.
Con il tempo, però, il rapporto con Frank-N-Furter diventò molto più sereno. Curry tornò nell’universo di Rocky Horror nel remake televisivo del 2016, questa volta nel ruolo del narratore, e nel 2025 partecipò alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del film. Alla fine aveva fatto pace persino con quell’etichetta di “cult classic” che per anni aveva sopportato poco. C’è poi un’intera carriera di Tim Curry che molti spettatori potrebbero non conoscere affatto: quella da cantante. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta pubblicò tre album da solista, Read My Lips, Fearless e Simplicity. Il brano I Do the Rock riuscì persino a entrare nella Billboard Hot 100.
Curry avrebbe ammesso molti anni dopo di aver desiderato seriamente di sfondare nella musica, ma anche di essere stato difficile da inquadrare perché produttori e discografici non riuscivano a trovare un genere preciso nel quale inserirlo. E se una parte del pubblico non conosce il cantante Tim Curry, c’è un’intera generazione che potrebbe invece aver ascoltato la sua voce per anni senza sapere che appartenesse proprio a lui. L’attore ha avuto una carriera enorme nel doppiaggio, lavorando a produzioni come Gargoyles, Aaahh!!! Real Monsters e Voltron: The Third Dimension. Soprattutto, era lui a dare voce all’inconfondibile Nigel Thornberry de La famiglia della giungla.
Per Curry il doppiaggio non rappresentava affatto un’attività secondaria: lo considerava una vera arte e uno degli aspetti della propria carriera di cui andava maggiormente orgoglioso. Ma il ruolo animato più curioso è probabilmente quello che non arrivò mai davvero al pubblico. Prima che Mark Hamill trasformasse Joker in una delle interpretazioni vocali più amate del personaggio, era stato proprio Tim Curry a essere scelto per Batman: The Animated Series. Per anni circolarono versioni differenti su ciò che fosse successo, finché nel 2017 fu Curry stesso a raccontarlo con la consueta ironia: aveva registrato Joker per un certo periodo, poi si era ammalato di bronchite ed era stato sostituito da Hamill.
La sua voce non fu comunque l’unico modo con cui Curry entrò nella cultura pop di generazioni molto più giovani. Nel 2008 interpretò il premier sovietico Anatoly Cherdenko in Command & Conquer: Red Alert 3. A un certo punto il personaggio annuncia di voler fuggire nell’unico posto che, secondo lui, il capitalismo non avrebbe ancora corrotto: lo spazio. Il modo in cui Curry pronuncia l’ultima parola, trattenendo a fatica quello che sembra quasi un sorriso, trasformò una semplice cutscene in un meme destinato a circolare online per anni. La cosa più divertente è che, secondo chi lavorò al gioco, proprio quella diventata celebre sarebbe stata la prima ripresa della scena.
Fuori dal set esisteva poi un Tim Curry completamente diverso. L’attore era un appassionato di giardinaggio talmente competente che il suo giardino sulle Hollywood Hills finì in un volume dedicato ad alcuni dei più belli spazi verdi privati del mondo. Colin Farrell, che anni dopo abitò in una casa precedentemente appartenuta a Curry, raccontò ad Architectural Digest di aver ereditato anche uno splendido giardino realizzato dall’attore. Questa passione produsse anche uno degli aneddoti più divertenti della sua vita.
Curry progettò un giardino per l’amico Freddie Mercury, ma evidentemente il frontman dei Queen non possedeva lo stesso talento con le piante. Tornato da un tour, Mercury gli comunicò che il giardino era morto. Curry gli domandò allora se lo avesse annaffiato, ricevendo una risposta che lasciava intuire perfettamente quale fosse stato il problema: Freddie non sembrava aver nemmeno contemplato la necessità di farlo. Dietro tutti questi personaggi, però, Curry proteggeva gelosamente una parte della propria vita. Non si sposò e non ebbe figli, ma soprattutto rifiutò sempre l’idea che essere famoso significasse dover trasformare anche le proprie relazioni sentimentali in materiale per il pubblico.
Nella sua autobiografia Vagabond, pubblicata nel 2025, chiarì di aver conosciuto amore e delusioni come chiunque altro, ma di non avere alcuna intenzione di raccontarne i dettagli. Per lui il lavoro apparteneva al pubblico; la vita privata, semplicemente, no. Ed è forse proprio mettendo insieme questi frammenti che emerge meglio quanto fosse difficile racchiudere Tim Curry in una sola definizione. Era Frank-N-Furter e Pennywise, naturalmente, ma anche il concierge sospettoso di Mamma, ho riperso l’aereo, il Darkness di Legend e Wadsworth di Clue.
Allo stesso tempo era un cantante che avrebbe voluto diventare una rockstar, un doppiatore ascoltato da milioni di bambini, un appassionato giardiniere capace di lavorare per Freddie Mercury e persino il Joker che Batman avrebbe potuto avere al posto di Mark Hamill. Dopo la sua morte, sono inevitabilmente i personaggi più famosi a tornare nelle immagini e nei ricordi. Ma forse le storie più piccole raccontano ancora meglio chi fosse Tim Curry: un attore che ha trascorso oltre mezzo secolo a sorprendere il pubblico e che, anche adesso che il sipario si è chiuso, riesce ancora a nascondere qualche sorpresa.
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