Cultura

The Flaming Lips – Live @ BOnsai (Bologna, 18/06/2026)

Drew de F Fawkes, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Ce l’abbiamo fatta! Questo è il riassunto di questa serata e l’esclamazione vale sia per i Flaming Lips che per chi scrive.

I proverbiali ritardi dei treni italiani in questi primi pomeriggi pre-estivi di caldo eccezionale sembrano diventare una normalità per nulla piacevole, con le successive corse a Bologna per raggiungere in tempo il Parco Delle Caserme Rosse, proprio intanto che Wayne Coyne, accompagnato dal figlio di sette anni, sale sul palco per raccontare delle ultime disavventure personali degli ultimi giorni.

Come molti già sapranno lunedì i Flaming Lips avevano postato una foto del loro frontman che lo ritraeva ricoverato in un ospedale di Vienna con la polmonite, che già aveva avuto poco prima mentre era a casa negli Stati Uniti. Sia per lui che per i fan del gruppo dell’Oklahoma sembrava dunque impossibile che, dopo aver ovviamente annullato lo show nella capitale austriaca, il concerto emiliano potesse avvenire: le cose però cambiano perché le medicine prese in Austria e il riposo per un paio di giorni lo rimettono in forze e proprio martedì sera i Flaming Lips postano sui loro canali social una storia che li vede sul loro tour bus, mentre viaggiano verso Bologna. Il miracolo sembra dunque essere avvenuto anche se le paure dei fan, preoccupati per una possibile ricaduta, ci sono fino a quando non vedono Wayne salire sul palco: la voce non è al meglio e lui ne è ampiamente consapevole e, ancora prima di iniziare, chiede il supporto al pubblico bolognese quando sentiranno che sarà in difficoltà.

Pochi minuti ancora e, poco prima delle otto e venti, ecco che la band americana sale attesissima sul palco della venue felsinea, mentre il sole è ancora alto, ma le temperature non sono più così pesanti come nel resto della giornata grazie anche a un po’ di aria fresca che arriva inaspettata proprio come due coniglietti che si affacciano nel prato sul lato del parco e appariranno alcune volte durante la serata, magari un po’ impauriti dalla folla presente.

Dopo una lunga e doverosa premessa torniamo al punto centrale del nostro articolo, ovvero la musica, che è ciò per cui siamo qui al Parco delle Caserme Rosse stasera: dopo un’intro delicato e incredibilmente dreamy come “The Stars Are So Big” (parte di “It Overtakes Me”), ecco l’attesissima “Yoshimi Battles The Pink Robots” con quella sua leggerezza fatta di synth e chitarra acustica e supportata da un drumming intenso, mentre Wayne ci emoziona con la sua voce disegnando atmosfere malinconiche, ma allo stesso tempo dolci e leggermente psichedeliche con un tocco classico che non fa mai male. La seconda parte del pezzo, solo strumentale, invece è un invito a ballare, trasportandoci verso mondi disco con tanto di lancio di abbondanti stelle filanti.

Credit: Antonio Paolo Zucchelli

Decisamente più intensi e rockeggianti subito dopo in “Turn It On”, i Flaming Lips riescono a colpirci ancora una volta per la bellezza delle loro melodie, mentre per il classico “The Spark That Bled” (da “The Soft Bulletin”) Coyne indossa uno splendido e colorato vestito orientaleggiante, trasportandoci allo stesso tempo in un mondo di delicata psichedelia.

Appaiono anche degli extraterresti con la testa verde uno dei quali diventa tutt’uno con Wayne per la cover di “True Love Will Find You In The End” di Daniel Johnston, portando una gradevole atmosfera romantica sul parco delle Caserme Rosse.

Dopo la giocosa “The Yeah Yeah Yeah Song (With All Your Power)”, dove i presenti aiutano Coyne con i vocals, ecco “Pompeii Am Götterdämmerung”, ipnotica, energica, con un drumming deciso e dalle atmosfere psichedeliche: il livello di emotività sale all’infinito, mentre il frontman continua a far roteare una luce sopra la sua testa.

Durante “She Don’t Use Jelly” ecco il lancio di enormi palloni colorati per la grandissima gioia del pubblico emiliano che continua a giocare, mentre “Do You Realize??” chiude il mainset con una delicatezza psych-pop e melodie dolce-amare di rara bellezza.

Dopo un paio di minuti il gruppo originario dell’Oklahoma ritorna sul palco per un ultimo pezzo, è una cover di quelle importanti, “War Pigs” dei Black Sabbath: non vuole essere solo un loro omaggio a Ozzy, ma anche una condanna a tutte le guerre, incluse quelle iniziate dal loro paese. Un drumming adrenalinico e riff pazzeschi scatenano i fan bolognesi e ci mostrano i Lips in una versione decisamente heavy che non avevamo mai ascoltato in passato.

Sono passate da poco le nove e cinquanta quando il concerto si chiude definitivamente: i Flaming Lips stasera ci hanno fatto fare un bel viaggio con brani presi da varie parti della loro lunga carriera e anche Wayne, nonostante i suoi problemi di salute, ha messo spesso il cuore oltre l’ostacolo e ha saputo regalare ai fan un’altra bellissima e magica esperienza.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »