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“Sito di spionaggio cinese pienamente operativo”: che cosa succede a Cuba

Un presunto sito di intelligence collegato alla Cina a Cuba sarebbe ormai entrato in una nuova fase operativa. Lo sostiene un’analisi pubblicata dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), think tank con sede a Washington che ha esaminato nuove immagini satellitari commerciali raccolte nel maggio 2026. Sotto i riflettori è finita la struttura di Bejucal, situata a circa 50 chilometri a sud dell’Avana e poco più di 150 chilometri dalle coste della Florida. I lavori per la realizzazione di una grande antenna circolare, presumibilmente destinata all’intercettazione di segnali radio, sarebbero stati completati e l’impianto avrebbe con ogni probabilità già iniziato a operare. Ecco che cosa sappiamo.

Le antenne nel (presunto) sito cinese di intelligence

La notizia riaccende le preoccupazioni di Washington sulla crescente presenza cinese nei Caraibi e sul possibile utilizzo dell’isola come piattaforma avanzata per la raccolta di informazioni sensibili sugli Stati Uniti. Da decenni, infatti, Cuba rappresenta un punto strategico per le attività di intelligence grazie alla sua posizione geografica, a soli 90 miglia dalle coste americane. Negli ultimi anni funzionari statunitensi hanno più volte denunciato un’espansione delle attività di raccolta dati riconducibili sia a Pechino sia a Mosca sul territorio cubano.

Secondo il CSIS, il sito di Bejucal è stato profondamente trasformato nel corso degli ultimi due anni. Una precedente griglia lineare di antenne è stata convertita in una Circularly Disposed Antenna Array (CDAA), una configurazione utilizzata per individuare la provenienza di segnali radio ad alta frequenza e geolocalizzarne l’origine su vaste distanze. L’impianto comprende oggi 32 antenne, 19 disposte sull’anello esterno e 13 su quello interno, risultando più grande e potenzialmente più avanzato rispetto a qualsiasi altra struttura simile osservata finora a Cuba.

Ebbene, c’è chi sostiene che questa capacità sarebbe in grado di consentire alle autorità cubane o a eventuali partner stranieri di monitorare con maggiore efficacia attività militari e movimenti navali statunitensi nei Caraibi, nel Golfo del Messico e lungo la costa sud-orientale degli Stati Uniti. Il sito, in ogni caso, è da tempo oggetto di sospetti negli Usa. Già negli anni passati diversi funzionari e membri del Congresso avevano indicato Bejucal come una possibile stazione d’ascolto collegata alla Cina, anche se non esistono prove pubbliche definitive che attestino il coinvolgimento diretto di Pechino nella gestione della struttura.

La posizione di Cuba

La nuova valutazione del CSIS è arrivata tra l’altro in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Washington, L’Avana e Pechino. Come ha giustamente sottolineato il magazine Newsweek, l’espansione delle infrastrutture di Bejucal coincide con l’inasprimento della pressione americana sul governo cubano.

Non solo: negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha introdotto nuove sanzioni contro il regime dell’isola e, in un ordine esecutivo firmato a maggio, ha accusato Cuba di ospitare strutture riconducibili a potenze straniere impegnate nella raccolta di informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale statunitense.

Il valore strategico di questi impianti non sarebbe tanto legato alla difesa militare cubana quanto alla capacità di seguire e analizzare le comunicazioni e gli spostamenti delle forze armate

americane nella regione. Last but not least, sempre il CSIS scrive che, in caso di crisi internazionale, informazioni raccolte nei Caraibi potrebbero rivelarsi preziose anche in altri teatri geopolitici, compreso l’Indo-Pacifico.




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