Cultura

The Veils – Fragile World

Ottavo album dei The Veils, “Fragile World” arriva pochi giorni prima dell’estate astronomica nell’emisfero boreale. Ed è quasi ironico pensare che a ridosso del solstizio d’estate, in cui si registrano il maggior numero di ore di luce e la notte più corta dell’anno, arrivi un disco pieno di sfumature sbilanciate verso l’oscurità e i demoni interiori.

Credit: Press

Registrato su un nastro magnetico e prodotto da Tom Healy, il nuovo lavoro di Finn Andrews s’intreccia all’estemporaneità delle sessioni in Nuova Zelanda, regalando al pubblico un album molto più istintivo ed emotivo rispetto all’”Asphodels” di appena un anno fa.

Brillano brani come la diafana “Aurora” (feature track assieme a “Little White Bird (Fragile World)”), in cui Andrews impasta intimità lunare ed impulso, cantando una corona di ansie moderne che sono personali e universali al contempo “And I lose a little time/ And I gain a little back/ Trying to make it up for some/ Of every part of it I lack/ I’m turning like a stone/ In the palm of your hand/ I still feel so far from home/ Stranded on land”. Come “Aurora”, anche l’arrangiamento di “Lungs” (lead single dell’album – che ricorda quasi, in maniera decisamente più pacata, alcuni toni di “Time Stays, We Go”), poggia sul piano e ha la responsabilità di lanciarsi nella scintillante scalata melodica che la voce di Andrews a questo giro decide volutamente di non fare.

L’aria notturna che avvolge “Are You Awake Tonight?” e “The Widening Dark” è, invece, un sussurro, una carezza che accompagna il mio dormiveglia. Entrambi i brani, infatti, entrano di diritto nella playlist che accompagna quotidianamente il mio sonno. Se cercate una colonna sonora per scivolare tra le braccia di Morfeo, vi consiglio spassionatamente l’accoppiata. A sorpresa spunta anche anche “In This Heart”, cover di Sinéad O’Connor, reinterpretata con molle trasporto in versione piano e voce.

The Veils, baluardo dell’alt rock malinconico, è oramai sinonimo di songwriting introspettivo e si destreggia molto raffinatamente anche in questa nuova prova. Probabilmente dire che “Fragile World” sia un disco ombroso, notturno, è sbagliato. Più corretto sarebbe dire che si tratta di un lavoro cucito sul passaggio e sull’esorcizzazione, sull’orlo di una giornata, quando luce e oscurità s’incontrano all’orizzonte in una danza e mutano insieme. È il congiungimento di alba e crepuscolo, di speranze e demoni che scalciano. È una transizione tra giorno e notte magicamente sbilanciata. Un ritorno alle origini, in qualche modo, e di sicuro un altro centro pieno per una band che davvero non delude mai.


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