Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Calibro 35, Teenage Fanclub, Bodega (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

CALIBRO 35 – “Ellroy Vs LA”
[Record Kicks]soundtrack

I visionari del funk cinematografico Calibro 35 e il maestro del noir James Ellroy rendono omaggio a Los Angeles con una colonna sonora originale all’insegna del puro crime-funk. Ci sono collaborazioni che sembrano inevitabili, come se fossero destinate a realizzarsi in qualche angolo oscuro della cultura. L’unione tra i visionari italiani del funk cinematografico Calibro 35 e James Ellroy, maestro della narrativa noir di fama internazionale è senza dubbio una di queste. Quando i Calibro 35 sono stati invitati a comporre la colonna sonora originale per il documentario di Francesco Zippel “Ellroy vs L.A”., non si sono limitati a scrivere musica per il film. Sono entrati direttamente nell’universo di Ellroy, negli angoli più pericolosi della narrativa poliziesca americana, e hanno scoperto, senza che ciò sorprendesse nessuno, che quell’oscurità sembrava stranamente familiare. Dodici brani inediti di funk poliziesco cinematografico, psichedelia e groove ipnotico che non si limitano ad accompagnare il mondo di Ellroy, ma lo abitano a pieno titolo. La colonna sonora si muove attraverso le mitologie, sia immaginarie che reali, di Ellroy con precisione calcolata. Dal punto di vista stilistico, l’album vede i Calibro 35 nel loro stato più naturale e al tempo stesso più cinematografico: funk poliziesco, psichedelia e groove ipnotico spinti in un territorio più oscuro e più incentrato sulla narrazione dal peso dell’universo di Ellroy.

TEENAGE FANCLUB – “Do Not Dare To Dream”
[Merge Records]alternative

I Teenage Fanclub tornano con il loro tredicesimo album. È un disco silenziosamente risoluto, che affronta un mondo travagliato senza arrendersi. A Blake e Raymond McGinley si affiancano Euros Childs, Francis Macdonald e David McGowan, una formazione ormai così affiatata da lasciare spazio alle idee che emergono spontaneamente in studio. Childs arricchisce il tutto con organo, Mellotron e synth, mentre McGowan e Macdonald apportano profondità melodica ed espressiva. Registrato in 14 giorni al Black Bay Studio di Kirkibost, sull’isola di Great Bernera nelle Ebridi Esterne, l’album trae ispirazione dall’ambiente circostante. Un organo da chiesa Domus e sintetizzatori vintage ne plasmano il suono, mentre le vicine Callanish Stones, più antiche di Stonehenge, e un paesaggio segnato dalla storia neolitica e vichinga conferiscono al disco una prospettiva senza tempo.

BODEGA – “All Inside Aquarium”
[Chrysalis]new wave, post-punk

Il nuovissimo album dei Bodega vede la band espandersi ben oltre le proprie origini post-punk minimaliste verso un rock anthemico e travolgente, senza l’etichetta “indie”. L’obiettivo del gruppo era: «Torniamo a brani melodici, diventiamo una vera e propria rock band», spiega Hozie. Dal punto di vista sonoro, la band ha puntato a «quel sound tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, a metà strada tra gli Stone Roses e i Jane’s Addiction, con più riff e assoli di chitarra».

THE HOWLERS – “Heavy”
[Frontiers]alternative

Dopo un periodo di transizione alla fine del 2024, gli Howlers sono entrati in una nuova fase: il frontman Adam Young ha riorganizzato il progetto come duo insieme al batterista Toby Richards, un cambiamento che ha ridefinito sia il suono della band sia la sua direzione creativa, conferendole un rinnovato senso di focalizzazione e identità. Spinto dalla tensione tra desiderio e conseguenza, incoscienza e realtà, è un album illuminato dal richiamo della notte, dal brivido dell’impulso e dalla fredda lucidità che ne segue. È stato invece realizzato a distanza — con demo, idee e composizioni rielaborate scambiate tramite piattaforme digitali — spogliando ogni traccia di ogni elemento superfluo e portandola alla sua forma più potente. Solo nelle fasi finali la band è entrata nelle sale prove per registrare la batteria dal vivo, radicando i suoi aspetti più sperimentali con un’energia cruda e fisica. Young aggiunge: «Questo album è fatto di quelle esperienze notturne, delle conversazioni dopo il tramonto, delle telefonate a tarda notte, della natura seducente dell’impulsività che sembra così affascinante e del perdersi nella natura coinvolgente della spericolatezza — ma è anche lo specchio al mattino, la sveglia e la dura realtà di sapere che quelle sensazioni non dureranno per sempre. È il momento in cui ritrovi te stesso».

GRETA VAN FLEET – “Palace For The Peiople”
[Frontiers]hard-rock

Quinto album per la formazione americana che, nei mesi scorsi, aveva tenuto i fan con il fiato sospeso per una presunta separazione avvenuta. Non è andata certo così. La band continua per la sua strada anche in questo disco

TWIN TEMPLE – “Doomed Lovers”
[Pentagrammaton Records]alternative

Troppo audaci per alcuni e irresistibili per altri, i Twin Temple sono diventati dei veri e propri provocatori culturali e uno dei gruppi crossover più chiacchierati del panorama musicale. Nato da uno dei periodi più bui della vita personale dei membri della band, “Doomed Lovers” è il loro album più intimo ed emotivamente rivelatore fino ad oggi. L’album amplia la portata cinematografica del loro suono inconfondibile, pur rimanendo radicato nelle tradizioni senza tempo del rock ’n’ roll delle origini. Il risultato appare come la loro dichiarazione artistica più ambiziosa e pienamente realizzata fino ad ora, con ogni dettaglio che spinge ancora più in là questo nuovo e audace capitolo. “Doomed Lovers” mantiene intatto l’impegno della band verso la classica registrazione analogica, aprendo al contempo nuovi orizzonti con ricchi arrangiamenti orchestrali eseguiti da un’orchestra di 37 elementi.

CHLOE SLATER – “Riot Youth”
[Stolen Juice]alternative

L’album di debutto di Chloe Slater si svolge nei momenti fugaci e caotici che precedono il giorno del giudizio – un disco di formazione perfetto per il mondo moderno. Arriva proprio al momento giusto, in un’epoca in cui la disperazione e il nichilismo dilagano, dipingendo il ritratto più autentico di cosa significhi essere giovani, britannici e abbastanza coraggiosi da nutrire speranza oggi. Attraverso 10 brani, l’artista offre il suo caratteristico e conciso commento sulle questioni che affliggono la sua generazione: il divario sociale, la cultura tossica di Internet, il nostro senso di comunità in declino, la crisi climatica e, in ultima analisi, la classe dei miliardari “vampiri” che specula sulla nostra miseria collettiva. Passa con disinvoltura da queste descrizioni schiette della società a momenti di poesia splendida e che colpisce allo stomaco, creando ritornelli da inno e frasi ad effetto inebrianti tratte dalle lamentele per cui molti di noi riescono a malapena a trovare le parole.

DAWN RICHARD – “Creole Culture”
[Merge]elettronica, R&B, hip-hop

Dawn Richard torna alla sua era “King Creole” con “Creole Culture”, un’audace lettera d’amore rivolta al futuro e dedicata a New Orleans. Attingendo alle sue origini afroamericane e native americane, l’album completa l’arco narrativo iniziato con “New Breed” e “Second Line”, raccontando questa volta la storia della città attraverso i suoi occhi. Dopo le sue collaborazioni R&B d’avanguardia con Spencer Zahn, questo disco attenua la spavalderia caratterizzata da una forte presenza di ottoni senza perdere la sua potenza. Si muove tra trionfo, dolore, desiderio e riflessione, fondendo con grande cura R&B, soul, hip-hop, pop e jazz.

JESS WILLIAMSON – “A Mile South of Heaven”
[New West Records]cantautorato
, alt-country

Jess Williamson ha dato vita a una delle voci più caratteristiche della musica americana: cristallina, acrobatica e inconfondibilmente sua. La cantante, autrice e polistrumentista, nata in Texas e residente a Los Angeles, ha trascorso gran parte dell’ultimo decennio a ritagliarsi una propria strada all’incrocio tra indie folk, alt-country e una tradizione confessionale profondamente personale. Ora, con il suo settimo album in studio, si avventura in un nuovo territorio creativo. Prodotto da Shooter Jennings, l’album vede l’arte di Williamson incontrare la sua controparte ideale. Jennings apporta una sensibilità profondamente radicata e un istinto in studio affinato nel corso di decenni, e insieme hanno dato vita a dodici brani che rendono omaggio alla grinta e all’ampiezza del country classico pur rimanendo inconfondibilmente contemporanei.

IMPERIAL TEEN – “All Over You”
[Merge]indie-rock

Gli Imperial Teen tornano con un disco incisivo e urgente, frutto della distanza, del tempo e dell’intesa tra Roddy Bottum, Will Schwartz, Jone Stebbins e Lynn Truell. Il singolo di lancio “Overdrive” dà il tono: elegante, seducente e pieno di slancio. Realizzato nel corso di numerosi viaggi e lunghi periodi di pausa, l’album cattura una band che trasforma il tempo prezioso trascorso insieme in qualcosa di immediato e vivo. Il brano che dà il titolo all’album ha preso forma in studio, con il basso distorto di Stebbins, le percussioni improvvisate di Truell e un ritornello urlato che suona come un grido di battaglia punk. «All Over You» approfondisce anche temi quali l’arte, il capitalismo e il mutevole sistema di valori della musica pop. Il suo mix di ritornelli bubblegum, armonie tra voci maschili e femminili, ritmi elettronici, distorsione e power pop risulta ampio e conquistato a fatica. Più che un ritorno, è un vivido promemoria di ciò che rende gli Imperial Teen così intramontabili.

GOLDMUND – “In Each Moment”
[Nettwerk]ambient

Il titolo, “In Each Moment”, trae origine da una serie di discorsi e scritti della monaca buddista Suor Dang Nghiem, in cui ella sintetizza la sua visione del concetto di impermanenza con l’idea che possiamo “vivere magnificamente e morire magnificamente in ogni momento”. Ho tenuto questo pensiero sempre presente nella mia mente mentre preparavo questo album, trovandolo un meraviglioso punto di riferimento a cui tornare ogni volta che iniziavo a dubitare o a perdere la strada nel corso del processo. Il concetto espresso in questa affermazione è al tempo stesso semplice e complesso, e per comprenderne appieno il significato occorrono tempo e pazienza. Volevo che i brani di questo album rispecchiassero in qualche modo questa chiarezza, mostrando come la semplicità possa spingerci a esplorare qualcosa di complesso e più profondo, a seconda del nostro coinvolgimento. Spero che la musica offra informazioni sufficienti per spingerci a decidere quale significato utile racchiuda al di là della sua apparenza iniziale.

THE PINEAPPLE THIEF – “Far and Wide”
[InsideOutMusic]prog music

Nel nuovo album i The Pineapple Thief suonano più che mai come una rock band. Il tocco progressivo è ancora presente, insieme a quella capacità di creare atmosfere da brivido e a una chiara sensibilità per il mondo travagliato che ci circonda. Dopo un decennio e sette album con Gavin Harrison alla batteria, questo disco cattura l’intesa, le miglia percorse in tour e i palchi più grandi degli ultimi anni. Si percepisce immediatamente quell’energia vissuta. A partire dal fascino malinconico del brano di apertura “New World Order”, queste canzoni colpiscono con forza senza perdere i sottili cambiamenti di tono e i tocchi più leggeri. “Far And Wide” è una serie astratta di riflessioni sullo stato del mondo, radicata nell’esperienza umana condivisa.

THE TALLEST MAN ON EARTH – “Just Beyond Endless Mountain”
[Anti]alternative, folk

Da quasi vent’anni Kristian Matsson gira il mondo con il nome d’arte The Tallest Man On Earth, creando uno spazio unico nel panorama folk contemporaneo grazie a una scrittura musicale instancabile e a una voce che sembra sempre vicina. A lungo percepito attraverso la lente del folk americano, “Just Beyond Endless Mountain” ribalta silenziosamente quella prospettiva. Dopo essere tornato a Dalarna, nella Svezia centrale, Matsson ha riallacciato i legami con le polskas, le vecchie registrazioni sul campo e le tradizioni locali che lo circondavano fin dall’infanzia. Il risultato non è uno sguardo nostalgico al passato, ma un vero e proprio passo verso qualcosa di nuovo. La musica folk svedese rimodella le sue melodie, la sua voce e il suo modo di scrivere, rendendo questo album il più profondamente radicato che abbia mai realizzato.

MORE EAZE – “valley and structure”
[Thrill Jockey]elettronica

more eaze – la compositrice, produttrice e polistrumentista Mari Rubio – è un’artista dinamica e una figura sempre più influente nella musica contemporanea. Il suo lavoro fonde una sensibilità pop giovanile con profonde esplorazioni della teoria musicale fondamentale. Dopo il suo debutto “bedroom pop” con la Thrill Jockey, “Sentence Structure in the Country”, more eaze torna con “Valley and Structure”, la distillazione più pura del suo lavoro esplorativo dell’ultimo anno. Sebbene Rubio abbia già dimostrato in passato una propensione per la ripetizione e il minimalismo, “Valley and Structure” spinge idee semplici ai loro estremi logici attraverso piccoli elementi di collegamento. “Sono sempre stata molto interessata all’idea dell’ostinato nella musica“, racconta Rubio. «Da bambina mi è sembrato di aver svelato un segreto proibito quando ho scoperto per la prima volta che una linea di basso o una figura melodica potevano rimanere invariate mentre altri elementi si riarmonizzavano o cambiavano attorno ad esse». «Valley and Structure» si espande verso nuovi orizzonti che si fondono in una varietà di arrangiamenti e formazioni. Laddove la struttura della frase si frantuma e si ricostruisce, «Valley and Structure» si ramifica, attualizzandosi per sempre in forme e contesti diversi.

OLD MAN’S WILL – “At Last”
[Small Stone]hard-rock

La band è nota per il sound intriso di blues e per le energiche esibizioni dal vivo. La band reinterpreta lo spirito dell’hard rock e del blues rock degli anni ’70 di gruppi come Deep Purple, Led Zeppelin e Humble Pie, con un tocco retrò. La loro musica è descritta come sfrontata, bluesy e incentrata sui riff, con un mix di groove rock classici ed energia moderna. Pur continuando a basarsi su riff di chitarra molto marcati, l’amore per la creazione di melodie e brani incisivi risuona in modo ancora più evidente in quello che è diventato il suono caratteristico della band ora incarnato nel tanto atteso terzo album, “At Last”.

QUEEN OF JEANS – “hard/SWEET”
[Memory Music]alt-rock

In tutto l’album, i Queen of Jeans bilanciano la tensione tra autodifesa e gentilezza. «Tutti abbiamo la capacità di essere duri o di erigere un muro», spiega la band. «Ma condividiamo anche la vulnerabilità di aspettare che qualcuno ci conosca veramente e riesca a superarlo». Attraverso brani che parlano di desiderio, devozione, cuori infranti, speranza e senso di appartenenza, “hard/SWEET” esplora la vulnerabilità di lasciarsi andare ad amare profondamente, anche quando il mondo sembra incerto. Si tratta di trovare una casa in un’altra persona, tendere la mano verso gli sconosciuti e credere che valga la pena lottare per la tenerezza, l’intimità e il legame umano. Man mano che il loro sound si è evoluto, hanno affinato uno stile caratteristico basato su chitarre sognanti, strumentazioni audaci, un lirismo travolgente e una delle voci più sottovalutate dell’indie rock moderno: quella della cantante e chitarrista Miri Devora. Con la chitarrista Mattie Glass e il bassista Andrew Nitz, i Queen of Jeans sono naturalmente senza tempo ma comunque al passo con i tempi, e continuano a essere una delle band indie più costantemente avvincenti.

CLAIRE CRONIN – “The Bruise”
[Orindal]dark folk, sperimentale

Vecchie radio. Campane rituali. Il gracchiare di un corvo. Una madre che canta nell’oscurità. Queste immagini aleggiano su “The Bruise”, il nuovo album di brani folk intensi della musicista e scrittrice Claire Cronin. “The Bruise” è un avvincente seguito del folk horror tipico di Cronin. Ispirato alle atmosfere del doom metal e agli strati spettrali e disgreganti della musica drone d’avanguardia, “The Bruise” è evocativo e ricco di texture, pur rimanendo incentrato sulla voce e sulla chitarra di Cronin. Le parti vocali sono triplicate da armonie inquietanti, come il canto di angeli tristi. Le chitarre elettriche vengono distorte per suonare come vecchie trasmissioni radiofoniche. Il ronzio caldo e spirituale di un harmonium si riversa su tutti i brani. Un bodhrán irlandese segna il tempo a intervalli irregolari. Seghe musicali, campane rituali e viole creano l’atmosfera in cui la voce di Cronin si fa strada. Anche le registrazioni sul campo contribuiscono a creare un’aura particolare. Nascosti sotto la superficie ci sono sacerdoti che cantano in una chiesa vicina, il rumore di qualcuno che scava nel cortile sul retro, il gracchiare di un corvo e la figlia neonata di Cronin, che poppa e si addormenta sospirando.

SHERYL CROW – “Pick You Up”
[Old Green Barn Productions]pop-rock

Queste canzoni si presentano come una riflessione sincera sull’essere umani e sul desiderio di connessione. Nate dalla vita in questo preciso momento, fanno i conti con il caos e il rumore costante che ci circonda, aggrappandosi al contempo alla speranza, all’amore e alla bellezza che ancora ci circonda. Qui si percepisce chiaramente la scrittura delle canzoni come una via d’uscita: dare un senso a ciò che accade dentro di noi e intorno a noi, e trasformarlo in qualcosa da condividere. La speranza è semplice e generosa: che chiunque ascolti queste canzoni si senta meno solo. Pensate a esse come a una crema lenitiva per i cuori screpolati. Quando essere svegli può sembrare come arrancare in un deserto rovente, queste canzoni ci ricordano che si tratta solo di un momento, e che la vita rimane un dono meraviglioso che vale la pena condividere.

MATT POND PA – “Permanent Change – Part 1”
[Sondr House]pop-rock, pop-folk

«Per me, questo album è come un pomeriggio d’estate infinito e che volge al termine», dice Pond. «Riguarda l’accettare l’imperfezione e riuscire, per un breve momento, a lasciar andare le preoccupazioni. Riguarda guardare indietro agli errori con orgoglio. Riguarda il modo in cui la vita può sembrare un’audizione continua, e poi il tentativo di lasciar finalmente andare quell’idea».

REMI WOLF – “Mud”
[EMI]pop

Se i primi due album di Remi Wolf erano immersi nel technicolor, il suo terzo LP appare più terroso, concreto e vicino alla terra. Il colore c’è ancora, ma proviene da un luogo più radicato. Questa immediatezza pervade l’intero disco. Scritto con autentica crudezza, “Mud” elimina i sintetizzatori e la batteria programmata per mostrare Remi Wolf nella sua versione più vulnerabile, sia dal punto di vista dei testi che di quello sonoro. Queste canzoni trasmettono la sensazione di cantare attorno a un falò con gli amici e un paio di chitarre, perché è proprio così che Wolf ha vissuto la realizzazione dell’album. Per raggiungere quella radura nella foresta, ha dovuto prima aprirsi un nuovo sentiero.

NIVE NIELSEN & THE DEER CHILDREN – “My Mother’s Name”
[Glitterhouse]indie-pop, folk

Nive Nielsen & The Deer Children pubblicano il loro primo album dopo dieci anni. La musicista groenlandese-inuit nata a Nuuk torna con un album dalle molteplici sfaccettature che spazia tra il folk moderno, il cantautorato e sottili trame elettroniche. Al centro del disco ci sono le questioni relative all’identità, alla socializzazione e al concetto di casa. Il titolo “My Mother’s Name” si riferisce al sé come a qualcosa che plasmiamo attraverso la famiglia e il nostro retaggio culturale. Nive Nielsen, che da anni lavora in Groenlandia, in Europa e in progetti musicali, cinematografici e artistici internazionali, intreccia le sue prospettive personali in un contesto sociale più ampio. L’album fonde il songwriting acustico con sottili interludi elettronici, arricchiti da violini, flauti, chitarre e tamburi tradizionali groenlandesi. La voce di Nive Nielsen punta sulle sfumature, creando un paesaggio sonoro caldo e ricco di dettagli.

PET SHOP BOYS – “A Man From the Future”
[Parlophone]pop

“A Man From the Future” è una biografia audio-musicale dedicata al pioniere dell’informatica e decrittatore Alan Turing, scritta dai Pet Shop Boys in collaborazione con il professor Andrew Hodges, biografo di Turing. Presentata per la prima volta nell’ambito dei BBC Proms nel luglio 2014 alla Royal Albert Hall, con la BBC Concert Orchestra, i BBC Singers e la narrazione dell’attrice Juliet Stevenson. In questa nuova produzione è stata rivista e riarrangiata dai Pet Shop Boys e da Sven Helbig. I Pet Shop Boys hanno registrato l’album lo scorso anno nel Regno Unito e in Germania. L’album vede la partecipazione dell’ottetto Manchester Camerata, del coro della Manchester Grammar School e della voce narrante di Juliet Stevenson. Gli arrangiamenti per archi e voci sono di Sven Helbig.

JAMIE T – “Ghosts (100 Days of Morning)”
[Polydor]alternative

Jamie T torna con una raccolta di 11 brani nata in un periodo difficile e ricca di vecchi fantasmi riportati alla luce. L’album riflette sul diventare adulti, sul lasciarsi alle spalle la giovinezza, sull’amore, sulla perdita e sulla fragile nostalgia delle serate idilliache dell’era indie. C’è anche un vero senso di liberazione in questo lavoro. “Ghosts (100 Days of Morning)” sembra incentrato tanto sul lasciarsi andare quanto sul riappropriarsi della propria identità.

TROYE SIVAN – “She’s the Best”
[Tokky’s Music/Interscope Records]pop

Cantante, autore e attore australiano, Troye Sivan si è affermato come una vera icona globale nei mondi della musica pop, della moda e della rappresentazione LGBTQIA+. Con oltre 15 miliardi di stream Sivan ha raggiunto traguardi che solo pochi artisti possono vantare. A questi si aggiungono importanti ruoli cinematografici a Hollywood, collaborazioni con alcuni dei più importanti nomi della moda, il lancio di un brand lifestyle internazionale e una community social complessiva di oltre 39 milioni di persone. Il nuovo disco è un progetto pensato per essere vissuto tanto attraverso le immagini quanto attraverso la musica, l’album affronta temi come desiderio, identità, gioia, solitudine e appartenenza queer, con una straordinaria sincerità emotiva.

HOLY TONGUE – “Basilikum”
[AD 93]post-punk, psichedelia

Valentina Magaletti (Moin), Al Wootton e Susumu Mukai (Vanishing Twin) si uniscono in “Basilikum” per un insieme di musica ritmica di ampio respiro che si muove liberamente tra dub, trance, improvvisazione libera e psichedelia cinematografica. Registrate nelle Alpi svizzere e a Londra, queste improvvisazioni nascono dall’uso di drum machine vintage e da un’interazione istintiva. Il trio abbatte i confini stilistici, fondendo tecniche dub, percussioni rituali, pulsazioni ipnotiche e ampi paesaggi alla Popol Vuh. Suonare, registrare, montare e trasformare sembrano qui parte dello stesso processo. I suoni affiorano, si dissolvono e ritornano in nuove forme, creando una musica immersiva e trascinante che oscilla tra meditazione e slancio, intimità e grandiosità, evolvendosi costantemente nel momento.

DEATH VALLEY GIRLS – “Welcome To Earth”
[Suicide Squeeze]alternative

Le Death Valley Girls giungono a “Welcome to Earth” attraverso un lutto reale, dopo che Bonnie Bloomgarden ha perso la sua casa di Altadena nell’incendio Eaton in California e, poco dopo, il suo cane Tommy. Ne risulta un album profondamente personale sulla sopravvivenza, la ricostruzione e i legami che uniscono persone, animali, ricordi e luoghi. Pur rimanendo fedele allo spirito psych-punk e space rock della band, questo album si presenta particolarmente sincero. Brani come “Plant Magic”, “Basic Witch” con Seth Bogart, “Message From the Venus Flower” e “I Love You” trasformano il dolore in connessione, grazie alle armonie in stile girl group, ai canti collettivi e a un coro di bambini che aggiungono calore e allegria.

HUMULUS – “Smuggler’s Cave”
[Ripple]stoner

“Smuggler’s Cave” segna il quinto LP degli Humulus e la loro seconda uscita con il cantante e chitarrista Thomas Mascheroni. Dopo “Flowers Of Death” del 2023, la band ha trascorso due anni calcando i palchi europei, ed è proprio nelle pause tra un tour e l’altro che hanno preso forma le improvvisazioni di questo disco. Fedele al proprio stile, la band è tornata in sala prove per sessioni maratona, catturando ore di interazione musicale grezza, isolando le scintille e forgiando nuove canzoni dalle braci. In questo album, quei riff colpiscono più forte e si impongono con maggiore sicurezza rispetto al passato, eppure il tratto distintivo del suono degli Humulus rimane intatto: un abile passaggio dal classico crunch ritmico stoner a profondità più psichedeliche e introspettive. Come sempre, i testi sono arrivati dopo la musica, con la traccia omonima che ha fatto da filo conduttore per il resto dell’album, guidando l’ascoltatore attraverso ambientazioni misteriose, storie di maghi, sogni di cimiteri, anime dannate e l’ombra di foreste oscure.

WITCHTHROAT SERPENT – “Demons Left To Roam”
[Heavy Psych Sounds]doom

Registrato ancora una volta presso il leggendario Kerwax Studio con Christophe Chavanon, l’ultimo LP dei Witchthroat Serpent è stato realizzato interamente su nastro analogico e con apparecchiature analogiche. L’album attinge ai sogni sordidi e alle paure del secolo scorso, dal panico morale ai raccapriccianti costumi di Halloween degli anni ’30. Aspettatevi muri di chitarra imponenti e grintosi, bassi stereo rombanti e percussioni rituali devastanti, con racconti horror e litanie sataniche trasportate da voci inquietanti.

GENESIS – “From Genesis To Revelation (2026 Mix)”
[Esoteric Recordings]prog-rock

Pubblicato originariamente nel marzo 1969, “From Genesis To Revelation” è stato l’album di debutto dei Genesis. Questa nuova edizione, approvata da Tony Banks, Peter Gabriel, Anthony Phillips e Mike Rutherford, presenta nuovi e rivelatori mix stereo realizzati da Stephen W Tayler che mettono ancora più in risalto l’esecuzione della band. Oltre all’album, sono presenti nuovi mix di “A Winter’s Tale”, “One Eyed Hound”, “Image Blown Out” e “Visions of Angels” – quest’ultimo inedito – oltre a un nuovo remaster del mix stereo originale. Il cofanetto da 2 CD include anche un libretto illustrato con un saggio di Jon Dann. L’edizione in 4 CD/Blu-ray aggiunge nuovi mix stereo, 5.1 e Atmos, mix rimasterizzati in mono e stereo da LP, singoli, demo rari e un video di Tony Banks, Peter Gabriel e Mike Rutherford agli AIR Studios. Il doppio LP include il nuovo mix stereo e un EP bonus da 12″.

CAMERON WINTER – “Live at Carnegie Hall”
[Partisan]alternative

“Live at Carnegie Hall” di Cameron Winter documenta la storica esibizione del frontman dei Geese tenutasi nel dicembre 2025. Da solo al pianoforte, reinterpreta brani tratti dal suo acclamato album di debutto “Heavy Metal” e presenta in anteprima tre composizioni inedite. Un’indubbia atmosfera di evento speciale pervade l’intera esibizione, catturando la sensazione straordinaria di assistere in tempo reale all’ascesa di un artista sotto i riflettori. Questa pubblicazione immortala una serata indimenticabile, consolidando al contempo l’affermazione di Winter come una delle voci più significative della sua generazione, con la sensazione che questo sia solo l’inizio.

ANDY BELL & MASAL – “Common Primitives”
[Sonic Cathedral]alternative

“Common Primitives” è il secondo album nato dalla collaborazione tra Andy Bell (chitarrista dei Ride e bassista degli Oasis) e il duo di arpa e sintetizzatore Masal, con sede nell’Essex. Si tratta di una raccolta straordinaria e meditativa che spazia dal kosmische al jazz astrale, passando per melodie folk turche, per poi tornare indietro. «Tendiamo a partire da idee iniziali nate da jam session libere, costruendo da lì la forma e l’arrangiamento», spiega Al Johnson dei Masal. «Soprattutto, crediamo che si debba seguire l’ispirazione». Per Andy, quell’ispirazione era in gran parte l’album classico del 1977 della leggenda del jazz Pharoah Sanders, “Pharoah”, ristampato alcuni anni fa. «Mi trasporta in uno stato ipnotico», spiega. «Ecco perché in questo disco ho lavorato con più loop di chitarra. La parte di Tisziji Muñoz in “Harvest Time” mi ha tenuto in una morsa negli ultimi tre anni e qui arriva filtrata attraverso Vini Reilly».

MARINA HERLOP – “Dja Dja”
[autoproduzione]elettronica

“Dja Dja” di Marina Herlop si apre come un respiro trattenuto che finalmente viene liberato: una violenta celebrazione della vita, ma non il facile “sì” dell’edonista. L’esultanza qui è conquistata a fatica, raggiunta piuttosto che data per scontata, un’affermazione che nasce dalla riflessione e da una lunga discesa interiore, spogliata di ogni ingenuità. Ciò che la anima è una sorta di rabbia senza meta, una furia reimmaginata come forza creativa che si esaurisce nella catarsi, e una gratitudine così travolgente da non poter più essere contenuta dal corpo. È una musica di lotta, ma la lotta non è per la conquista o la rovina; è per l’affermazione di sé, per la tranquilla autorevolezza di chi difende i propri principi senza mai aver bisogno di nominarli. Concepito come un’opera unica e ininterrotta in cui ogni brano dialoga con gli altri, “Dja Dja” è il progetto architettonicamente più ambizioso che Herlop abbia mai realizzato, un gigantesco sudoku costruito a partire da sudoku più piccoli, in cui il tutto doveva essere coerente anche se ogni pezzo manteneva la propria logica interna. Sotto quel disegno si nasconde un’impalcatura presa in prestito, una struttura utilizzata inizialmente per ragioni puramente architettoniche e poi, una volta che la musica aveva preso forma, lasciata cadere. L’impalcatura è scomparsa; la musica regge senza di essa. Qualunque cosa l’ascoltatore vi trovi è, per sua stessa insistenza, non meno vera di ciò che lei ha trovato mentre la creava.

TRAMHAUS – “Blister”
[Bronson Recordings]indie-rock, punk

Le composizioni spaziano da passaggi post-punk abrasivi e trame shoegaze scintillanti a un atteggiamento punk diretto, conferendo al disco un’ampia gamma espressiva. In “Blister”, i Tramhaus puntano su archi melodici più marcati e arrangiamenti più serri senza abbandonare la crudezza e la schiettezza delle precedenti pubblicazioni; pattern di batteria incisivi, muri di chitarra distorta e i caratteristici passaggi vocali di Lukas Jansen ne costituiscono la struttura portante. I brani trattano delle esperienze in tour, della comunità e della ricerca di stabilità in un ambiente in continuo mutamento, come esemplificato dal singolo di anticipazione “Plovdiv”.

HAAI – “DIGITiSE”
[Mute]elettronica

“DIGITiSE” riprende da dove si era interrotto l’album “HUMANiSE” del 2025 di HAAi, catapultandoci direttamente sulla pista da ballo con 10 brani che spaziano attraverso diversi generi musicali, ispirati ai set da DJ di HAAi che durano tutta la notte. “DIGITiSE” continua a esplorare cosa significhi essere umani in un mondo sempre più digitale: il ritmo inarrestabile dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, le divisioni che creano e il prezzo che si paga, offrendo un antidoto a tutto ciò: la comunità. Riunire le persone in una stanza o su una pista da ballo, per provare un senso di unità e appartenenza, è qualcosa che HAAi ha sempre sostenuto con forza. “DIGITiSE” si apre completamente a questo spirito.

VENTILATOR – “Reseda Spleen”
[Bar None]power-pop

“È un disco registrato in camera da letto che però non sembra affatto un disco registrato in camera da letto“, afferma Glenn Morrow, fondatore della Bar/None Records, parlando di “Reseda Spleen”, l’album del 1996 dei Ventilator rimasto a lungo sconosciuto. Il disco avrebbe dovuto giustamente riscuotere successo tra gli amanti del pop rumoroso e guidato dalla chitarra. Purtroppo, come è successo a tante altre uscite indie prima e dopo, l’esistenza dell’album passò quasi inosservata, fatta eccezione per due recensioni entusiastiche apparse sulla stampa molto tempo dopo che “Reseda Spleen” era scomparso dalla scena. Ora il disco viene rilanciato.

HOUR – “Ghost Bridge”
[Dear Life]sperimentale

Nel quinto album degli Hour, Michael Cormier-O’Leary spinge il progetto ancora più in profondità verso intricate orchestrazioni da camera. Scritti per un ensemble di 13 elementi con fiati, archi, vibrafono e sezione ritmica rock, questi sei brani strumentali si presentano come un’esplorazione, dal carattere cinematografico ed emotivamente aperto. Il titolo deriva da un’idea cinematografica mai realizzata su un ponte che inizia a scomparire, e quell’immagine vivida permea l’omonimo brano di quasi dieci minuti. Con la produzione di Lucas Knapp, le melodie ricorrenti di chitarra e tastiera si intrecciano con archi spettrali, percussioni in tempo libero, armonie non convenzionali e un contrappunto sofisticato.

DEVON KAY & THE SOLUTION – “World’s Greatest Album”
[Bad Time]ska punk

I Devon Kay & The Solutions arrivano da Chicago e caratterizzano il loro punk con un uso massiccio di fiati. Erano fermi da un po’ di tempo e ora eccoli di nuovo in pista!

IBERLINO – “Canzoni Di Fine Estate”
[LaBiondaRecords]alternative

Il sound degli iBerlino unisce testi in lingua italiana a una fusione di stili che spaziano tra cantautorato, pop-rock, sonorità blues, trip hop e influenze rock-wave/new wave, fino ad arrivare a una più marcata matrice elettronica. I loro testi si muovono dall’urbanità al folklore, dai fatti di cronaca a vicende profondamente personali. Un affascinante ponte musicale immaginario tra Massive Attack, Jean Michelle Jarre e Nick Cave, senza dimenticare la grande lezione italiana di Paolo Conte e Fabrizio De André.

ORLANDO – “Finchè siam giovani”
[Carosello Records/Triggger]pop, cantautorato

Il titolo del disco riprende il verso di un canto popolare che Orlando ha ritrovato nelle vecchie videocassette del matrimonio dei suoi genitori, una cantilena intonata nei momenti di festa che gli è stata tramandata dalla famiglia materna, passando di generazione in generazione. «Mia mamma è venuta a mancare quando avevo soltanto cinque anni. Questo, purtroppo, ha complicato la mia infanzia e, soprattutto, la possibilità di ricordare e conoscere davvero le mie radici. Lo scorso Natale, però, ho ricevuto il regalo più incredibile della mia vita: una serie di filmati dei miei genitori e di me da bambino. Non li avevo mai visti prima», racconta Orlando. «È stata la prima volta in cui ho potuto riascoltare vividamente la voce di mia mamma. La prima volta in cui ne ho studiate le movenze e in cui ho potuto capire se davvero ci assomigliassimo. Ed è stata anche la prima volta in cui ho visto mio papà tanto giovane da avere all’incirca la mia età». 12 canzoni che cantano la vita, quella dei giovani ragazzi di periferia che scorrazzano tra le strade di città per guadagnarsi da vivere e rincasano al pub di fiducia per incontrarsi con gli amici, prima di archiviare la giornata. Uno slalom tra le preoccupazioni degli adulti, con un’inesauribile voglia di godersi la giornata.

SLAYLOR MOON – “Crisis Make Up!”
[Maple Death]alternative

In “Crisis Make Up!”, il tanto atteso secondo album di Slaylor Moon, ci addentriamo ancora di più nell’intimo universo sonoro della musicista canadese Sydney Koke (Tristwch Y Fenywod, The Courtneys, Two Form a Click, Shearing Pinx). Il suo minimalismo sensuale e la sua astrazione disarticolata affrontano il dilemma della musica elettronica riguardo alla presenza umana nel mondo sintetico della macchina. Rinunciando agli arrangiamenti computerizzati a favore di gesti fisici e attingendo alle registrazioni di rari sintetizzatori modulari realizzate durante la sua residenza del 2024 al GMEM di Marsiglia, la musica appare misteriosa e implacabile: cyborg, al di fuori del tempo, né del tutto discreta né continua. I ritmi sono corporei, seducenti, audacemente queer e tattili nella loro psichedelia.

GNOD – “Chronicles of Gnowt (Vol 2)”
[Rocket Recordings]rock sperimentale

A due decenni dall’inizio del loro percorso, i Gnod continuano a suonare guidati dall’istinto, dalla convinzione e dalla pura forza del riff. Questa seconda parte della loro trilogia celebrativa si concentra sulla pesantezza trascendentale e sulla ripetizione che da tempo caratterizzano l’approccio della band. Come il primo volume, “Chronicles Of Gnowt (Vol 2)” è stato registrato durante la stessa sessione di sei giorni agli Hellfire Studios vicino a Dublino con il produttore Spud Murphy, noto per il suo lavoro con i Lankum e i Black Midi. L’album cattura una band formidabile che suona insieme nella stessa stanza, tutta impatto grezzo e alchimia.Il risultato sono alcune delle registrazioni più temibili e cinetiche mai realizzate dagli Gnod. Come afferma Chris Haslam, la spontaneità e un approccio “senza pensieri” spesso hanno la meglio sull’eccessiva analisi. Massimale e minimale, claustrofobico ed espansivo, “Chronicles Of Gnowt (Vol 2)” è un feroce promemoria delle loro contraddizioni.

UNPEOPLE – “we are unpeople”
[Sharptone]alternative

Gli unpeople sono una band che punta tutto sull’inclusività e sulla convinzione che siano molto più numerose le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. Con il loro album di debutto la band propone dodici brani che segneranno l’inizio della loro carriera e che mirano a unirci tutti grazie al loro mix inconfondibile di suoni e composizioni che fonde in modo folle il pop con il punk, con l’alt-rock e il metal.

SABBA – “A Verità”
[Soundinside Records]blues

Il disco contiene dieci brani scritti e composti – ad eccezione della traccia di chiusura – da Sabba insieme a Paci Ciotola, che ne cura anche la produzione. “A Verità” nasce dall’incontro tra canzone d’autore e Black Music, con particolare attenzione alle radici del blues e del soul.

FERDI – “The Sound Of Art”
[Demain]jazz

Il secondo album di questa stella nascente del jazz contemporaneo, che fa seguito al successo di “Take 01″, entrato direttamente al 126° posto della classifica Top Albums al momento della sua uscita. Ferdi ribadisce il suo status di artista innovativo che sta rivoluzionando il jazz e la sua immagine. In un’epoca in cui tutto sembra destinato a essere consumato e poi dimenticato, Ferdi difende la natura duratura della creazione. Questo album nasce dalla convinzione che l’arte rimanga uno spazio prezioso – un luogo di esplorazione, trasmissione ed emozione, dove ogni dettaglio è il risultato di un paziente processo creativo. Più che una semplice successione di brani, questo progetto vuole essere un’opera concepita come un tutto unico, in cui la musica dialoga con altre forme d’arte per promuovere una ricerca artistica ed emotiva condivisa.

SARAH JULIA – “The Fear That This Is Real”
[Nettwerk]folk

Il disco è stato registrato dal vivo in sei giorni a Woodstock, nello stato di New York, sotto la direzione del produttore nominato ai Grammy Philip Weinrobe (noto per le collaborazioni con Adrianne Lenker e i Big Thief). Il lavoro si ispira alla tradizione cantautorale anni ’70 (come Joni Mitchell e Judee Sill), puntando su un suono intimo, chitarre meditative, armonie vocali avvolgenti e testi che esplorano l’incertezza, il cambiamento e la vulnerabilità.

CARO – “Returning To Innocence”
[Big Mouse]pop

Un disco pop audace e senza confini di genere, che riflette la versatilità artistica e l’indipendenza di un’artista che, nel corso degli anni, si è sempre mossa con disinvoltura tra synth-pop anni ’80, ballate cinematografiche, soul, R&B anni ’90 ed influenze indie contemporanee. L’album unisce una produzione ricca e ritmata a melodie immediate e coinvolgenti. Arrangiamenti corali classici – a tratti quasi spirituali – convivono con sonorità moderne ed una produzione di batteria dettagliata, creando un suono che risulta allo stesso tempo senza tempo ed innegabilmente attuale, tra cori che uniscono un’area cool a un tono sognante, coinvolgendoti nel suo ritmo. Nella sua essenza, ‘Returning To Innocence’ esplora la femminilità in tutta la sua complessità: forza e vulnerabilità, desiderio e autocontrollo, abbracciando la pienezza dell’essere umano, senza scuse.

ORSON CLAEYS – “Othello”
[Sdban]hip-hop

“Othello” è l’album di debutto del pianista e compositore Orson Claeys. Fondendo influenze provenienti dal jazz, dall’hip-hop, dalla cultura urbana e dalla vita quotidiana, il disco offre il ritratto più nitido mai realizzato di un artista plasmato tanto dai mondi che lo circondano quanto dalla musica stessa.

TOTAL WIFE – “come back down”
[Julia’s War Recordings]elettronica, sperimentale

“Come Back Down”, il nuovo album del duo pop sperimentale di Nashville Total Wife, è nato ai confini del sonno. Quando la compositrice e produttrice Luna Kupper cominciava ad addormentarsi durante le sessioni di missaggio notturne, le canzoni la seguivano in quella dimensione a metà strada tra il sogno e la lucidità. Come Dale Cooper in “Twin Peaks”, si svegliava con una nuova prospettiva sul puzzle che stava mettendo insieme. «Sono una mixatrice psicologica: cerco di immaginare come una persona percepisca il suono, invece di rimanere bloccata nel tentativo di creare tutti questi toni diversi e nell’uso di tutta questa attrezzatura per far suonare qualcosa in un certo modo», afferma Kupper. E come una spirale che dalla vita da svegli conduce al sogno, le canzoni di “Come Back Down” sono infinitamente autoreferenziali, costruendo interi universi a partire da un unico punto.

PERTURBAZIONE – “Risuona”
[Copyright Control / The Saifam Group]indie-pop

L’album nasce dall’idea racchiusa nel titolo “Risuona”: tradurre una canzone significa inevitabilmente anche trasformarla, perché nel passaggio da una lingua all’altra cambiano parole e significati. È proprio questa trasformazione a dare ai brani una nuova forma e una nuova vita. Le cover fanno parte della storia dei Perturbazione fin dagli esordi e, nel tempo, sono diventate un modo per confrontarsi con la musica amata e, attraverso le canzoni degli altri, far emergere qualcosa di sé. “Risuona” si inserisce così anche nella lunga storia italiana delle canzoni straniere tradotte, iniziata negli anni ’60 con il beat e proseguita fino a oggi. Brani spesso sconosciuti al pubblico italiano che, una volta tradotti, incisi e diffusi, hanno trovato una nuova vita – e talvolta una prima vera vita – nella nostra lingua. «L’album non l’abbiamo costruito per fargli fare da tappeto sonoro alle giornate frenetiche o per riempire i silenzi in sala d’attesa. È un rifugio. Un lavoro intimo, uno dei più esposti della nostra carriera, nato da un’esigenza profonda e urgente, senza guardare mai l’orologio o le scadenze del calendario. Ci siamo messi a nudo, cercando un suono e delle parole che fossero uno specchio fedele di ciò che siamo oggi».

DESOLAT – “People as Idiots & Idiots as Leaders”
[Rat Run Records]anarco-punk

La band ha attivamente trasformato questa uscita in un progetto collaborativo DIY su scala globale, che coinvolge nove etichette e tre distributori in sette paesi. Dopo che il loro secondo album “Get Sick And Let Me Watch You Die” è stato pubblicato nel 2024 dall’etichetta statunitense di noise rock/punk “Reptilian Records” – facendo così conoscere la band per la prima volta a un pubblico più ampio – la band sta portando la propria politica discografica un passo avanti, rendendo il disco disponibile attraverso un totale di nove etichette e tre distributori in sette paesi. Si tratta di una pubblicazione collaborativa in stile DIY, del tipo che i membri della band conoscono bene grazie alle loro radici anarcho-punk. Non è stato un progetto facile, ma se ami fare rete, è stato divertente. Costruisciti la tua fottuta vita! Le nove canzoni di “People As Idiots & Idiots As Leaders” seguono in gran parte un concetto tematico radicato nei nostri tempi. In un mondo in cui aspiranti e veri autocrati, estremisti di estrema destra e populisti, macho chiacchieroni e fanatici religiosi vengono eletti a guidare le nazioni, la democrazia appare sempre più fragile.

PAUL MCCARTNEY – “The Boys of Dungeon Lane (special edition)
[EMI]pop

La Special Edition regalerà ai fan altre quattro registrazioni dal mondo di “The Boys of Dungeon Lane”, tra cui una nuova versione di “Home To Us”, che riunisce ancora una volta Paul e Ringo Starr. Il brano è già uno dei momenti più toccanti dell’album, con i due Beatles ancora in vita che si scambiano versi che racchiudono il peso della loro straordinaria storia comune, pur rimanendo profondamente personali e contemporanei. Il nuovo “flip mix” prevede lo scambio delle parti originali dei due artisti all’interno del brano. Oltre alla nuova versione di “Home To Us”, l’edizione speciale conterrà tre brani inediti, intitolati “City Fox”, “One Night Stand” e “Chelsea Boots”, offrendo ai fan l’opportunità di scoprire altri brani creati durante le sessioni di registrazione.

RITA ZINGARIELLO – “A mente scalza”
[Red & Blue / ADA Music]cantautorato

“A mente scalza” è un percorso intimo e sincero di otto tracce che attraversa il tempo, le relazioni, la paura, la fiducia e il bisogno di lasciar andare il controllo. Il disco unisce canzone d’autore, sfumature acustiche e sensibilità jazz, avvalendosi di collaborazioni di rilievo come Fabrizio Bosso, Ferruccio Spinetti, Ernesto Marciante, i Flowing Chords diretti da Margherita Flore e gli arrangiamenti d’archi curati da Valter Sivilotti.

DANIELLE PONDER – “Everything Has Changed”
[Dead Oceans]Hip-Hop

Danielle Ponder si immerge completamente nel presente con il suo secondo album e il primo per la Dead Oceans in collaborazione con Phoebe Bridgers. Nata a Rochester e con radici ad Atlanta, Ponder infonde una vera e propria sicurezza in un disco plasmato da enormi cambiamenti personali e artistici. Scritto mentre passava dalla professione di avvocato penalista a quella di artista a tempo pieno, questo album mostra Ponder nella sua versione più aperta e sicura di sé.

LOVE.CRAFT BAND – “We Are The LCB”
[Strolling Bones]alternative

“We Are the LCB” è un album di debutto vivace e trasversale dei The Love.Craft Band, un gruppo composto da persone con diverse abilità, la cui musica è plasmata da un’ampia gamma di prospettive ed esperienze di vita. È un disco ricco di legami, gioia ed espressione di sé, sostenuto da un autentico senso di appartenenza. Tra ritmi lo-fi, brani da discoteca, pop-rock sincero e rock narrativo, ogni canzone riflette il percorso della band. Dalle amicizie nate durante la musicoterapia all’entusiasmo dei tour e della creazione collettiva, questa è una musica radicata nell’inclusività, nell’autenticità e nella creatività condivisa. Più che una raccolta di canzoni, “We Are the LCB” è una celebrazione calorosa e edificante della comunità e del semplice potere di stare insieme.

GIOVANNI LINDO FERRETTI – “Percuotendo, in cadenza”
[Universal]cantautorato

“Percuotendo. In cadenza” è lo spettacolo che Giovanni Lindo Ferretti ha portato in dieci tra i più prestigiosi teatri e auditorium di altrettante città italiane e in cui parola, poesia, canto e musica si intrecciano in una narrazione autobiografica che ripercorre esperienze e memorie sospese tra la dimensione pubblica dei palchi e quella intima della sua vita sui monti: le sue canzoni vengono reinterpretate e riarrangiate per percussioni e strumenti a corde, creando un’atmosfera essenziale, ritmica e ipnotica. Questa nuova pubblicazione non è semplicemente la registrazione di un concerto ma è la restituzione sonora di uno spettacolo concepito per il teatro, nel quale Ferretti torna ad attraversare il proprio repertorio e la propria storia artistica facendoli vivere nel presente.

SAOIRSE DREAM – “grimdark”
[Lauren]hyperpop

Le cose vanno male, e ormai da un po’ di tempo non fanno che peggiorare: un regime capitalista in espansione; una cultura regressiva e transfobica; e una comunità che sembra cedere sotto il peso di tutto questo. Ad un certo punto, l’artista emotronica saoirse dream ha dimenticato come ci si sentisse quando le cose andavano meglio. Si è abituata al lento declino, alla regressione sociale, ed è precipitata a capofitto negli schemi di pensiero apocalittici che affliggono la sua generazione. Adottando un approccio da archivista nei confronti della fine del mondo, il nuovo LP di saoirse dream si orienta verso una tavolozza sonora sorprendentemente più cruda. L’elettronica effervescente delle sue opere precedenti viene inghiottita da un leviatano di sconforto e distorsione. Attraverso una produzione sperimentale visionaria e un lirismo risoluto, “grimdark” cerca di esplorare la domanda: cosa significa fare arte speculativa in un’epoca in cui così tanti di noi non riescono a immaginare che le cose possano migliorare?

GROWING PAINS – “Daniel Loves Mandy Forever”
[Photo Finish Records]indie-rock

Dream pop con sfumature emo, power pop e shoegaze, il tutto guidato dalla voce di Kalia Storer e dalle chitarre di Carl Taylor. Album d’esordio per la formazione di Portland.

MASSIMO ZAMBONI – “La Macchia Mongolica”
[Universal]cantautorato

A sei anni dalla sua prima pubblicazione, “La macchia mongolica” si presenta in una veste rinnovata, con una nuova copertina, nuove grafiche e l’aggiunta del brano “Forme Perfette”, che entra a far parte del disco in questa nuova edizione. Il titolo dell’album nasce da un’immagine intima e familiare: la macchia mongolica, un livido bluastro sulla pelle che in Mongolia rappresenta il simbolo di una discendenza diretta da quella terra. Questo segno detta la partecipazione a due mondi spirituali e fisici, l’Emilia dei
padri e la Mongolia del desiderio. Un segno che per Zamboni diventa simbolo di un legame profondo e, insieme, della presenza di un “Altrove” capace di entrare nell’esistenza, contaminarla e arricchirla, lasciando una traccia che appartiene all’anima prima ancora che al corpo. È proprio intorno all’incontro con l’Altrove che il disco trova una delle sue chiavi più profonde: ciò che è distante si fa vicino, ciò che appare estraneo entra nella storia personale e finisce per trasformarla. La macchia diventa così un’immagine concreta e insieme simbolica, il punto da cui partire per interrogarsi sull’identità, sull’appartenenza, sui legami e sulle tracce che persone e luoghi lasciano dentro di noi. In “La macchia mongolica”, la scrittura di Zamboni incontra la musica di Cristiano Roversi e Simone Beneventi. Canzone, parola e ricerca sonora si intrecciano in un lavoro in cui la dimensione personale si apre continuamente a quella collettiva, secondo una modalità che attraversa da sempre la produzione artistica di Zamboni.

GOBLIN COCK – “Traumanaut”
[Joyful Noise]hard-rock

Il frontman dei Goblin Cock, Lord Phallus, rimane una figura avvolta nel mistero, quasi invisibile, all’interno di una band composta da personaggi altrettanto vaghi. Mentre molti imitatori trasformano questo tipo di anonimato in un mito commerciale, i Goblin Cock sembrano puntare all’opposto: essere ignorati e lasciare che sia la musica a parlare. “Traumanaut”, l’ultimo LP del progetto, sembra una vera boccata d’aria fresca. Nasce da quello che sembra un profondo pantano di nevrosi, eppure emerge con chiarezza e determinazione, rendendolo uno dei dischi più sorprendenti e inaspettatamente aperti del loro catalogo. A tratti, suona così personale che la maggior parte dei cantautori probabilmente cercherebbe di nascondersi di fronte a un tale livello di onestà. Qui, invece, quella schiettezza rimane in primo piano, conferendo a “Traumanaut” un fascino crudo e intimo che traspare da tutta quell’identità oscurata.

STEAK – “Steak”
[Ripple]psych-rock

Dalla loro formazione nel 2012, gli Steak si sono conquistati un fedele seguito internazionale grazie a tour incessanti, pubblicazioni acclamate e un sound che fonde con grande efficacia desert rock, psichedelia e pesantezza progressiva. Scritto e registrato in formazione a cinque, questo album rappresenta gli Steak nella loro versione più ambiziosa e ampia. Riff travolgenti si fondono con un’atmosfera cinematografica e il tocco melodico della band, segnando un altro chiaro passo avanti mentre si avventurano in un nuovo capitolo particolarmente entusiasmante.

FELDSPAR – “Soft Side”
[Stage Dive]punk

Nel loro nuovo album, i Feldspar trovano un equilibrio tra l’urgenza dell’hardcore e le strutture più orecchiabili del rock ’n’ roll e del pop americano. Attraverso le sue dieci tracce, «Soft Side» affronta temi quali la dipendenza, la comunità, l’intimità, le aspettative familiari e l’idea di raggiungere il successo secondo i propri termini. Non offre risposte definitive; al contrario, privilegia la compagnia, la riflessione e la ricerca di un senso in mezzo all’incertezza. Formatisi a Roma nel 2023, i Feldspar prendono il nome da un minerale tradizionalmente indossato dai membri del clero romano che viaggiavano in incognito — un dettaglio ironico, considerando come la band incanali il proprio spirito creativo in temi quali la spiritualità, la salute mentale e l’identità.

RETAIL SIMPS – “Real Simple”
[Total punk]garage-rock

Dopo 3 LP, un doppio LP, tre 7“, otto cassette, uno split, 3 partecipazioni a compilation e un documentario a lungometraggio, i Retail Simps hanno inciso il loro primo EP da 12″. Se non avete ancora comprato nulla di tutto ciò, smettetela di fare i perdenti e puntate in grande con “Real Simple”. Un album pazzesco con 8 brani registrati da Obediah Anderson con la partecipazione di Kayla Mcneil, James Anderson e Trevor Turple. Alcuni brani sono frutto della magia dello studio, altri sono stati registrati dal vivo con i quattro membri originali. Momenti teneri, momenti splendidi, momenti folli, momenti rari…e la lista continua.

BASHT. – “Poor Advice”
[LAB]indie-rock

“Poor Advice” è un album concettuale incisivo che traccia i legami intricati tra il potere e coloro che ne sono schiacciati. Attraverso 10 brani, delinea l’antico rapporto tra Chiesa e Stato in Irlanda, dove pulpiti e governi hanno scambiato sermoni con politiche, plasmando una generazione all’insegna del senso di colpa, del silenzio e dell’obbedienza. Il disco porta poi quel filo conduttore nel presente, seguendo il modo in cui l’autorità morale è stata esternalizzata alle sale dei consigli di amministrazione e alle caserme, con il complesso militare-industriale che funziona come un cupo metronomo: conflitti fomentati, armi vendute, dolore gestito, contratti rinnovati. Il titolo “Poor Advice” deriva dal fatto che si tratta di tutti quei consigli impartiti dall’alto: tieni la testa bassa, recita le tue preghiere, fidati dell’accordo. I Basht. si sono conquistati una base di fan affezionati nel periodo precedente all’uscita del loro album di debutto, grazie anche al fatto di aver portato in tour il loro spettacolo dal vivo mozzafiato insieme ad artisti del calibro di DEADLETTER, Everything Everything e Wunderhorse. Prodotto da Ali Chant (Dry Cleaning, Perfume Genius, PJ Harvey), nel cuore dei Basht. mormora una sorta di silenziosa pazienza, e la band mostra le proprie carte solo quando si presenta il momento giusto. Il loro talento sta nel trasformare ciò che è riflessivo ed emotivamente intenso in qualcosa di ampio e potente.

GRAVEYARD – “Fever”
[Nuclear Blast]hard-rock

I Graveyard, una delle band più caratteristiche e venerate del rock moderno, sono tornati. A tre anni di distanza dal più cupo “6″, tornano a scaldare l’atmosfera con un suono più pesante e intriso di distorsione. Mixato da Pelle Gunnerfeldt, noto per aver saputo cogliere l’energia feroce degli Hives, dei Refused e, più recentemente, dei Viagra Boys, questo disco colpisce con vera forza. Allo stesso tempo, i Graveyard rimangono fedeli all’anima intrisa di blues che ha caratterizzato il loro album di successo, “Hisingen Blues”. Il risultato è un ritorno potente.

PERSICA 3 – “Cardinal”
[Hidden Bay]indie-pop

Dopo “Tangerine” e “Beauty in the Noise”, i Persica 3 tornano con un terzo album, disponibile su cassetta tramite Hidden Bay Records. Registrato in un piccolo studio all’inizio del ’26 a Montmartre, Parigi, il progetto attinge a decine di campioni tratti da brani degli anni ’60 e ’70, sovrapposti a chitarre, percussioni, pianoforti e armonie vocali, per offrire una sequenza di atmosfere variegate – dai cori cristiani al post-punk passando per il dub! – e un mosaico di emozioni legate da un tema comune: la famiglia. L’album trova la sua pace nella traccia finale che dà il titolo all’album, una ballata sperimentale scandita dal canto del cardinale rosso, che indica la presenza di una persona cara. Come per le precedenti pubblicazioni, è difficile credere che dietro al nome d’arte Persica 3 ci sia un solo uomo, considerando come questi otto nuovi brani dispieghino una ricchezza di trame, melodie e attenzione ai dettagli. Arthur D. ama la discrezione. Diciamo solo che è cresciuto nel sud della Francia, immerso nella musica degli anni ’60 (Velvet Underground, The Ronettes, Beach Boys) e dei suoi eredi (Panda Bear, Cindy Lee).

FABRI FIBRA & NEFFA – “Zarathustra Style”
[Sony]rap

Il progetto, nato dal rispetto reciproco tra Fabri Fibra e Neffa e dalla voglia di stare insieme in studio, contiene 23 inediti nella versione CD, mentre il doppio vinile ne ha uno in più.

MINA – “Dilettevoli Inedite Eccedenze”
[PDU Music / Pirames International]cantautorato, pop

“Dilettevoli inedite eccedenze”, il terzo volume della collana voluta da Mina per ospitare le perle da lei conservate in un cassetto. Questo “Dilettevoli” ha la caratteristica di essere composto da tutte canzoni cover intrepretate da Mina e mai pubblicate prima. Un disco di cover di Mina, non è un semplice elenco di successi da rivisitare, ma il frutto di una attenta ricerca musicale che porta alla luce canzoni a volte sconosciute ma bellissime che solo Mina ha saputo scovare. Con Mauro Balletti le “Dilettevoli eccedenze” diventano anche fotografiche. Mina e Mauro Balletti hanno cercato negli archivi e selezionano 12 immagini inedite che arricchiscono il libretto facendo diventare questo progetto musicale un vero album da collezione.

LEVANTE – “Dell’Amore Il Fallimento E Altri Passi Di Danza”
[Warner]pop

Dopo aver tracciato la direzione con i brani che lo hanno anticipato la cantautrice rivela finalmente, in un corposo lavoro discografico composto da 15 tracce: il risultato in musica della sua indagine sull’amore e sui diversi modi in cui può manifestarsi e fallire. Anche in questo album Levante ha spinto la sua ricerca oltre la musica, rappresentando visivamente il suo punto di vista artistico, attraverso colori e simbologie.

L’OFFICINA DELLA CAMOMILLA – “VM18”
[Pirates / Artist First]indie-pop

“VM18” segna un nuovo capitolo nel percorso musicale dell’Officina della Camomilla.
Il titolo, preso da uno dei brani del disco, diventa la chiave simbolica dell’intero progetto. Più che un semplice divieto anagrafico, “VM18” rappresenta una soglia: l’ingresso in uno spazio dove adolescenza, cultura pop, letteratura e allucinazione convivono senza gerarchie. La giovinezza appare come un rito collettivo: feste clandestine, sabba improvvisati, stati di coscienza alterati e fughe psichedeliche diventano strumenti per ridefinire identità e appartenenza. Anche la musica stessa assume una dimensione quasi mitologica. In “Madchester”, ad esempio, la scena rave e indie inglese degli anni ’90 diventa il luogo simbolico in cui nasce una band: un atto istintivo, una via di fuga, un modo per trovare sé stessi dentro una comunità sonora. I riferimenti culturali attraversano liberamente letteratura, cinema, arte e cultura pop, costruendo una mitologia personale dove Bret Easton Ellis convive con le Baccanti, dove Gregg Araki incontra il folk horror europeo e dove un cimitero parigino può trasformarsi nel teatro di un’estasi primaverile.

MERYL STREEK – “Stories They Don’t Teach You At School”
[Venn Records]punk

Proprio come un insegnante, Meryl Streek trasmette le sue conoscenze e le sue esperienze di vita a tutti coloro che sono disposti ad ascoltarlo. Il suo terzo album rappresenta una forma alternativa di educazione, trasmessa attraverso un mix viscerale di frammenti sonori concreti ed emozioni crude, loop e campionamenti, chitarre e basso. I testi risuonano dei valori fondamentali della compassione, della resilienza e della comunità — temi raramente esplorati in ambito scolastico o riscontrabili nell’odierna società frammentata. Dando priorità alla convinzione piuttosto che al successo commerciale, la schiettezza dell’artista di Dublino potrebbe suscitare polemiche. Eppure, sotto quel fervore si nasconde un profondo desiderio di cambiamento sociale positivo, sia in Irlanda che oltre i suoi confini. Delicati toni di pianoforte si scontrano con sintetizzatori abrasivi, creando una tensione sorprendente tra bellezza e rumore. Streek tempera la sua rabbia quando è opportuno, integrando trame atmosferiche e sensibilità pop nel suo collage sonoro in continua espansione.

TENEBRA – “A Death Chant” EP
[New Heavy Sounds]rock, psichedelia

Il nuovo lavoro della band bolognese apre una parentesi sperimentale nell’abituale sound rock del gruppo, spingendosi verso territori psichedelici ed elettronici. Sintetizzatori, strumenti acustici e manipolazioni sonore convivono con i tratti riconoscibili della band, ampliandone il vocabolario timbrico verso esiti finora inediti nella loro discografia.

HELD – “Star Falling” EP
[Cherub Dream]nu-gaze

Questo disco è un interessante spaccato di shoegaze sintetizzato e travolgente, sulla scia di Fully Body 2 e Kraus, con elementi che richiamano band come Hopesfall, Codeseven e This Day Forward. I breakdown martellanti non scivolano mai nel primitivismo, ma costituiscono un elemento dinamico del songwriting di Held.

TANZANA – “Etched In” EP
[Hideous Mink]alternative

I Tanzana, gruppo emergente di Glasgow, pubblicano il loro EP di debutto “Etched In” A fare da anteprima al loro primo EP, che include i brani “Covet” e “Pulse, Pose, Position”, questo nuovo e accattivante lavoro dei Tanzana spazia tra diversi generi e mette in mostra il loro sound più intenso fino ad oggi. Grazie alle chitarre incisive e alla voce avvincente dell’enigmatica frontwoman Freya Talbot, il gruppo sta rapidamente diventando una delle figure di spicco della scena musicale emergente scozzese, dopo aver fatto il suo debutto durante l’estate in festival del calibro di TRNSMT e The Great Escape.

JODEDOSS – “Il grillo parlante” EP
[autoproduzione]punk-rock

Composto da 5 tracce inedite e da una cover del brano “Precipito” di Giorgio Canali & Rossofuoco, il lavoro racconta la fatica di restare vivi in un mondo che spinge a diventare automi. Le canzoni oscillano tra punk, ironia ed energia rock per parlare di alienazione, manipolazione e desiderio di cambiamento. Parlano di libertà di pensiero, della difficoltà di costruire un’identità, del tempo che scorre e del bisogno di sognare. Tra acquari, autolavaggi del cervello, chiodi e sogni da difendere, il filo conduttore è quello di sempre: rompere gli schemi, rifiutare l’omologazione e ritrovare il coraggio di pensare con la propria testa, senza lasciarsi definire dagli altri. In questo contesto, il titolo rappresenta proprio la voce interiore di chi è sempre pronto a dubitare e mettere tutto in discussione.

PUSHBIKE – “Little Bastard” EP
[The Bird]indie-rock

La band svela il proprio amore per l’alt-rock chitarristico degli anni ’90, l’emo della seconda ondata e i ritornelli accattivanti del power-pop: chitarre rumorose e melodie da cantare a squarciagola, con un piede sia nella tradizione indie britannica che nel post-hardcore americano.

GREEN STAR – “Silver + Dust” EP
[autoproduzione]shoegaze

Un angelo arriva in città. Smarrito e indifeso, vaga per le strade che lo consumano lentamente, mentre ogni incontro erode un altro pezzo della sua innocenza, finché non rimane altro che polvere. Questa è la mitologia di «silver + dust», l’EP dei green star. Non si tratta di una storia lineare, ma di una serie di incontri fugaci in cui memoria, luogo ed emozione si dissolvono l’uno nell’altro. Proprio come il disco stesso, i green star esistono nello spazio tra intimità e distanza, dando forma a canzoni che sembrano più frammenti di esperienza che narrazioni.

CLAIRE ROUSAY – “On Holding” EP
[Quality Sounds]sperimentale

La celebre compositrice e artista del suono Claire Rousay pubblica “On Holding”. La musica di Rousay cattura la bellezza spontanea della vita quotidiana, di quella pausa che ci permette di osservare. Le registrazioni realizzate in gran parte durante i tour in Europa e nel Regno Unito nel 2026, spaziano da registrazioni sul campo effettuate durante gli spostamenti, a sperimentazioni con Ableton nelle camere d’albergo, a registrazioni di pianoforte effettuate tra il sound check e l’inizio dello spettacolo utilizzando i pianoforti messi a disposizione in ogni sede, a interviste con il pubblico ai concerti e a registrazioni dal vivo dei set in tour. Il lavoro che ne risulta distilla oltre 30 ore di materiale registrato nelle 5 tracce che compongono l’opera “on holding”.

SKILLET – “After The Storm” EP
[Hear It Loud]hard-rock

Gli Skillet propongono da tempo un hard rock che sembra fatto apposta per rimettersi in piedi. Il loro mix di chitarre pesanti, energia e ritornelli travolgenti trasforma la resilienza in qualcosa di tangibile, senza mai perdere di vista la spinta ad andare avanti. Nel loro EP gli Skillet si spingono ancora più in profondità nel peso e colpiscono con ancora più forza. È un sound più incisivo e pesante da parte di una band che sa ancora esattamente come far risuonare ogni ritornello.

SO SO MODERN – “Light Years” EP
[Flying Nun]post-punk

Primo nuovo materiale dopo 13 anni. “Light Years” è l’ultima proposta dei So So Modern. Una raccolta di brani scritti nel decennio trascorso dalla loro ultima uscita: la band post-punk ha sfidato per anni le convenzioni su come un gruppo dovrebbe operare o suonare. Oggi la band assomiglia meno ai quattro giovani amici sprovveduti che hanno intrapreso questo viaggio a metà degli anni 2000 e più a una famiglia allargata, legata da vite che si intrecciano e da una comunità affiatata. «Light Years» rappresenta il tempo, la distanza e l’intreccio della vita, anche se non è chiaro se ciò sia in relazione a un passato lontano o all’orizzonte del futuro.


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