The Weekender: ascolta gli album di QOTSA, Editors, DIIV (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
QUEENS OF THE STONE AGE – “Perfecth”
[Matador]alternative
I Queens of the Stone Age hanno sempre mantenuto un fascino duraturo e unico. Non è solo il loro sound. È il loro spirito. Sono provocatori nel senso più essenziale del termine: non hanno paura di esplorare il lato oscuro, il sessuale, il surreale, l’assurdo. È un’arte che ringhia e seduce in egual misura, e mai come nel nono album della band, “Perfecth”, pubblicato dalla Matador Records. Nata da sessioni registrate un po’ ovunque, da New Orleans a Los Angeles, la musica è audace e senza limiti, malinconica e minacciosa, delicata e strana. Qui, i Queens hanno messo in ordine i frammenti frastagliati di un’intera carriera. «Ogni canzone sembra provenire da un mondo diverso», dice Homme. «Ed è intenzionale, perché cerca di ricucire insieme tutte queste emozioni che ruotano attorno all’amore, alla lussuria, alla follia e a quel tipo di saggezza che nasce come dono da tutto ciò». «Nulla in questo mondo è perfetto, ma tutto sembra essere “perfecth”», spiega Homme. «E quel titolo è divertente quando sei in un gruppo, ma non lo è più quando sei da solo».
EDITORS – “Surface, Echo and Sound”
[PIAS]alternative
Gli Editors pubblicano il loro ottavo album in studio per l’etichetta Play It Again Sam. Dopo “EBM” del 2022, una collaborazione con il produttore elettronico Benjamin John Power, alias Blanck Mass, con “Surface, Echo and Sound” gli Editors si sono ritrovati in un territorio completamente nuovo. Quando la band si è riunita nell’estate del 2025 per lavorare al seguito, dopo tre album scritti e registrati essenzialmente come progetti da studio, gli Editors hanno sentito il desiderio di tornare a un approccio più naturale, qualcosa che richiamasse i loro esordi, seduti in una sala prove a Stafford, uno di fronte all’altro mentre lavoravano insieme alle canzoni.
DIIV – “ZIRP!”
[Fantasy]indie-rock, alt-rock
“ZIRP!” è il nuovo album dei DIIV, prodotto dal genio del pop A.G. Cook. “Non è un disco di nicchia riservato solo agli intenditori di musica. È il nostro disco POP. È il nostro disco di rock alternativo mainstream estremamente accessibile. Cosa significa “alternativo”? Stiamo dicendo che “ZIRP!” ne è la definizione. Stiamo scherzando? Non proprio. Questo disco è DIVERTENTE. Laddove “Frog” era serio, “ZIRP!” è divertente. È stato divertente da realizzare ed è divertente da ascoltare. La vita è dura. ZIRP! è facile“.
DISGUSTING SISTERS – “Skin and Blisters”
[PIAS]alternative, pop
“Skin and Blisters”: un disco che mantiene tutte le promesse ironiche, un po’ raccapriccianti ma sempre divertenti che il loro nome – in parte un omaggio ai Disgusting Brothers di “Succession”; in parte un riferimento alle “sorelle cattive di Cenerentola, perché sul palco ci sentiamo un po’ come loro” – suggerisce. Attraverso 11 brani, la coppia punta i propri laser contro ex senza speranza e sugar daddy; contro chi ostacola la produttività e la triste routine del lavoro dalle 9 alle 5. Il loro modo di esprimersi è costellato di assurdità impassibili, ma in fondo le Disgusting Sisters credono in ogni parola. «Spero che le persone possano identificarsi con le canzoni perché provengono davvero dal nostro intimo», dice Josephine. «Tutti i testi sono ispirati a momenti reali. Non stiamo cercando di fingere e penso che sia proprio questo a renderci in qualche modo originali: siamo semplicemente noi stesse». Sebbene la maggior parte di “Skin and Blisters” sia un progetto DIY davvero notevole – scritto e registrato dalla band con l’aiuto del produttore e bassista dal vivo James McManus – questi primi brani sono stati potenziati per l’album con l’aiuto del produttore Oli Bayston (Barry Can’t Swim, Rachel Chinouriri), con un richiamo più marcato ad alcune delle influenze più indie della coppia, dai Viagra Boys ai Getdown Services.
THE BIG MOON – “Forever”
[Fiction]alternative
Cosa succede dopo il “e vissero felici e contenti“? E come si fa a dare un senso al “per sempre“? Queste sono le riflessioni al centro del quarto album dei The Big Moon, “Forever”, un disco vivace ma allo stesso tempo meravigliosamente agrodolce. A quattro anni dall’ultimo LP “Here Is Everything” – e a ben otto anni da quando la frontwoman Juliette Jackson ha gettato le basi per la band – il quartetto londinese si ritrova in uno stato d’animo molto diverso, sebbene altrettanto impegnativo. Mentre quel disco era stato concepito nel contesto della pandemia di COVID e vedeva la Jackson alle prese con l’esperienza, che cambia la vita, della nuova maternità, “Forever” esamina ciò che rimane quando si sono già superate molte delle tappe fondamentali della vita ed è temperato da una comprensione diretta della fragilità dell’esistenza. «Nel corso degli anni sono diventata più impaziente con la musica», spiega Jackson con un sorriso. «Mi piace andare dritta al punto». Come spiega la compagna di band Celia Archer, sperano che l’album risulti incoraggiante. «Non sono canzoni banali dal punto di vista dei testi, dei temi o della musica, ma Jules ci ha dimostrato che si può affrontare tutto questo e scegliere di essere ottimisti e trarne forza. Speriamo che anche altre persone possano applicare questo concetto alle proprie vite».
BAD WAITRESS – “In The Hollow”
[Stomp Records]alternative
L’album segna il ritorno del quartetto canadese dopo cinque anni e rappresenta il secondo album completo della band; il singolo di anticipazione “Loving Kind” trasforma una classica canzone d’amore in un brano inquietante e carico di tensione, lasciando intravedere il tono più cupo e peculiare del disco. “In The Hollow” comprende dieci brani e, oltre al singolo, include la title track “In The Hollow”, che spinge il songwriting della band verso arrangiamenti più densi e, a tratti, decostruiti. L’album è stato prodotto dalle stesse Bad Waitress; la registrazione è avvenuta con il tecnico del suono Josh Korody presso i Wychwood Sound Studios di Toronto. La combinazione di autoproduzione sicura e lavoro diretto in studio costituisce la struttura portante dell’intensità claustrofobica che caratterizza “In The Hollow”.
PISS – “you made me / skin on linen”
[Sub Pop]alternative
I PISS sono un quartetto rumoroso e trasversale proveniente da Vancouver, nella Columbia Britannica, che combina punk, poesia, collage sonoro, performance art e arte visiva per creare un’opera multidisciplinare che sfuma il confine tra personale e politico. Forti di una musicalità ponderata, di esibizioni dal vivo energiche e di una missione artistica cristallina, i PISS compongono un punk che mira a trascendere i limiti di un genere ormai consolidato. Il loro lavoro attinge a giganti della letteratura, filosofi, registi, pittori, psicoanalisti, attivisti, bambini e conversazioni con il pubblico. Questo è il primo album completo della band, che descrive un’infanzia segnata dalla violenza strutturale, sistemica e intima. I motivi artistici fungono da metafore di come queste esperienze lascino impronte che gradualmente creano o deformano il sé. Per gli appassionati di Chat Pile, Ethel Cain, Patti Smith, Fugazi, Bikini Kill, Show Me The Body e Crass.
WHY? – “Oh Golly / Yes Lord”
[Waterline]alternative
Il nono album dei Why? mette a nudo tutto il bagaglio emotivo di Wolf, chiedendosi al contempo come una persona riesca a conciliare i diversi aspetti della propria identità. «L’album non offre una visione lusinghiera della mia vita, ma non è questo il punto», afferma Wolf. «Si tratta di materiale senza censure. Nei Why? cerco sempre di essere onesto, ma Oh Golly / Yes Lord è particolarmente rivelatore».
SAMPA THE GREAT – “Nu Zamrock”
[Loma Vista]indie-rock
Il disco è un omaggio al Zamrock, il genere psichedelico e rock sviluppatosi in Zambia negli anni ’70, e nasce in parte dalla scoperta che suo zio (George Kunda, noto come “Groovy Joe”) era un membro fondatore della storica band zambiana WITCH.
IOSONOUNCANE – “Zustìssia”
[Tanca]colonna sonora
“Zustìssia”, il nuovo lavoro di IOSONOUNCANE contiene le musiche originariamente scritte per l’omonimo esordio al lungometraggio del regista e direttore della fotografia Francesco Piras. L’opera segna un nuovo tassello all’interno di “Il suono attraversato”, la collana discografica attraverso cui Jacopo Incani (IOSONOUNCANE) ha intrapreso una deviazione del suo percorso d’autore per dedicarsi alla composizione e produzione di musiche per le immagini. All’interno di “Zustìssia” trovano spazio i brani “L’agnello vide il sole” e “Beniamino”, temi presenti nella colonna sonora del film insieme a tutte le musiche inedite scritte da Incani per questo progetto, ma che non sono state incluse nella colonna sonora. La trama sonora intessuta da IOSONOUNCANE accompagna con tensione e profonda liricità il contrasto tra l’asprezza dell’ingiustizia e l’amore per la verità e per le montagne sarde, luogo da cui il protagonista è stato strappato per una vita intera.
GET WELL SOON – “Seance”
[Scarlet Beast]indie-rock
L’Intelligenza Artificiale e le sue conseguenze sociali e filosofiche. Gropper ha spiegato che il disco è nato da un esperimento con i modelli linguistici (poi fallito) che gli ha ricordato una seduta spiritica più che l’uso di un software. È descritto come il suo “album gotico”
CCCC – “CCCC”
[Quarter Moon Records]jazz, elettronica
Lontano dalle logiche rigide dei generi musicali, CCCC è uno spazio di esplorazione nel quale il songwriting e la sensibilità jazz di Chiara Civello incontrano la ricerca ritmica ed elettronica di Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!. Groove profondi, broken beat, house rallentata e sfumature R&B convivono con strumenti acustici e trame organiche, attraversati da una voce capace di farsi racconto, armonia e materia sonora. Dieci brani nei quali l’intimità della scrittura si apre a geografie più ampie, tracciando connessioni tra Africa, Sicilia, Brasile e Americhe. Al centro del disco ci sono il rapporto con il dolore, la possibilità di cambiare, il
richiamo delle radici. Temi che prendono forma attraverso un lavoro nel quale entrambi gli artisti mettono in discussione le proprie abitudini, lasciando che sia l’ascolto reciproco a orientare la loro musica.
IROIRO – “IROIRO”
[K Records]psych-rock
Sono bastati pochi concerti perché gli IROIRO si affermassero come uno dei gruppi rock più entusiasmanti di Seattle. Questo potrebbe sorprendere i fan degli IQU, di cui Michiko Swiggs e Kento Oiwa costituiscono il nucleo creativo degli IROIRO. Mentre gli IQU combinavano campionamenti e strumentazione dal vivo per dare un tocco giocoso al trip-hop, alla drum & bass e al synth-pop, gli IROIRO producono lunghe jam senza voce che sbocciano in un potente rock psichedelico. È possibile ascoltare la rapida e splendida evoluzione della band nel loro album di debutto omonimo, registrato nella “70s room” dell’Avast! con Stuart Hallerman e mixato con apparecchiature vintage.
CAULBEARERS – “Come Back Home”
[Single Celle Recordings]soul, pop, folk
Nella maggior parte dei brani, il collettivo fonde influenze soul, funk, hip-hop, dub, jazz, indie pop e folk, coinvolgendo 24 artisti provenienti dal Regno Unito e dall’Europa. Radicato nel ricco patrimonio musicale di Manchester ma attingendo a influenze globali, l’album combina groove profondi, linee di basso dub, archi, fiati e ricche armonie. Esplorando temi quali l’identità, il senso di appartenenza e cosa significhi sentirsi a casa, “Come Back Home” è al tempo stesso un viaggio interiore nella psiche umana e un appello all’unità e alla resistenza contro le forze che ci dividono. Attraversando temi quali il tumulto interiore, il colonialismo, la protesta, la spiritualità e il rinnovamento, l’album riflette su un mondo segnato dallo sfollamento, dalla disuguaglianza e dalla divisione, trovando infine conforto nella connessione, nella gratitudine e nella resilienza.
SATANIC PLANET – “Dead Deities”
[Relapse]metal
In “Dead Deities”, i Satanic Planet danno il meglio di sé con un appello alle armi aggressivo e cupissimo contro l’autocrazia nell’era del nazionalismo cristiano. Lucien Greaves, Luke Henshaw, Dave Lombardo e Justin Pearson formano ormai una band affiatata in studio, e Greaves afferma che l’album è più personale e più in linea con gli obiettivi del Satanic Temple. “Dead Deities” si apre con un paesaggio sonoro cupo e minaccioso prima di lanciarsi in “Antichrist”, passando da un’introduzione post-hardcore urlata a una visione lenta, sgradevole e pesante della musica pop all’Inferno. Attraverso 11 tracce, l’album esplora la musica dark moderna con rintocchi di campane, synth oscuri, interludi di rumore diabolico e cori. In un’epoca di regressione e teocrazia, questa è musica di protesta che morde e abbaia in egual misura.
YUMA BIRCH – “Better Way”
[Dischi Sotterraneri]shoegaze, folk
“Better Way” è l’album d’esordio del duo italiano Yuma Birch, duo è composto da Edoardo Elia (già nei PUÀ) e Costanza Delle Rose (Koko Moon, Be Forest). Il loro è mix di shoegaze, folk d’atmosfera, elementi lo-fi e profumi più sperimentali, accentuato e reso ancora più coinvolgente dagl incastri vocali.
NICKELBACK – “Everything Under The Sun”
[Nickelback II Productions]rock
I Nickelback tornano con un nuovo progetto che fonde la potenza rock grezza di “Silver Side Up”, tipica della metà degli anni 2000, con i grandiosi inni da stadio di “All the Right Reasons”. Con oltre 50 milioni di album venduti in tutto il mondo e 12 tour consecutivi con il tutto esaurito, la band sta tornando ai suoni di chitarra densi e saturi e ai ritornelli grintosi che l’hanno resa un gruppo notissimo.
CULT CRIME – “Fully Automatic”
[Static Shock Records]punk-rock
Josh Nickel, sulla pagina bandcamp della Static Shock Records, ci dice che Il nuovo album dei Cult Crime ruggisce. “Fully Automatic” è la fusione di tutte le influenze dei Cult Crime forgiate nell’acciaio. Niente pose da heavy metal né eccessi insipidi e sfacciati. Nessun nascondersi dietro una produzione scadente, come se volessero proporre un’estetica anziché una raccolta di canzoni. Questi 12 brani di rock ’n’ roll essenziale sono eseguiti con convinzione e grinta e li collocano nella stessa categoria degli australiani Split System.
WHITE HILLS – “Collected Consciousness”
[Argonauta]psichdelia, sperimentale
Una band il cui nome è diventato sinonimo di sperimentazione audace e intensità ipnotica, i White Hills hanno trascorso anni a ridefinire i confini della neo-psichedelia, dell’art rock e del post-punk. Ora, in collaborazione con Argonauta Records, svelano un progetto che attinge in profondità al proprio archivio sonoro, spingendosi al contempo in territori inesplorati. “Collected Consciousness” non è una semplice uscita discografica. L’album è concepito come un viaggio in due parti: ogni lato del vinile presenta una composizione continua e immersiva, costruita a partire da mix alternativi di materiale originariamente pubblicato su CDr ormai fuori stampa da tempo e disponibili solo durante i tour. Reimmaginati, ricostruiti e assemblati senza soluzione di continuità, questi brani formano due vaste fasi sonore. Traendo ispirazione dal lavoro pionieristico del leggendario produttore tedesco Dieter Dierks e dalle sue sessioni dei Cosmic Jokers, l’album incarna quello stesso spirito di creazione spontanea e ricomposizione radicale, trasformando registrazioni del passato in qualcosa di completamente nuovo, fluido e vivo.
LOWLY – “Softy”
[Bella Union]indie-rock
I Lowly tornano con il loro quarto album in studio, in uscita per Bella Union. Dopo “Keep Up the Good Work” del 2023, il quintetto danese ha deciso di ritrovare quella scintilla creativa che li aveva uniti per la prima volta oltre un decennio fa. Il risultato è un disco profondamente sentito, plasmato dalla genitorialità, dalla famiglia, dall’amore e dalla perdita, che al contempo amplia il sound dreampop che ha reso i Lowly così amati in tutto il Regno Unito e in Europa. Al loro quarto album, “Softy” si presenta come il loro lavoro più completo e personale fino ad oggi.
CLINIC – “Wild In The Street”
[Domino]alternative
“Wild In The Streets”, il decimo album della carriera dei Clinic, coglie lo stato d’animo attuale della nazione nel loro stile inimitabile. Queste dodici canzoni sono caratterizzate da urgenza, giochi di parole surreali e dall’ironia che li contraddistingue. Da band determinata a tracciare la propria rotta, i Clinic continuano ad andare avanti in modi nuovi e inaspettati. A quasi 30 anni dalla fondazione dei Clinic come quartetto, l’intesa tra Blackburn e Hartley rimane forte come sempre, forse anche di più. «Ci conosciamo dai tempi della scuola», racconta Blackburn. «Hartley è sempre stato appassionato di elettronica e drum machine, fin da adolescente».
NOBLE – “The Witching Hour”
[Blowtorch]indie-rock
I Noble sono una band alt-indie rock con sede a Galway, guidata dal frontman e autore Si Noble (Cranky Face, Mugger Dave). L’album, prodotto dal cantautore Ed Harcourt, segna il ritorno di un veterano della scena musicale indie/alternativa dell’Irlanda occidentale. Il disco riunisce gli elementi contrastanti del songwriting di Noble – tenerezza e intensità, malinconia ed esaltazione – in un’opera coerente ed evocativa. Con un sound che attinge a influenze classiche quali i Beatles, gli Elbow, Elliott Smith, i Blur e Father John Misty, Noble si presenta come un artista che sta affinando la propria voce con chiarezza e profondità. Le canzoni catturano la fragile tensione tra connessione e solitudine, offrendo agli ascoltatori una musica che appare al tempo stesso profondamente personale e universalmente coinvolgente.
STEPHEN STEINBRINK – “In A Split Mirror”
[Mansions & Millions]cantautore
Negli ultimi due decenni, Stephen Steinbrink si è affermato come uno dei cantautori più originali della costa occidentale degli Stati Uniti, dotato di un talento per le immagini poetiche che raramente trova eguali in termini di qualità. È quindi piuttosto ironico, a prima vista, che una voce artistica così singolare sia così intensamente concentrata su quanto sia sfuggente l’io individuale: le sue trasformazioni nel corso della vita, i suoi confini mutevoli e scintillanti e il suo peso cumulativo nel tempo. I sogni sembrano offrire accesso al sé nella sua forma più pura, libero da influenze esterne. Eppure, nei sogni, un sé stabile è ancora più difficile da cogliere che nella vita da svegli, poiché possiamo facilmente trasformarci nelle versioni infantili di noi stessi così come possiamo diventare una persona completamente diversa. “In A Split Mirror” affronta il sogno di vivere come artista oggi, in un’epoca in cui le condizioni che potrebbero sostenere una vita artistica privata vengono costantemente erose dall’inesorabile marea di contenuti. I sogni sono quindi il punto di partenza perfetto per esplorare la natura contraddittoria del sé nel decimo album di Steinbrink, “In A Split Mirror”.
NO MAN – “Between the Sword and the Neck”
[Iodine Records]punk-hardcore
I No Man tornano con il loro secondo album per la Iodine Records. In 26 minuti travolgenti, il quartetto di Washington, D.C. fonde il peso schiacciante di “Erase” con l’urgenza tagliente di “Glitter and Spit”, raggiungendo il loro momento più intenso e intimo di sempre. Ispirato alla parola araba “sumud”, che significa fermezza o perseveranza, il disco attinge profondamente dall’esperienza della cantante Maha Shami, figlia di rifugiati palestinesi. Il titolo, tratto da uno scritto dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani, evoca l’impossibilità di una vera negoziazione tra oppressore e oppresso.
THE YOUNG GODS – “WE ARE ALL YOUNG GODS”
[Two Gentlemen]industrial
I The Young Gods pubblicano il loro nuovo album dal vivo, registrato il 19 dicembre 2025 al Fri-Son di Friburgo. Il disco conclude il tour “Appear Disappear”, che ha portato la band in tournée per circa 70 concerti. Tornando in una sede che ha ospitato tanti momenti fondamentali per la band, questa registrazione cattura l’energia grezza e la potenza elettrizzante che contraddistinguono i The Young Gods sul palco. Dopo mesi trascorsi a portare “Appear Disappear” davanti a un pubblico sempre più numeroso, questo album dal vivo trasmette l’intensità di un repertorio affinato in tour, fondendo brani dell’ultimo disco con i classici del repertorio della band. Fedele documento sonoro dell’esperienza live della band, chiude un capitolo prima di aprirne uno nuovo.
CAMMY CAUTIONS AND THE WRESTLERS – “It’s What She Wants”
[BDK]garage-rock
I Cammy Cautious and The Wrestlers sono un trio rock formatosi originariamente nelle Blue Mountains. Il loro sound è caratterizzato dalla voce graffiante e distintiva della frontwoman Sarah Rheinberger, accompagnata dal suono distorto della sua Mustang, e sostenuto con forza da una sezione ritmica travolgente (Will Cooke [batteria] e Callum Dyer [basso]). Negli ultimi 18 mesi i Cammy hanno acquisito sempre più slancio e continuano ad affermarsi come un punto di riferimento della scena garage rock australiana di nuova generazione.
MINISTRY – “Hate to Go – Take Out or Delivery”
[Cleopatra Records]metal
L’ultimo album in studio dei Ministry, giganti dell’industrial metal: Al Jourgensen regola i conti e mette tutto in chiaro con uno dei dischi più pesanti e rabbiosi della sua lunga carriera. A conferire ulteriore peso all’opera c’è anche la partecipazione speciale di Paul Barker, ex compagno nei Ministry e nei Revolting Cocks. Un capitolo finale feroce per una band che ha contribuito a definire l’industrial metal.
FUJIYA AND MIYAGI – “New Shiny Object”
[Impossible Objects of Desire]elettronica, alternative
Inizialmente concepito come una registrazione dal vivo, i Fujiya and Miyagi hanno plasmato “New Shiny Object” attorno a un approccio essenziale, mantenendo l’essenziale e puntando sulla schiettezza e sulla forza melodica della band. Come afferma David Best, volevano che ogni parte di ogni brano si incastrasse “come il meccanismo di un orologio“. Quel senso di concentrazione permea tutti e nove i brani. “New Shiny Object” “lascia spazio al lutto personale e alla paternità, bilanciando l’emozione a cielo aperto con un umorismo ironico. David Best è qui in forma smagliante, proponendo testi che riflettono la sua visione del mondo, vivida e concisa. È un disco conciso che parla in modo schietto e spesso commovente. Nelle parole dello stesso David Best, invecchiare ha significato diventare più aperto, abbassare la guardia ed essere abbastanza coraggioso da dire esattamente ciò che prova.
KAMINSKI – “Plot Armor”
[AudioSport]art-rock
L’album esplora sonorità art rock, chamber pop ed elementi di elettronica analogica sperimentale, caratterizzandosi per atmosfere cupe, intime e volutamente dissonanti.
DIE TODIN – “Die Todin”
[Heartworm Press]darkwave
I Die Tödin provengono da Gelsenkirchen con un sound darkwave influenzato dal goth, dalla dark electro, dal post-punk e dal black metal. Costruite su ritmi spogli, synth freddi, ritornelli magnetici e una voce sospesa tra distacco e confessione, queste canzoni colpiscono con forza pur conservando un profondo senso di dolore e malinconia. Pubblicata inizialmente come una serie di singoli isolati, ormai esauriti e molto ricercati, questa musica è cresciuta al di fuori delle mode e della nostalgia. Cantata in inglese e tedesco, spinge la depressione, il destino ineluttabile e l’assurdità della vita moderna ai loro limiti emotivi con sorprendente immediatezza e autentica eleganza. Raccolta qui come un’unica dichiarazione completa, l’intera portata dell’opera emerge in tutta la sua nitidezza: senza speranza, suggestiva e realizzata con precisione.
MASTER BOOT RECORD – “Computer Metal”
[Metal Blade]metal
“Computer Metal”, il nuovo album intenso e originale dei Master Boot Record, lancia un messaggio audace attraverso i suoi 10 brani, che si aprono con il primo singolo, “DOT MATRIX”, e si chiudono con “CTRL+ALT+DEL”. Successore di “Hardwarez” del 2024, “Computer Metal” è stato composto tramite MIDI in Cubase, utilizzando il computer come strumento principale. “Computer Metal” perfeziona un mix ibrido di chitarra reale sovrapposta a synth e porta la produzione a livelli ancora più elevati. Il polistrumentista e mente creativa Vittorio D’Amore spiega l’idea alla base della sua ultima opera: «Hardwarez riguardava l’hardware, mentre Computer Metal è più legato a ciò che i computer hanno rappresentato nelle nostre vite e al ricordo che ne abbiamo. Questo album è una sorta di codice del genere», afferma, «poiché ogni brano esprime uno stile diverso di metal, pur essendo realizzato al computer». Il disco spazia dall’hardcore al metal progressivo, passando per il thrash metal, il metal melodico, il death metal, il metal sinfonico-classico, il metal industriale. Ogni brano è l’espressione di uno dei diversi stili metal che hanno influenzato la musica degli MBR. «Il titolo lo dice chiaramente», afferma D’Amore. «Questa è la definizione del genere che sto costruendo sin dal primo giorno».
NOUVELLE VAGUE – “A Date with Depeche Mode”
[PIAS]lounge
A più di vent’anni dalla loro rivisitazione del post-punk con il loro album di debutto, ormai diventato un classico di culto, i Nouvelle Vague aprono un nuovo e audace capitolo con “A Date with Depeche Mode”, una rivisitazione completa di uno dei repertori più influenti e amati della musica moderna. Poche band hanno plasmato la cultura pop come i Depeche Mode. Pochi artisti hanno padroneggiato l’arte della reinterpretazione musicale come i Nouvelle Vague. L’incontro tra questi due mondi appare al tempo stesso del tutto inaspettato e assolutamente inevitabile. Registrato tra Rio de Janeiro e Parigi, l’album trasforma tredici classici dei Depeche Mode in brani intimi, cinematografici e profondamente emozionanti. Ciò che un tempo era guidato da macchine diventa ora caldo, organico e senza tempo, rivelando il talento compositivo che sta al centro di queste iconiche composizioni. Da “Enjoy the Silence” e “Personal Jesus” a “Stripped”, “Just Can’t Get Enough” e la preferita dai fan “Ice Machine”, queste canzoni senza tempo rinascono attraverso influenze di bossa nova, jazz, pop francese e musica latina senza mai perdere la loro forza emotiva.
THE SAMUEL JACKSON FIVE – “A Passage to Elsewhere”
[Karisma Records]prog-rock
Il quintetto strumentale norvegese di art/prog/post-rock The Samuel Jackson Five torna con il suo primo album completo dopo quasi un decennio, “A Passage to Elsewhere”: si tratta del loro lavoro più ampio ed esplorativo fino ad oggi, nonché della prima uscita in collaborazione con l’etichetta norvegese Karisma Records. Pur essendo associati alla scena post-rock più cinematografica e ricca di trame sonore, i The Samuel Jackson Five, sin dal loro debutto nel 2004 con “Same Same But Different”, hanno sempre operato al di fuori dell’orbita gravitazionale del genere. Proseguendo il loro percorso musicale all’insegna dell’apertura mentale, questa volta la band abbraccia pienamente le proprie radici strumentali. Allontanandosi dagli esperimenti vocali presenti in “The Samuel Jackson Five” (2012) e “Ghost Karaoke” (2017), sono ora tornati a un formato puramente strumentale con rinnovata concentrazione e ambizione. Attingendo alla Kosmische Musik, al rock progressivo degli anni ’70, alla musica da libreria d’epoca, al post-rock dalle sfumature jazzistiche di Chicago e Toronto, al folk immaginario e all’elettronica sperimentale, il risultato è un ricco arazzo sonoro. Anziché puntare a crescendo prevedibili, “A Passage to Elsewhere” si dispiega come un viaggio melodico avventuroso e in continua evoluzione, invitando l’ascoltatore ad addentrarsi sempre più in profondità ad ogni svolta.
SAM BURTON – “Fairweather Friend”
[Captured Tracks]cantautore
Sam Burton, cantautore indie-folk palestinese-americano con sede tra Los Angeles e Salt Lake City, debutta su Captured Tracks con “Fairweather Friend”. Attingendo alla tradizione di Townes Van Zandt e Bob Dylan, Burton porta avanti questa eredità con grande chiarezza e sentimento. Costruito attorno a una chitarra essenziale e alla voce malinconica di Burton, “Fairweather Friend” trasmette un’atmosfera senza tempo e vissuta.
GENITAL SHAME – “Wellness Plan”
[The Flenser]black metal
Cosa ti tiene in vita? La tua volontà? La tua mente cosciente? La tua scelta di rimanere aperta, vigile, presente? O è qualcosa che sfugge alla tua comprensione: un oscuro processo automatico, che ti trascina silenziosamente avanti finché non smette di farlo? Queste sono le domande che perseguitano “Wellness Plan”, il secondo album completo dei Genital Shame, il progetto solista della musicista Erin Dawson. La sua musica si muove in una nebbia dissociativa dove terrore, rassegnazione e determinazione diventano quasi impossibili da distinguere. In “Wellness Plan”, Dawson amplia quel mondo, intrecciando black metal e noise con fragili momenti di quiete. L’approccio di Dawson è influenzato da una formazione in educazione musicale e chitarra classica, che lei applica alla sua personale e singolare interpretazione della musica sperimentale radicata nel black metal. “Wellness Plan” è armonicamente denso, con riff e melodie che si intrecciano in modi inaspettati. Attinge alla tradizione del black metal “weirdo”, che considera il genere non tanto un linguaggio fisso quanto qualcosa da smontare, distorcere e ricomporre.
WARRINGTON-RUNCORN NEW TOWN DEVELOPMENT PLAN – “Industrail Growth”
[Castles In Space]elettronica
Gordon Chapman-Fox torna su Castles in Space con un secondo volume di musica elettronica maestosa, frutto del suo progetto Warrington-Runcorn New Town Development Plan. L’album riprende, in realtà, proprio da dove si era interrotto il primo. C’è un’evoluzione nel suono, ma è decisamente dello stesso stampo del primo album. Si colloca ancora pienamente in quella malinconia euforica (o euforia malinconica) che sembra essere il suo tratto distintivo. Questa volta, però, il tema è soprattutto quello di celebrare i lavoratori e l’industria che alla fine degli anni ’70 era in pieno boom nella zona di Warrington, Widnes e Runcorn. Dall’estrazione del carbone all’industria chimica, fino a quella automobilistica, la zona era un vero e proprio alveare industriale. Alcune di quelle aziende sono ancora presenti nella zona, ma da allora sono cambiate molte cose. Questo album, proprio come il primo, guarda al passato per guardare al futuro. È nostalgico, ma con il senno di poi di 40 anni.
MOODY JOODY – “Plain Jane”
[Photo Finish Records]alternative
Il trio di Nashville Moody Joody lascia un’impressione di grande impatto con “Plain Jane”, il loro album di debutto pubblicato dalla Photo Finish Records. Ricco di ritornelli scintillanti, chitarre trascinanti e melodie contagiose, l’album coniuga l’irresistibile energia dell’indie-pop con un songwriting incisivo e una profondità emotiva. Seguendo l’eroina che dà il titolo all’album attraverso relazioni, trasformazioni, aspettative sociali e scoperta di sé, Plain Jane è una dichiarazione audace e catartica. I Moody Joody propongono una raffica di brani al tempo stesso incredibilmente divertenti e profondamente catartici, tutti nati da una metamorfosi personale che Kayla Hall definisce «l’abbandono delle versioni di noi stessi che ormai non ci appartengono più».
RIP MAGIC – “1,2,3”
[Section 1]alternative
L’album di debutto dei RIP Magic, “1,2,3”, è in continua evoluzione. Realizzato da un quartetto londinese affascinato dall’America nella sua versione più sfarzosa, il disco cambia direzione in un batter d’occhio, evocando scene strane e fuori dal comune: l’adrenalina di un inseguimento in auto, la gioia surreale di una parata o la meraviglia di uno stadio, a volte tutte racchiuse nella stessa canzone. Disco rock senza chitarre, “1,2,3″ trova il suo peso altrove: batteria e basso dal vivo si scontrano con sintetizzatori, voci e campionamenti, attingendo con la stessa disinvoltura dall’hip-hop, dal dub e dalla musica da discoteca. Le canzoni si muovono con impulsi diversi, ma sono tutte guidate dall’intuizione e dal semplice amore per la musica, senza mai temere di lasciarsi andare a un senso liberatorio di ingenuità. Transizioni sfrontate ti catapultano da una stanza all’altra prima ancora che tu abbia preso le misure, e ognuna si apre su un mondo diverso. Ma nonostante tutto il suo caos, “1,2,3” è in definitiva un disco gioioso. È un disco che abbraccia la collisione, si abbandona allo spettacolo e ti invita semplicemente a goderti il viaggio.
BIG RED – “Big Sur”
[Big Red]alternative
Big Red è il progetto solista di Joseph Scarisbrick, inizialmente concepito come spazio dedicato alle canzoni al di fuori di The Orchestra (For Now). Da allora si è trasformato in un trio con il batterista Charlie Hancock e la bassista e cantante Millie Kirby. Scritto tra Londra e Santa Cruz all’inizio del 2025, poi registrato dal vivo nel Devon nell’aprile dello stesso anno, “Big Sur” è un album che parla di distanza e nostalgia. La California aleggia sull’album non tanto come luogo reale quanto come uno stato d’animo mitico, agognato e alla fine irraggiungibile. Dal punto di vista musicale, l’album si colloca in uno spazio Americana decostruito, attingendo alla tradizione narrativa del country senza ricorrere alla nostalgia. Laddove Scarisbrick un tempo riempiva le canzoni di riferimenti nei dischi “Plan 75” e “Plan 76” di The Orchestra (For Now), qui la scrittura è diretta, confessionale e sorprendentemente esposta.
MOSES BOYD – “Songs For Sinners”
[Exodus]jazz
“Songs for Sinners” è un album che racconta il tira e molla della fede: correre verso qualcosa, fuggire da essa e vivere in quello spazio carico di tensione che si crea tra le due cose. In tutto questo LP — il suo secondo album da solista e il primo in sei anni — Moses Boyd non predica né offre risposte. Al contrario, realizza un disco che tratta la fede come qualcosa di profondamente personale, instabile e umano — una forza in grado di confortare, turbare, dividere e ricomporre. Il gospel fa parte del linguaggio, ma non costituisce l’intera frase. Attraverso un insieme prevalentemente vocale che intreccia jazz, cultura dei soundsystem, 808, armonie corali e ritmi caraibici, Boyd si chiede quale possa essere il suono della musica sacra senza regole arbitrarie che la limitino. Dal punto di vista musicale, “Songs for Sinners” è aperto quanto i suoi temi. È influenzato dal gospel, ma non nel senso tradizionale del termine. L’album si muove con disinvoltura attraverso diverse trame sonore: accordi jazz malinconici, la potenza di un soundsystem con bassi pesanti, impulsi elettronici, crescendo d’organo, battiti di mani, slanci corali e momenti di canto grezzo e collettivo.
RADIO FREE ALICE – “What’s In Between”
[Atlantic]post-punk
“What’s In Between” è l’album di debutto dei Radio Free Alice, una delle band emergenti più interessanti di quest’anno. Registrato in tre continenti con i produttori Peter Katis (The National, Interpol), Ewan Pearson (The Rapture, M83) e Finn Billingham, il primo LP della band indie rock di Melbourne unisce melodie coinvolgenti, testi incisivi, umorismo arguto e ambizioni globali.
EX:RE – “Save As”
[4AD]alternative
Non c’è una trama generale o di ampio respiro nel secondo album solista del progetto Ex:Re di Elena Tonra. Piuttosto, l’album – prodotto da Fabian Prynn e che vede la partecipazione di Josephine Stephenson al violoncello, Hinako Omori ai sintetizzatori, Ben Reed al basso e Jethro Fox alla chitarra elettrica – è l’ultimo capitolo nel catalogo della cantante dei Daughter, composto da sapienti cronache delle minuziose e tormentose sfaccettature della coscienza umana: i pensieri ossessivi che ci consumano e i luoghi in cui viaggiamo per fuggire. Il titolo del brano di apertura dell’album, “Radio Station” – che inizia con un maestoso strimpellio di chitarra acustica per poi trasformarsi in una canzone psichedelica su un interminabile viaggio on the road in California – è una metafora di come Tonra percepisce la propria mente. «Finisco per rimanere bloccata perché non riesco a prendere decisioni», afferma. Le registrazioni demo sopravvivono in molti dei brani definitivi, come in “Sleep”, che Tonra ha registrato per la prima volta in una stanza d’albergo a Parigi. La versione finale presenta un loop melodico ricavato dalla chitarra acustica della demo, elaborata tramite un vocoder e una drum machine, che insieme conferiscono al suono una qualità ovattata, come se si ascoltasse una festa attraverso un muro. Quella combinazione di idee a lungo custodite in taccuini e laptop con primi pensieri non filtrati e improvvisazioni è la chiave del perfetto connubio tra vivacità e profonda riflessione che caratterizza l’album.
THE OSCILLATION – “Interference”
[Fuzz Club]psych-rock
Da due decenni, gli Oscillation occupano un posto di rilievo nella scena underground psichedelica, ridefinendo costantemente un sound radicato tanto nella trama sonora, nella ripetizione e nell’atmosfera quanto nella tradizionale arte compositiva. Pubblicato da Fuzz Club, “Interference” vede Demian Castellanos spingere questo approccio più in là che mai. Lui lo descrive come «un dipinto sonoro piuttosto che musica», e questo spirito pervade l’intero album.
ROCKETSHIP – “Hurt Feelings”
[Darla]indie-pop-rock
Una varietà musicale, quella della band di Portland, che ha sempre contraddistinto tutta la loro carriera. Indie pop, jangly, ambient, malinconie assortite e pasaggi decisamente sonici e, ora il tutto non accenna a cambiare. Dalle ballate da camera ai Bee Gees, passando per Jobim, il folk e lo pseudo-metal, Dusty Reske e la sua band, come ci dicono le note stampa, con “Hurt Feelings”, dimostrano ancora una volta perché, dopo tre decenni, gli album dei Rocketship siano un ascolto imperdibile.
SKEE MASK & NORTH AMERICANS – “Final Circle”
[City Slang]elettronica
Una collaborazione che pochi avrebbero previsto, ma che acquista perfettamente senso una volta ascoltata. Il produttore di Monaco Skee Mask (Bryan Müller) ha dedicato oltre un decennio a trasformare techno nebulosa e d’atmosfera, breakbeat, dub e jungle in alcuni dei dischi più acclamati della musica elettronica, da “Compro” del 2018 a “Resort” del 2024. North Americans, il progetto ambient country-folk del chitarrista Patrick McDermott, offre una tavolozza completamente diversa di droni che si snodano lentamente.
THE HAUNT – “Ghost”
[Nettwerk]altrock
Il disco è caratterizzato dal mix distintivo della band, fatto di intensità viscerale, atmosfere cinematografiche, riff profondi ed incalzanti ed interpretazioni cariche di emozione. La chimica dinamica tra Anastasia e Max crea un potente equilibrio tra vulnerabilità ed aggressività, trasportando l’ascoltatore in un universo oscuro e immersivo, capace di evocare sensazioni inquietanti e, al contempo, un respiro epico ed anthemico. The Haunt continuano a spingere il proprio sound verso territori più pesanti ed articolati, senza mai perdere quella carica emotiva che li contraddistingue, inaugurando, al contempo, una nuova era per la band reduce dal successo dell’album di debutto, “New Addiction”, un disco alt-rock travolgente che affrontava temi quali depressione, ansia, relazioni senza futuro e le pressioni soffocanti della vita moderna.
SENNEN – “New Quiet”
[Sonic Cathedral]indie-rock, shoegaze
I Sennen tornano con il loro primo album dopo oltre 10 anni. Si tratta di un disco caldo e avvolgente, a metà strada tra gli Yo La Tengo, i Teenage Fanclub e i Sonic Youth, registrato autonomamente dalla band e mixato da James Chapman dei Maps. L’album è nato dalla rivisitazione del loro album di debutto, “Widows”, in occasione della riedizione per l’anniversario del 2021. Il cantante e chitarrista Rich Kelleway afferma che questo li ha aiutati a ritrovare la gioia genuina di fare musica insieme quando avevano poco più di vent’anni, un aspetto che questo nuovo disco riporta in primo piano. Il collega cantante e chitarrista Larry Holmes definisce la band «una sorta di scialuppa di salvataggio per noi», con l’atmosfera malinconica del disco plasmata dall’avanzare dell’età e dall’aver vissuto una buona fetta di vita. In fondo, “New Quiet” parla dell’esperienza di far parte di una band, di realizzare un disco e del perché la musica sia ancora importante.
DOG UNIT – “Runners”
[Brace Yourself Records]alternative
Ci sono cose nella vita che vanno assaporate fino in fondo: un film dal ritmo perfetto, un’ostrica nella baia di Whitstable, un romanzo breve in un pomeriggio soleggiato. In questo pantheon di esperienze uniche si inserisce “Runners”, il secondo album del quartetto londinese di rock strumentale Dog Unit. Successore di “At Home”, l’album di debutto del 2024 diventato un vero e proprio cult, “Runners” scorre senza soluzione di continuità nei suoi 42 minuti di durata. L’album vede il quartetto – composto da Sam Walton, Henry Scowcroft, James Weaver e Lucy Jamieson – creare brani che ondeggiano, si agitano e anelano al servizio di uno scopo più grande, mentre solcano i fertili campi della narrazione sonora.
THAO – “Show Me”
[Kill Rock Stars]alternative
THAO (Thao Nguyen) ha dedicato anni a promuovere l’indie rock, sia come solista che alla guida dei Thao & The Get Down Stay Down. Nel suo sesto album in studio rivolge quell’energia irrequieta verso se stessa, realizzando un disco lucido e immerso nel momento, incentrato sulla ricostruzione e sull’imparare a rimanere aperti. Attraverso 11 brani carichi di emozioni, unisce una narrazione cruda a una produzione ampia per esplorare il desiderio, il perdono, la vulnerabilità e la reinvenzione di sé. Collaboratori come Merrill Garbus dei Tune-Yards, The Linda Lindas, Neko Case e Adrian Quesada contribuiscono a conferire all’album un’atmosfera ampia e mutevole. Il risultato è intimo e senza compromessi, fondato sull’idea che l’amore non sia solo un rischio, ma una pratica, qualcosa che si vive nel corpo e si trasforma attraverso l’esperienza.
CHRISTOPHER GORDON – “Macbeth”
[Madfish]psichedelia, progressive
Originariamente commissionato come balletto a serata intera dal Royal New Zealand Ballet e dal West Australian Ballet, “Macbeth” è l’avvincente risposta musicale di Christopher Gordon a una delle tragedie più cupe e intramontabili di Shakespeare. Presentato in anteprima nel 2026 con grande successo di critica, questo ambizioso lavoro vede ora la sua prima pubblicazione come album autonomo per l’etichetta Madfish. Unendo rock progressivo, scrittura orchestrale contemporanea e influenze jazz in una colonna sonora riccamente cinematografica, “Macbeth” ripercorre la discesa psicologica dei suoi personaggi principali attraverso otto movimenti di ampio respiro. Gordon bilancia momenti di immensa potenza con passaggi di sorprendente intimità, catturando la tensione, l’ambizione e il fatalismo che sono al centro dell’opera di Shakespeare.
GLORIA DE OLIVEIRA – “The Lying Swans”
[La Double Vie]dream-pop
Dopo due album pubblicati con la Sacred Bones, Gloria de Oliveira torna con il suo terzo album ora in uscita per La Double Vie. È un disco in cui l’oscurità rivela tanto quanto nasconde, tracciando quello spazio inquietante in cui il dolore persiste e la gioia ricomincia a prendere forma. Prodotto da Randall Dunn, noto per le collaborazioni con Anna von Hausswolff, Sunn O))) e Marissa Nadler, e registrato tra l’Islanda, New York e Berlino, l’album si dispiega come un romanzo gotico in forma di canzoni, ispirato all’immagine di una donna in fuga da una casa infestata. Traendo ispirazione dalla poesia, dalla letteratura, dal cinema e dalle arti visive tanto quanto dalla musica, Gloria ha realizzato un album che si muove con disinvoltura tra il spettrale e il pastorale, dove convergono echi di musica fantasy e colonne sonore, antiche tradizioni folk e la tenerezza ritmica della bossa nova, della MPB e della Tropicália. Anche i testi intrecciano la mitologia con allusioni al “Paradiso perduto” di Milton e alla poesia di John Keats, Emily Brontë e Anne Sexton. “The Lying Swans” cerca la bellezza nell’oscurità, abbracciando una sensibilità proto-gotica radicata tanto nel Romanticismo tedesco quanto nel cinema horror, dove amore, ossessione e illusione assumono connotazioni quasi mitiche.
ANDY STOTT – “Late Loop”
[Modern Love]elettronica
Smontando il proprio processo creativo e ripartendo da zero, Andy Stott azzecca in pieno un pop crepuscolare e sensuale nel suo primo album dopo cinque anni, allontanandosi con sicurezza dalla pista da ballo per addentrarsi in quella zona interstiziale benedetta tra il seminterrato e la camera da letto – lo stesso spazio abitato da Throbbing Gristle, Antena, Young Marble Giants, HTRK e dal progetto di breve durata di Tricky, Nearly God.
YR KNIVES – “Begin Yr Singing”
[Western Vinyl]math-rock
Yr Knives ha avuto inizio in un modo un po’ a margine di sé stesso. Il compositore e arrangiatore di Chicago Paul Karner aveva un’idea che non riusciva a togliersi dalla testa: voleva due voci chitarristiche molto diverse, che suonassero parti che sulla carta sembravano non avere alcun legame, riunite in una registrazione della sua stessa musica. Ha chiesto ad Andrew Trim e Brian J Sulpizio. I due erano già amici e collaboratori – di solito con Sulpizio che curava la parte tecnica degli altri progetti di Trim – ma non avevano mai suonato la chitarra insieme alla pari. Si esercitarono sulle rispettive parti separatamente, senza riuscire a immaginare come i pezzi si sarebbero incastrati. Poi si sedettero insieme in una stanza e la visione di Karner prese forma, accompagnata da una seconda consapevolezza: quella era una band destinata a nascere. L’album di debutto di quella band è “Begin Yr Singing”.
SHADY BUG – “i wanted to be there”
[Beeside Cassettes]indie-rock
Quasi tutti i testi di Hannah sono in tensione con se stessi, come piantare il seme di una relazione contro il proprio buon senso, desiderare che un antico gargoyle ti protegga dalle tue stesse decisioni sbagliate a tarda notte, o una relazione che finisce proprio quando iniziavi a sentirti coinvolta — “muovi i fianchi prima che si spezzino”. C’è tensione persino nella giocosità. Sebbene queste canzoni siano sincere, in questo disco ci sono pochi momenti di spensieratezza. Le chitarre di Hannah e Ripple contrastano ed evolvono mentre le canzoni scivolano attraverso arrangiamenti in continua trasformazione. In un certo senso questo è il «cuore» degli Shady Bug: tenerezza con un piccolo demone insaziabile al suo interno. Che graffia le gioie semplici. .
ALUMINUM – “Iconoclast HaHa”
[Felte]indie-rock, shoegaze
Nel loro secondo LP, gli Aluminum trasformano lo shoegaze, il big beat e l’alt-pop di “Fully Beat” (Felte, 2024) in qualcosa di più intenso, più forte e più immediato in “Iconoclast HaHa”. Registrate, mixate e masterizzate in un’unica settimana di grande ispirazione con il tecnico del suono Jack Shirley all’Atomic Garden Studio di Oakland, queste sono registrazioni in studio con la band al completo, caratterizzate da grande energia e forza. I cantautori e vocalist principali Marc Leyda e Ryann Gonsalves mantengono intatti i ritornelli pop, spingendo al contempo con maggiore intensità verso la spontaneità, il taglio post-punk e la potenza delle chitarre. Leyda afferma che la band voleva un disco in cui le chitarre fossero più in primo piano, registrando attraverso amplificatori Marshall per ottenere un suono più pesante, veloce e punk, pensato per avere un forte impatto dal vivo. Gonsalves mette in luce la pressione, la rabbia e l’esaurimento causati da un sistema che ti fa sentire sempre come se non fossi mai abbastanza o fossi troppo.
TAKESHI’S CASHEW – “Planet Odyssey 64”
[Siluh]alternative
Il collettivo viennese Takeshi’s Cashew presenta il suo terzo album, “Planet Odyssey 64″. Dopo aver girato il mondo con i primi due album, la band si è concessa una pausa creativa ed è ora tornata con un sound rinnovato. Ha ampliato il proprio caratteristico “cosmofunk” analogico, integrandovi influenze electro. Sperimentando con sintetizzatori vintage e traendo ispirazione dai videogiochi retrò, i sei musicisti hanno creato un universo sonoro originale. La loro pura gioia di suonare ha dato vita all’idea di un concept album: una fusione che richiama gli anni ’90, in cui mondi medievali si scontrano con l’estetica del Game Boy e del Nintendo 64. Proprio come i paesaggi sonori basati su loop delle prime console o la musica da ballo delle prime corti reali, i Takeshi’s Cashew utilizzano figure musicali cicliche nell’album. Proprio come i giochi a 8 bit creavano atmosfera attraverso il minimalismo, questi strumentisti viennesi hanno semplificato il loro arsenale rispetto ai lavori precedenti.
KALI MALONE – “Burning Song”
[Ideologic Organ]sperimentale
Jonathan Williger, sulla pagina bandcamp dell’artista, ci dice che “La musica di Kali Malone ricorda all’ascoltatore che lo spettacolo si percepisce nel petto. Il suo carattere ultraterreno, rappresentato dalla sua portata, dalla sua durata e dalla sua presentazione in spazi definiti dall’estetica della trascendenza, risveglia sentimenti intimi di meraviglia e intuizione. Ecco uno spazio in cui il suono può sbloccare uno stato di riflessione e di incrollabile tenerezza. Eppure, la creazione di quella musica, così come l’esperienza che Malone ne vive durante l’esecuzione, è stata caratterizzata da concentrazione e rigore, dall’adesione a strutture che dettano ritorni ciclici e dal lavoro minuzioso di esplorazione dell’armonia microtonale. Nonostante tutta la sua grandiosità, la sua musica è essenziale nel suo nucleo: nasce dal sudore, dalla concentrazione, dalla fisicità delle canne che vibrano mentre l’aria vi scorre attraverso, dal desiderio di condividere l’intensità emotiva accesa da ogni cambiamento tonale. Burning Song, il primo nuovo album di composizioni soliste di Malone dall’inizio del 2024, quando uscì All Life Long, rappresenta una trasformazione nella sua strategia compositiva verso un processo più intuitivo e diretto“.
SLEEP – “Hempispheres”
[Third Man]metal
In qualità di maestri dello stoner metal che sfidano ogni definizione di genere, l’ultima formazione degli Sleep vede il membro fondatore e principale autore Al Cisneros affiancato dal talento generazionale di Dale Crover (Melvins, Redd Kross) alla batteria e dall’iconoclastico Bubba Dupree (Void) alla chitarra. Mentre le menti più semplici potrebbero cercare la ridondanza di un esercizio monotono e ripetitivo, la road map del nuovo album è una visione esplorativa, che sostituisce il sovraccarico con sfumature e sottigliezze, pur mantenendo quell’interazione che ha reso la band così speciale sin dall’inizio. Così, mentre sui forum e nelle sezioni dei commenti si potrebbe lamentare l’assenza amichevole del chitarrista di lunga data Matt Pike, i veri appassionati, i visionari e i ricercatori della verità di mentalità aperta saranno ricompensati non con l’album degli Sleep che avevano anticipato o previsto, ma con l’album di cui c’è bisogno. Il disco è uscito il 3 settembre, ma oggi esce anche in formato fisico.
AVA RASTI – “No One Knows How Wild The Wind Blows”
[130701]sperimentale
Secondo album per l’etichetta 130701 della compositrice e artista sonora iraniana Ava Rasti, che fa seguito al suo acclamato lavoro del 2025, “The River”. Una raccolta suggestiva di composizioni ambient e drone avvolgenti, che amplia l’universo sonoro creato dal disco precedente. Scritto tra il 2024 e il 2026 durante un periodo di continui spostamenti da un paese all’altro, l’album esplora i temi dell’appartenenza, dello sradicamento e dell’incertezza del concetto di casa. Ispirato agli scritti di Elizabeth Bishop, Molly Drake e Forough Farrokhzad.
SILVI – “Il Peso del Mondo” EP
[NOS Records]alt-rock
SILVI è il progetto cantautorale di Federico Silvi, chitarrista e compositore livornese classe 1976, da sempre immerso negli ambienti alternative rock e oggi attivo con The Jackie O’s Farm, The Candydates e I Denti di Cane. Un nuovo capitolo che nasce dall’incontro con Daniele Catalucci, produttore, bassista e compositore, già al lavoro con Virginiana Miller e Duncan Tucano. Insieme hanno cercato di isolare e dare forma a un filone di canzoni, scelte tra le molte, accomunate da un ampio respiro e da un mood intimo e riflessivo. Testi che affrontano tematiche esistenziali, ma anche di analisi e critica sociopolitica: è soprattutto quest’ultima la spinta alla base di questa nuova fase espressiva. Anche il suono segue una precisa direzione: togliere, invece di aggiungere. Pochi elementi bastano a costruire un paesaggio diretto, scarno, intimo. Una musica che non ha bisogno di ornamenti e che trova nella sottrazione la propria forza.
TERSØ – “SPAZIO” EP
[Bellezza Records]synth-pop
Dopo “TEMPO”, il duo synth pop Tersø torna con un nuovo mini ep, “SPAZIO”. I titoli sono evidentemente collegati fra loro, richiamando una narrazione più ampia che si rivelerà nella sua interezza nel corso dei prossimi mesi. In “internet”, Tersø racconta uno spaesamento esistenziale difficile da definire ma facilissimo da intuire, in cui chiunque può ritrovare facilmente un pezzetto del proprio vissuto, un appiglio per le proprie inquietudini. «Nemmeno io so dirti perché, rido mentre mi scendono lacrime, il posto giusto non bene qual è, prova a dirmelo te», canta Marta Moretti, mentre Alessandro Renzetti disegna un arrangiamento emozionale, liquido e contemporaneo. “gocce”, invece, ha un suono dalla ballabilità dolce, qualcosa che è notte fonda e strade deserte, in cui si canta di «una raccolta di sbagli», anche se poi alla fine «non è l’apocalisse».
AARON FRAZER – “Corners” EP
[Dead Oceans]soul
Con “Corners”, il cantante, autore e polistrumentista di Los Angeles torna con una raccolta di brani che celebra la gioia di fare musica per il puro piacere di farlo. Scritto e registrato tra un tour e l’altro nel corso dell’ultimo anno, l’EP nasce dal desiderio di Frazer di fare musica con gli amici, i colleghi e i collaboratori che ha imparato ad ammirare nel corso della sua carriera. Con la partecipazione di Tommy Brenneck, Mayer Hawthorne, Anthony Masino, Gabe Roth, Kelly Finnegan, Blake Rhein e Cold Diamond & Mink. Frazer afferma che il progetto è stato «una gioia da realizzare senza pressioni, né doverlo incastrare tra un tour e l’altro, senza altro obiettivo se non quello di creare canzoni che amo con persone che amo». Attraverso sei brani, Frazer continua a scrivere dalla prospettiva che da tempo caratterizza il suo lavoro: il romanticismo in tutte le sue forme piene di speranza, esaltanti e strazianti. Il calore pervade tutto “Corners”, con Frazer che spera che queste canzoni “trovino posto accanto alle tue canzoni soul preferite, sia nuove che vecchie, classiche e poco conosciute, alle fiere automobilistiche, ai barbecue, nelle camere da letto, sulle piste da ballo, nelle notti tarde e nelle mattine tranquille“.
SILVERWINGKILLER – “DESPERATE STRUGGLE” EP
[Memphis Industries]elettronica
Formati da Yushang Ni,e dal batterista e produttore James Baca, i SILVERWINGKILLER hanno definito il loro sound “International Industrial City Punk”, con il loro EP di debutto “TRIAD FUNDED”, pubblicato lo scorso novembre. Con parti vocali che alternano mandarino, shanghainese e inglese su breakbeat dal vivo e rumori industriali, “DESPERATE STRUGGLE” fonde trame di ispirazione africana e asiatica con l’elettronica di Manchester, proseguendo l’obiettivo del duo di creare musica che suoni come «qualcosa comprato da una chiavetta USB corrotta sul dark web».
HORSEGIIRL – “HARDCORE HEALING” EP
[RCA]hyperpop
L’EP funge da completamento club-oriented al suo recente album d’esordio “NATURE IS HEALING”. L’artista descrive l’accostamento tra “hardcore” e “healing” (guarigione) come l’espressione di un’energia intensa che permette di incanalare rabbia e forza in modo liberatorio sulla pista da ballo.
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